Chiara Boriosi

Verità nascosta o “on demand”

Esiste una verità nascosta che solo noi conosciamo e di cui siamo portatori?

In una nuova puntata di Please On Stage, ci siamo controntati con Chiara Boriosi sui temi di questo tempo: la verità ed il coraggio. Temi che sono paurosamente assenti nel dibattito politico e sociale, ma che sarebbero di fondamentale importanza per uno sviluppo sano della nostra società.

Chiara Boriosi è una voce critica nel coro omologato dei social. Con il suo pensiero critico e con analisi approfondite, con stimoli sempre interessanti e che generano dibattito  riflessioni discutendo con profondità sui temi dell’attualità. Un modo di comunicare e relazionarsi sempre più difficile da trovare sui social media.

Abbiamo iniziato la chiacchierata con Chiara Boriosi riflettendo sul concetto moderno di verità. Siamo oggi di fronte ad una “massa sociale” di popolazione che ritiene di avere le ricette per qualunque verità e richiede soluzioni (verità) on demand, la verità come elemento di soddisfazione del piacere e del proprio modo di interpretare la realtà. Non oggettivazione della realtà fattuale, ma ricerca maniacale di una supposta verità nascosta che confermi le nostre credenze.

L’opinione diviene oggi elemento di sostituzione della verità

La verità fattuale, quella basata sui numeri e sui fatti viene quindi sostituita dal’opinione non sottoponibile al vaglio del fattuale, ed anche dove questo vaglio viene applicato spesso lo è alla ricerca di una verità nascosta alla scienza che confermi le nostre credenze o opinioni.

Se la libertà di opinione fa parte della sana dialettica democratica, la verità è un’altra cosa. La verità è analisi del riscontro degli eventi o dei dati. La nostra società invece ha abolito la necessità dell’analisi dei fatti.

Siamo passati da un’analisi della complessità, dalla semplificazione dei problemi per arrivare alla loro banalizzazione. Non più quindi semplificazione, ma banalizzazione dei fatti e delle soluzioni. Le opinioni più belle divengono la verità, ciò che ci piace diviene automaticamente reale.

Abbiamo abolito la complessità e la fatica della ricerca

L’errore è un elemento fondamentale per elaborare le idee ed i modelli di interpretazione della realtà. L’errore è lo strumento per ricercare la verità nascosta dalle apparenze.

Abbiamo invece eliminato tutto ciò con il concetto dell’uno vale uno, dove l’opinione di chiunque assume lo stesso valore e diviene verità. Si crea un vuoto enorme che rischia di riempirsi in maniera pericolosa di banalizzazione e de-responsabilizzazione.

Un’evoluzione sociale di questo tipo è molto pericolosa e spesso prepara tempi bui.

Social media, da strumenti ad attori del male

Oggi i problemi di declino sociale vengono spesso individuati nell’esistenza dei social media. Strumenti che in varie parti del mondo vengono blindati, controllati, vincolati o additati come elementi di peggioramento delle relazioni sociali e del livello culturale.

Secondo il nostro parere e secondo Chiara Boriosi il mezzo non è mai responsabile del suo utilizzo. I Social Media ci offrono opportunità di comunicazione immense, ma se il dibattito e la visione sociale mutano in peggio il problema non è causato dai social media, ma dall’uso che ne facciamo.

Abbiamo costruito bolle che ci rinchiudono all’interno dell’auto-confermazione, eludendo il confronto e impoverendo le relazioni con chi la pensa diversamente da noi. Ma siamo noi che costruiamo le bolle non gli algoritmi. Gli algoritmi facilitano ed accentuano le nostre scelte.

Tutto ciò è causato da una fuga dall’approfondimento e dal confronto, soprattutto dal confronto sulle complessità dell’età moderna. Preferiamo cercare nicchie di pensiero unico in cui ci consoliamo e crogioliamo nella confermazione delle nostre verità nascoste.

La mancanza di contenuti è esplosa a discapito di una sorta di scambio di figurine, come i giochi degli anni ’80. A tutti i livelli abbiamo smesso di esprimerci in maniera articolata. Non approfondiamo e non creiamo contenuti densi e articolati. I meme e le card non possono essere elementi di approfondimento, ma sono gli elementi principali della comunicazione a tutti i livelli.

Abbiamo smesso di apprezzare il valore della fatica e dell’impegno all’approfondimento. In questo modo l’analisi critica sui tempi che viviamo non esiste o è costantemente elusa.

Tragicamente manca la contemporaneità, la voglia il desiderio e la capacità di interpretarla e comprenderla.

Questa crisi che ha generato i populismi ha sfondato drammaticamente perché ci siamo fermati e cristallizzati in schemi novecenteschi, senza progredire in una analisi sociologica approfondita.

Non abbiamo superato un’elaborazione culturale e sociale della società moderna continuando ad interpretare la modernità con schemi mentali vecchi. Abbiamo smarrito la contemporaneità ed utilizziamo categorie e strumenti di confronto superati.

Abbiamo smarrito il coraggio di cambiare.

Non abbiamo fatto la rielaborazione del lutto per la fine del ‘900 e non siamo mai passati nell’epoca contemporanea, ciò ha causato una drammatica mancanza di lettura del tempo che viviamo e quindi la capacità di leggere ed interpretare la contemporaneità per governarla. Ciò vale per tutti, non solo per la politica.

Una cronica mancanza di coraggio di cambiare

Se guardiamo all’oggi la mancanza di coraggio di cambiare la situazione è dovuta prevalentemente, secondo Chiara Boriosi, ad una spinta fortemente populista che ha contagiato tutta la scena politica. Si è creato il totem della “gente”, di una massa che è stata nutrita nei sui peggiori istinti, accontentata nelle richieste, indipendentemente dal loro valore generale.

La democrazia illusoria delle consultazione online, dell’uno vale uno e di tutto ciò che è stato la cultura del populismo, ha portato a lisciare il pelo a questa bestia nutrendola di “hai ragione” e piccole concessioni.

Tutti i politici sono oggi consapevoli che la “gente” non vuole sapere la verità perché troppo nutrita di populismo. Nessuno ha l’autorevolezza necessaria per raccontare la verità e risvegliare “la gente” da questo torpore.

Soprattutto nessuno ha il coraggio di cambiare questa realtà e ha troppa paura di essere divorato da questo meccanismo.

Servirebbe un’operazione di radicale verità che è l’unico elemento che potrebbe riportare il paese su binari corretti. Ma nessuno lo fa perché sa che potrebbe essere sbranato da quella “gente” nutrita fino ad oggi di bonus ed individualismo.

Un sistema di tutele malato ha generato la bestia

Il ‘900 ha costruito uno schema bipolare di tutela dei cittadini più che di stimolo alle loro capacità. Se nel secolo precedente questa tutela era controbilanciata da una crescita e da una ricchezza che rendeva il tutto meno problematico, oggi ciò non esiste più.

Oggi al populismo si affianca una situazione socio economica devastante. L’assistenzialismo di stato, il modello di governo dei bonus e la mancanza di progettualità di lungo periodo sono elementi che si combinano con una mancanza cronica di coraggio di cambiare lo status quo. Mai come oggi avremmo l’opportunità di sbloccare il tutto vista la situazione sociale, economica e sanitaria, mai come oggi mancano le risorse umane capaci di farlo.

Manca a tutti i livelli il coraggio di cambiare, c’è paura di essere mangiati da questa bestia che vuole solo soddisfazione ai propri bisogni immediati e la politica delle divisioni di classe, delle contrapposizioni, delle tutele spicce e della soddisfazione dell’immediato diviene al soluzione a tutti i mali.

Please on Stage - Innovatori a confronto

Please on stage è un evento aperto, un percorso di dialoghi con innovatori. Ospitiamo ogni martedì alle 18.00 un innovatore e parliamo di quello che è per lui l’innovazione, di come ha sviluppato il suo percorso e di come poter diffondere i concetti dell’innovazione aperta.

Ci poniamo domande e cerchiamo di comprendere le lezioni che ognuno di noi nel suo lavoro ogni giorno apprende. Un modo per imparare in maniera condivisa.

Se conosci un innovatore, se sei un innovatore, se vuoi scoprire come lavorano gli innovatori seguici. Ogni martedì alle 18.00.

Verità e Coraggio

Chiara Boriosi

Approfondire è essenziale per ritrovare elementi di crescita comuni

Abbiamo bisogno di un nuovo patto sociale che permetta al nostro paese di ritrovarsi, di riflettere sui grandi valori che ci accomunano e sui quali fondare la nostra convivenza sociale

Oggi non abbiamo capacità di interpretare la contemporaneità 

Passione, responsabilità civica e sociale

Essere cittadini vuol dire interessarsi alla politica, essere portatori di responsabilità civile e sociale. Non siamo però stati in grado di trasferire la passione civile che ci ha caratterizzati nei decenni precedenti agli strumenti di comunicazione dell’oggi. Su questo Chiara Boriosi fa una grande autocritica individuando nelle generazioni precedenti la massima responsabilità.

I giovani delle epoche precedenti, ricchi di passione civile, non hanno saputo spingere l’asticella delle loro pretese in alto, ma hanno sempre abbassato il livello delle loro richieste. Abbiamo chiesto tanto in termine di diritti immediati, ma sempre meno in termini di costruzione del futuro e di valori fondanti la società.

Abbiamo votato come nostri rappresentanti persone che valevano sempre meno

La colpa di una classe politica senza competenze è dei cittadini che non coltivano pretese e non ragionano in maniera alta, in termini di idee, progetti e visione. Ragioniamo solo in termini di bolle (la mia idea, la mia opinione,….)

Dobbiamo trasformarci da popolo a massa “critica” ritornando ad esercitare una forte missione di stimolo.

Sono orgogliosa dei miei limiti perché avere dei limiti è bello ed è sano

Chiara Boriosi

Dobbiamo ripartire da una profonda messa in discussione del ruolo di ognuno di noi nella società, riappropriarci delle nostre responsabilità, ricominciare a costruire il ruolo che ognuno di noi deve avere nella società. Ogni generazione deve avere l’onere e l’onore di imporre la propria visione del mondo e di farlo con impegno e fatica.

In Italia abbiamo invece cristallizzato le stesse persone per decenni, spingendo ai margini le nuove generazioni che non sono mai state spinte a farsi carico dei loro diritti e dei loro doveri.

È mancato anche il diritto ed il dovere del tentativo, dell’errore, della sperimentazione che ha sempre permesso alle nuove generazioni di mettersi in gioco e modificare la modernità, di ridisegnare la contemporaneità apportando la loro visione alla storia.

Avremmo bisogno di un grande patto sociale tra generazioni che provi a ridisegnare il futuro, passando dalla contrapposizione tra classi, generazioni, professioni oggi costantemente alimentata e perseguita dal mondo politico.

Avremmo bisogno di ricomporre le spaccature sociali che sono state create in questo periodo fomentando l’individualismo.

Avremmo bisogno di scrivere un patto sociale tra tutte le classi e le generazioni, scrivere il motivo dello stare insieme su nuove basi.

Basi da ridisegnare insieme come paese per capire cosa vuol dire essere italiani e che posto nel mondo contemporaneo vuole assumere l’Italia.

In poche parole avremmo bisogno di ripensare a chi siamo come paese e come popolo, riscrivere la basi di una convivenza civile e sociale che ci permetta di darci obiettivi e percorsi condivisi di grande valore e di grande visione. Non più bonus per alimentare piccoli bisogni immediati.

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