Perché il valore di Bitcoin non è nel prezzo

Molti di noi si sono avvicinati al mondo delle criptovalute seguendo il valore di Bitcoin o meglio osservando la crescita o crollo del prezzo di bitcoin nelle varie quotazioni in borsa. Abbiamo letto e sentito ripetere decine, centinaia, migliaia di volte che è un asset su cui investire con molta cautela perché estremamente volatile e pericoloso. Ma il valore di Bitcoin risiede davvero nel suo prezzo calcolato in euro o dollari? Davvero possiamo ridurre questa tecnologia ad uno strumento meramente speculativo e al altissimo rischio?

Nel 2024 la percezione delle masse pare essersi avviata verso un pesante cambiamento, sarà che il mercato è più maturo, sarà che l’avvento degli ETF ha portato ad una nuova narrazione, resta il fatto che si parla tanto di Bitcoin e se ne parla in maniera più sana.

Se da una parte l’accettazione della SEC (U.S. Securities and Exchange Commission, la commissione di vigilanza finanziaria americana) di ben 11 ETF (strumenti di investimento secondari considerati il principale punto di accesso di grandi capitali in borsa) ha aperto la credibilità di Bitcoin come asset finanziario avvicinando il mondo della finanza istituzionale, dall’altra gli studi scientifici effettuati da enti accreditati stanno portando a nuove conoscenze e potenziali utilizzi di questa tecnologia.
Inoltre l’attenzione della stampa pian piano è cambiata anche perché gli ETF su bitcoin in poche settimane hanno sbriciolato tutti i record conosciuti in questo settore.

Ovviamente la bullrun (la fase di crescita del prezzo di bitcoin) legata alla concomitanza dei fenomeni che racconteremo in questo articolo ha catalizzato l’attenzione dei media e sempre più lo farà nei prossimi mesi, quando il prezzo salirà oltre ogni aspettativa e previsione. Dobbiamo però comprendere per bene che questa non è una banale previsione di come ne leggerai centiania in questi mesi, questa è una valutazione sui fattori intrinseci a questa tecnologia; fattori che a mio avviso stravolgeranno molti degli aspetti del mondo che conosciamo. Ecco perché è facile affermare che il prezzo di bitcoin supererà tutte le previsioni, proprio perché queste previsioni sono effettuate guardando la borsa ed i trend e non analizzando la tecnologia.

In questo articolo, ed in generale in questo sito, non parliamo mai di Bitcoin come strumento finanziario e di investimento, quindi nessuno dei nostri articoli ha lo scopo di invitarti ad investire. Parliamo della tecnologia e di come essa potrà contribuire a cambiare aspetti economici, sociali e ambientali del nostro pianeta. Il prezzo e gli investimenti non ci interessano e non fanno parte del nostro orizzonte di vita, ci interessano soluzioni che possano migliorare il futuro.

Quindi bitcoin (minuscolo si intende la moneta) come strumento finanziario non ci interessa, Bitcoin (maiuscolo si intende la tecnologia) è ciò di cui ci occupiamo. Ovvio che comprendere la seconda vuol dire valutare il valore della prima.

Il valore di Bitcoin è nella tecnologia

Sei interessato ai temi della tecnologia di Bitcoin e della sua timechain? Hai dei progetti che possono giovarsi di queste tecnologie? Vorresti entrare nel mondo dello sviluppo decentralizzato? Pensi che le rinnovabili siano l’unica soluzione energetica nel breve periodo e Bitcoin possa abilitarne l’utilizzo? Credi che Bitcoin e le Comunità Energetiche possano avere sovrapposizione interessanti di casi d’uso?

Se uno di questi argomenti, o altri inerenti, ti interessano o ti incuriosiscono, non esitare a contattarci.

Bitcoin può essere uno strumento abilitante le Comunità Energetiche, lo sviluppo territoriale, la creazione di opportunità per la tua impresa.

Studiamo e sviluppiamo progetti su questi temi da anni, non come investitori o sviluppatori, ma come Innovation Manager. Il nostro apporto è legato alla creazione di modelli di business appositamente ideati intorno ai tuoi bisogni ed alle tue esigenze, un supporto che ti permetterà di rendere la tua impresa o il tuo territorio più resilienti alle difficoltà economiche, sociali ed ambientali che stiamo vivendo.

Per te possiamo organizzare percorsi di innovazione partecipata (aziendale o territoriale), percorsi di accelerazione e consolidamento di idee innovative, lavorare sull’emersione dei bisogni, realizzare percorsi di accesso a finanza agevolata, costruire reti di partnership su cui consolidare le tue idee di innovazione, introdurti in percorsi di innovazione già attivati, abilitare l’innovazione e molto altro.

Riappropriamoci del nostro futuro, riprendiamo in mano le redini dell’innovazione dal basso.

Siamo a tua disposizione, senza alcun impegno.

Il prezzo di bitcoin non è il suo valore

Qui vedi un’immagine presa da Tredingview, una delle più note piattaforme di analisi degli andamenti delle borse mondiali.
Seppur tra alti e bassi, il prezzo nel tempo è sempre cresciuto e tutti i dati dimostrano come bitcoin sia l’asset finanziario che ha performato meglio nel medio e lungo periodo. Ma davvero vogliamo ridurre il valore di Bitcoin alle sue performance in borsa? E tu scegli una bistecca in base alle performance in borsa delle aziende di settore?

valore di bitcoin

Il valore di bitcoin in termini economici

È ovviamente innegabile che una grande importanza del balore di Bitcoin risieda nelle sue quotazioni in borsa, ecco perché affronteremo subito e velocemente questo aspetto, ma ribadiamo che a nostro avviso nel lungo periodo questo sarà un aspetto marginale.

Come hai potuto vedere dall’immagine sopra bitcoin è l’asset finanziario che ha performato meglio in qualunque time frame di medio lungo periodo. Nessun asset può reggere il confronto: né l’SP500, né singole imprese, né singoli ETF. Nulla.

Ma di nuovo il suo valore non è nel prezzo, ma nella sua scarsità. Satoshi Nakamoto (il o gli scopritori di Bitcoin) ha creato il primo asset digitale non riproducibile della storia e, sull’onda della crisi finanziaria del 2008, ha deciso che tale asset dovesse essere assolutamente scarso.

Bitcoin è il primo asset finanziario della storia ad avere una scarsità programmata, immodificabile ed assoluta. Ci saranno al massimo 21 milioni di bitcoin, non uno di più.

Un asset finanziario a scarsità fissa è un esperimento che sconvolge le regole matematiche dell’economia. Mai una risorsa economica è stata realmente scarsa. Lo stesso oro è si scarso, ma non in senso assoluto. Possiamo stimare quanto oro verrò scoperto ogni anno, ma nulla possiamo dire di eventuali nuovi giacimenti. La sua scarsità è legata al fatto che ne viene estratto poco anche perchè estrarlo costa molto. Se il prezzo sale ne verrà trovato di più perché diventano proficue miniere ad alti costi e nuove ricerche. Ma nuove ed inattese scoperte sono sempre possibili modificando i trend di mercato.
Per Bitcoin non abbiamo stime, abbiamo certezze: 21.000.000, non uno di più e ciò non dipende da alcuna legge di mercato.

Questa regola ferrea rende bitcoin una moneta senza inflazione. Non essendo possibile inflazionarlo è, teoricamente,  il bene rifugio per eccellenza, lo strumento ideale per combattere l’infazione e quindi il depauperamento delle ricchezze di chiunque.

Grazie a queste caratteristiche bitcoin potrebbe essere considerato il miglior asset esistente in termini di riserva di valore.

Ma attenzione, bitcoin sovverte le leggi economiche, così come le abbiamo vissute fino ad oggi, proprio perché la scarsità assoluta non è mai esistita. Non sappiamo cosa accadrà nei prossimi mesi ed anni con l’adozione sempre più ampia che comporterà una domanda crescente di un bene finito.

Noi che ci occupiamo di sostenibilità in realtà sappiamo bene che tutti i beni terrestri sono finiti e ci è facile comprendere cosa accadrà. L’economia invece ha sempre preso in considerazione una scarsità relativa gestita dalle regole di mercato, come se il nostro pianeta avesse risorse infinite. Ma questo è un assunto falso e ciò ha portato la società moderna al consumismo sfrenato e cieco.

Il lavoro torna ad essere al centro

In questi anni la ricchezza ha smesso di essere uno strumento di misura del lavoro, spostandosi pian piano verso le rendite. Questa è stata una delle cause della crisi del 2008: finanziarie senza scrupoli vendevano mutui a persone che non potevano permetterseli, quando queste persone entravano in crisi venivano proposti finanziamenti ancora più complessi sui quali le finanziarie incassavano enormi provvigioni. Il ciclo di creazione di ricchezza (o meglio di debito) dal nulla è cresciuto fino ad esplodere.

Da quella crisi nasce nella mente di Satoshi Nakamoto l’idea di Bitcoin: una moneta legata esclusivamente al lavoro. Prende origine da questa riflessione il concetto di Proof of Work e quindi l’algoritmo di mining di Bitcoin. Un algoritmo concettualmente molto semplice e che si basa sulla verifica di una certa quantità di lavoro. In pratica i computer (miners) devono svolgere dei semplici calcoli ed individuare un dato valore. Chi dimostra di aver trovato la soluzione svolgendo il lavoro necessario acquisisce il diritto di scrivere un blocco nella blockchain e ricevere il relativo premio in bitcoin.

Questo apparentemente semplice meccanismo lega Bitcoin indissolubilmente al lavoro ed il lavoro è energia. Come dico spesso Bitcoin è una nuova misura del kWh. Più sei in grado di produrre lavoro più avrai la probabilità di essere il primo a scrivere un blocco e quindi ricevere la ricompensa.

Da quanto tempo il mondo finanziario non premia più il lavoro? Bitcoin ci riporta alle origini.

Il mining di Bitcoin è molto dibattuto perchè i computer sarebbero energivori e consumerebbero risorse importanti. Come se questa energia fosse sprecata per nulla. In realtà la blockchain (che da qui in poi chiameremo timechain, termine più rigoroso) di bitcoin è essa stessa un valore perché in grado di conservare informazioni in maniera imperitura ed incorruttibile. Oggi non sappiamo nemmeno quante attività possiamo svolgere con questa tecnologia, anche se i primi esempi iniziano ad essere sorprendenti.

Ma torniamo a noi. Quello del miner è di fatto un lavoro molto semplice ed un modello di business elementare. Da una parte c’è la spesa per acquisto, installazione e manutenzione dei computer che fanno i calcoli, dall’altra c’è il costo dell’energia. Punto. Queste sono le principali variabili in gioco come uscite ed entrate. Minimizzare i costi energetici a parità di potenza computazionale è l’obiettivo di queste imprese.

La semplicità del modello di business e la facilità di spostamento delle server farm di mining (sono di fatto dei semplici container) hanno fatto si che nel tempo i miners migrassero in maniera maniacale verso i luoghi dove l’energia costa meno. Negli anni i miners però si sono accorti che le energie rinnovabili sono le risorse migliori in quanto, nel tempo, tendono ad avere un costo che si approssima a zero.
Da questa scoperta è cambiato tutto orientando questa industria verso soluzioni green. In pochi anni il mining di Bitcoin è divenuto il settore industriale a più basso impatto ambientale al mondo e le proiezioni ci dicono che in pochissimi anni sarà carbon neutral per poi divenire carbon negative. Il primo comparto industriale al mondo.

Il lavoro rimette al centro la limitatezza delle risorse di fronte all’illimitatezza dell’energia rinnovabile. Ma lavoro per fare cosa? Lo vedremo nei prossimi paragrafi.

Bitcoin: da speculazione finanziaria a soluzione per i problemi del pianeta

Rimettere il lavoro al centro e dimostrare operativamente che le rinnovabili sono l’unica fonte realmente illimitata e a prezzi accessibili cambia il punto di vista sul mining di Bitcoin. Grandi aziende di mining iniziano negli anni a costruire centrali ad energia rinnovabile per alimentare le loro server farm. Le rinnovabili, lo sappiamo, sono in gran parte non programmabili. Il sole ed il vento non lo hai al bisogno, devi prenderlo quando è disponibile. Le rinnovabili hanno un altro problema, quando producono producono tanto ed in maniera molto abbondante, quando non producono invece lo fanno davvero cioè la loro capacità si approssima a zero.

Il settore del mining ha però visto in questo limite un vantaggio e lo sta sfruttando.

Partiamo dal primo concetto il più semplice: se non c’è sole il fotovoltaico non produce. Allora perché non dotarsi di backup? Perchè non installare parchi di batterie per accumulare gli eccessi? Perché non sfruttare anche fonti rinnovabili economicamente non più convenienti come le piccole dighe? Perché non utilizzare anche risorse di scarto ed inquinanti come il gas flaring (gas di scarto che viene bruciato) ed il venting (gas emesso dalle discariche)?

Il secondo problema è più complesso da comprendere e lo abbiamo spiegato meglio in questo articolo. Dicevamo, quando c’è tanto sole il fotovoltaico produce al massimo. L’energia però è difficile stoccare e se non ci sono utilizzatori si corre il rischio di mettere in crisi la rete. Qui il mining entra in gioco. Essendo perfettamente modulabile riesce ad assorbire esattamente gli eccessi della rete. Una rete bilanciata è una rete stabile, questo è un vero e proprio servizio che le aziende di distribuzione dell’energia sono disposte a pagare perché altrimenti sarebbero costrette a sprecare in qualche modo (esistono ad esempio veri e propri sistemi di dissipazione energetica per stabilizzare la rete).

C’è un altro aspetto chiave: la necessità di energia nei momenti critici. Grazie alla modularità, il mining può essere regolato anche verso il basso. In caso di necessità i miners possono essere spenti pian piano assorbendo sempre meno energia che viene liberata ad esempio per ospedali o servizi di prima necessità. Ecco che anche questo è un servizio di fondamentale importanza.

Questi servizi sono così importanti che le aziende di distribuzione dell’energia elettrica sono disposte a premiare i miners ricompensandli per il mancato reddito.

Il modello di business dei miners è così interfacciabile con le rinnovabili e così dipendente da loro che non finisce qui. Quando una mining farm viene insediata essa ha bisogno di interconnessioni importanti per funzionare come si deve, spesso l’azienda realizza nuovi impianti rinnovabili e li interconnette a sue spese alla rete elettrica. Ancora una volta migliorare l’interconnessione degli utilizzatori e dei produttori rende le fonti rinnovabili ancora più funzionali ed aumenta la loro penetrazione nella società.

Il mining di Bitcoin sta divenendo in tutto il mondo il primo strumento di sviluppo delle rinnovabili ed in alcune parti del mondo (in Africa in primis) addirittura lo strumento abilitante la realizzazione di nuove reti basate esclusivamente sulle rinnovabili.

Il mondo sta cambiano e l’inattesa sinergia tra Bitcoin e le rinnovabili sta giocando un ruolo fondamentale in questa direzione.

Bitcoin come strumento di libertà finanziaria

Per noi la libertà è un concetto assodato e ben consolidato. In realtà è un concetto così assodato che spesso non ci accorgiamo nemmeno dei tanti piccoli passagi in cui ogni giorno la nostra libertà viene compressa.

L’utilizzo pervasivo delle tecnologie elettroniche in mano ad aziende dalle dimensioni e fatturati ben superiori a quelli di molti stati e l’uso sempre più disinvolto dei dati a scopo di controllo della popolazione sono problemi esistenziali della nostra società che in gran parte ignoriamo.

Senza ipotizzare necessariamente l’avvento di un dittatore alla 1984, basta ricordare i tantissimi casi di data leak per farci riflettere. Funzionari statali deputati al controllo della nostra sicurezza e privacy sono spesso mal pagati e facilmente corruttibili. La cronaca è ricca di questi piccoli scandali che divengono notizia solo quando viene coinvolto un personaggio famoso.

In Europa abbiamo leggi importanti a tutela, ma le leggi non bastano. I progetti di CBDC e di centralizzazione delle informazioni sono un problema enorme sul quale non c’è abbastanza dibattito.

Per CBDC (Central Bank Digital Currency) si intendono le criptovalute di stato. Tutti gli stati le stanno studiando ed alcuni le hanno già introdotte con risultati alquanto negativi in ogni direzione. I casi più eclatanti sono stati la Cina con lo Renminbi o la Nigeria con la e-Naira. In entrambe i casi il tentativo di controllo statale è malcelato. In Nigeria l’esperimento possiamo dire che sia del tutto fallito con una percentuale di adozione ridicola e con una popolazione che poco si fidava dello stato e quindi poco ha aderito al progetto.

Diversa la storia della moneta virtuale in Cina dove un senso di adesione alle proposte del govenro è intrinsecamente diffuso nella cultura popolare. La moneta virtuale ha decisamente seguito un corso differente ed oggi e relativamente diffusa tra la popolazione di molte regioni. Il problema della moneta virtuale è legato ai suoi algoritmi. La moneta per sue caratteristiche può essere coniata e bruciata (distrutta) senza alcuna limitazione. Quindi di fatto può essere inflazionata esattamente come la moneta tradizionale, ma al contrario del contante può essere distrutta nel portafogli di una singola persona senza alcun limite e vincolo.

Di fatto se una persona è un dissidente politico, ad esempio, potrà trovarsi dall’oggi al domani senza alcun soldo nel suo conto corrente e nel suo wallet. La moneta viene letteralmente bruciata. Ma esistono molte altre possibilità per un controllo sociale pervasivo.

Come sappiamo in Cina esiste un sistema di scoring civile, in pratica più una persona è aderente alle leggi ed alle indicazioni del governo e più alto è il suo punteggio. A punteggio alto corrispondono facilitazioni socio-civili (costi della sanità, possibilità di godere dei pieni diritti civili e così via). Con l’introduzione delle CBDC il sistema di scoring può essere facilmente agganciato ai wallet e quindi il controllo economico sulla vita delle persone assolutamente pervasivo.

Abbinare il social scoring ad una moneta virtuale apre scenari, qui si, degni di Orwell: una moneta virtuale può avere una scadenza vietando di fatto il risparmio e le possibilità di investimento e riscatto sociale, può essere vincolata solo a determinati acquisti o negozi eliminando dal mercato prodotti non graditi e condizionando nell’intimo la vita delle persone, può essere utilizzata per controllare ogni singolo acquisto in termini di raccolta dati, i dati possono essere utilizzati per associare i comportamenti delle persone alle politiche dello stato e molti altri scenari. Insomma lo stato può gestire a piacimento la vita dei cittadini.

Ma noi non siamo la Cina, la nostra Europa è moderna, civile e democratica. Posto che la democrazia è un continuo percorso di tutela e guadagno dei diritti e non qualcosa di assodato, viene spontaneo però fare un parallelo. Il codice delle CDBD europea (il così detto Euro digitale) è in fase di progettazione e quindi molto indietro rispetto ad altri progetti, ma il codice sorgente, per quanto hanno potuto analizzare alcuni esperti, risulta non essere esente da sistemi di controllo.

A quello che si è scoperto l’Euro digitale avrebbe sistemi simili a quelli della moneta cinese, ma sarebbero”disabilitati”, cioè non immediatamente e direttamente utilizzabili se non con un aggiornamento del codice o delle funzionalità. In pratica i governi si sono riservati la pistola, ma per ora l’hanno messa nel cassetto. È naturale pensare che se un’arma esiste prima o poi la tentazione di utilizzarla diverrà così forte da non essere più gestibile. Un attentato, una pandemia, un problema sociale o ambientale, un cambio improvviso di linea politica potrebbero giustificare l’attivazione della funzionalità dormiente e cambiare il nostro futuro.

Pensi sia fantascienza? È già stato fatto però e non ce ne siamo nemmeno accorti. In Italia la Social Card prevedeva una raccolta capillare delle informazioni sugli acquisti dei cittadini e poteva essere utilizzata solo per alcune tipologie di spesa e non per altre. Di fatto una importante integrazione al reddito (quando non l’unico reddito disponibile) era gestito nei minimi dettagli dallo stato.

Perché non dovrebbe essere rifatto? Eppure le motivazioni socialmente accettabili potrebbero essere tante: la salute dei cittadini, la selezione di prodotti di qualità, la scelta di privilegiare il mercato interno e così via. Sicuro che non sia stato un esperimento per valutare l’accettabilità di tali strumenti o più senplicemente un piccolo step per avvicinarci a un futuro altrimenti inaccettabile? Sicuro che non si sia acceso il fornello per bollire la rana?

Ma perché Bitcoin proteggerebbe da tutto ciò?

Ci sono alcuni aspetti nella tecnologia di Bitcoin che lo rendono molto “pericoloso” per chi vuole immettere nella realtà sistemi di controllo sociale: Bitcoin non è bloccabile.

Innanzitutto Bitcoin non ha un proprietario. Non a caso Satoshi Nakamoto non si è rivelato ed è scomparso nel nulla. Ciò ha eliminato un importante punto di attacco: il creatore e la sua potenziale influenza sulla community. Non avendo un proprietario ricattabile Bitcoin è realmente della community.

Il secondo aspetto è la decentralizzazione. Il network funziona su quattro pilastri: gli sviluppatori, la community, i miners, gli utilizzatori. Quattro pilastri non controllabili e con responsabilità distribuite e bilanciate.

Partiamo dal primo concetto: Bitcoin è una tecnologia che richiede un certo sforzo di comprensione. Certo possiamo installare un wallet, acquistare BTC su un exchange ed essere operativi, ma dopo poco tempo alcuni concetti inizieranno a farsi avanti e richiederanno un studio. Più lo studio procede più si comprende come di fatto la tecnologia sia molto complessa e richiede ulteriore studio. Non a caso viene spesso fatto il parallelo con la tana del Bianconiglio di “Alice nel paese delle meraviglie”. Bitcoin è un viaggio che inizia in maniera differente per ognuno, ma rimane un viaggio nella conoscenza e nella responsabilità.

In questo viaggio ogni utilizzatore può decidere autonomamente dove fermarsi, ma molti giungono almeno alla comprensione delle differenza tra detenere bitcoin su di un exchange centralizzato o su un wallet personale. Si comprende l’importante concetto della sovranità monetaria. Possedere le chiavi (una serie di password che danno diritto ad accedere alla timechain e controllare realmente i propri bitcoin) vuol dire essere pienamente propritari delle “monete”, non possederli vuol dire delegarne la gestione a terzi. Una volta che si comprende l’importanza di detenere le proprie chiavi il gioco è fatto. Si scatena la curiosità, si accendono sempre più lampadine.

Il passo successivo è molto spesso legato alla comprensione dei concetti alla base della sicurezza e della privacy. Ho i miei primi sats (unità fondamentale di bitcoin), come faccio a non perderli o a farmeli rubare?

Si scopre così che Bitcoin è anche una community ed un network di persone e computer correlate come  internet. Si stima che oggi al mondo esistano oltre 50.000 full node, anche se il dato è fortemente sottostimato perché molti di questi girano in totale anonimato sotto rete Tor. Ma andiamo per gradi e cerchiamo di comprendere come sia fatta questa rete.

Un full node è un computer che detiene tutta o parte della timechain di bitcoin ed è in grado di validare le transazioni. In pratica i fullnode sono dei semplici computer che verificano la bontà dei blocchi scritti dai miners. Sono i controllori della rete e sono i soli membri della community in grado di “votare” le novità introdotte dagli sviluppatori nel software.

Sia il sistema di validazione che il sistema di voto sono abbastanza banali ed automatici. Quando i miners propongono un nuovo blocco o gli sviluppatori propongono una nuova versione del software i nodi verificano che essi rispettino le regole del protocollo e se ciò viene verificato effettuano il download del codice instalandolo. Chi non approva non installa. In questo modo le versioni della timechain e del software più diffusi sono quelli che governano il network.

I fullnode sono quindi i veri detentori del potere, non minano blocchi, detengono la storia e la conoscenza. Bitcoin esisterà finchéalmeno uno di questi pc avrà al suo interno salvata la timechain.

Per creare un fullnode sono sufficienti poche decine di euro (basta un vecchio pc ed una connessione a internet), su cui installare uno dei tanti software di gestione di Bitcoin Core (il software in questione) ed il gioco è fatto. Ma perché possedere un nodo? Che convenienza c’è? La risposta è semplice: la privacy.

Ogni operazione sulla timechain richiede la verifica delle chiavi private (le password che ti rendono proprietario dei tuoi bitcoin), cioè se vuoi spostare dei bitcoin da un indirizzo ad un altro (ad esempio per pagare un caffè) il tuo software deve accedere alla timechain, verificare che tu hai quei soldi e che l’indirizzo del destinatario sia valido. A quel punto firma la transazione con le tue chiavi e i btc “si spostano”.

La timechain è totalmente in chiaro e quindi ogni accesso, interrogazione o movimento sono visibili con un semplice browser (anche se non c’è scritto il tuo nome, ogni operazione è identificata da un codice alfanumerico). Oggi però esistono potenti software in grado di seguire i movimenti dei bitcoin e le interrogazioni alla timechain e quindi, nel tempo, potrebbero collegare i bicoin presenti in un indirizzo alla tua identità.

Se invece utilizzi un fullnode possiedi la timechain e quindi qualunque operazione la puoi fare “nascondendoti” dietro di esso. Con poche decine di euro si innalza moltissimo il livello di privacy.

“Ma io non sono un malfattore, non ho nulla da nascondere”. Questo è un classico bias. Andresti al mercato o al mare con una maglietta con su stampato il saldo del tuo conto corrente? Perchè non lo faresti mai? E perché invece dovresti farlo con BTC?

Malfattori, ladri, malintenzionati potrebbero sempre costringerti a consegnare le tue password e rubare tutti i tuoi fondi. Il fatto che tutte le transazioni siano in chiaro e osservabili con un normalissimo browser richiede un po’ di attenzione e la necessità di proteggersi.

Quando questa consapevolezza si sviluppa, spesso nasce il bisogno di attivare un fullnode per proteggersi. Più fullnode ci sono, più la rete è decentralizzata e sotto il controllo di singole persone distribuite nel mondo. Più la rete cresce più diviene resiliente a qualunque attacco. Nessuno stato o nessuna azienda è in grado di attaccare una rete così distribuita.

Ma non finisce quì. Un altro punto vitale della rete Bitcoin sono i miners, cioè quelle aziende che minano i blocci costruendo di fatto la timechain di Bitcoin. In informatica normalmente la ricerca dell’efficienza porta alla centralizzazione. Come per i fullnode dovremmo aver capito che la centralizzazione spesso è un male. Un miner con troppa capacità di calcolo potrebbe decidere di scrivere in timechain solo blocchi di suo interesse o di interesse di uno stato.

Il problema della centralizzazione dei miners è un tema noto da anni ed infatti di recente èstato rilasciato Stratum V2, una nuova versione del software per effettuare il mining. Bene con questa versione finalmente si supera proprio questo punto di debolezza e centralizzazione di BTC.

Con Stratum V2 non solo è più facile fare mining con piccoli investimenti casalinghi, ma soprattutto il controllo di chi e cosa si può scrivere in un blocco passa dalle grandi pool al singolo miner. In questo modo, di nuovo, la decentralizzazione prende piede. Un grande operatore di mercato che aggrega tanta potenza di calcolo non aggrega anche potere decisionale che invece spetta ad ogni singolo proprietario di pc. Un passaggio epocale che renderà ancora di più il network resiliente ad attacchi esterni e permetterà la nascita di piccole soluzioni casalinghe da abbinare ad impianti a fonte rinnovabile.

Ultimo punto gli sviluppatori. Molti dei grandi sviluppatori di Bitcoin sono noti e potenzialmente attaccabili o ricattabili, ma torniamo al primo punto: il codice sorgente è opensource e visibile a tutto il mondo. Inoltre gli sviluppatori sono spesso pagati da fondazioni che ricevono donazioni, quindi non sono finaziati direttamente. Comunque vada anche se tutti gli sviluppatori fossero compromessi e pubblicassero codice malevolo, tale codice dovrebbe essere installato sul 51% dei full node e risulta molto difficile credere che nessuno sia in grado di notare il codice pirata.

Un network così ben congegnato e strutturato si è dimostrato in questi anni inattaccabile e resiliente ad ogni tipologia di tentativo di controllo. Nessuno è mai riuscito a mandare in blackout una rete che  può vantare dal 2009 il 100% di uptime (funzionamento senza interruzioni).

Gli attacchi più duri sono arrivati dalla Cina con il divieto di fare mining, ma dopo un piccolo riassestamento si è semplicemente spostatain pochissimo tempo alcuni miners sono migrati in altri stati, altri sono migrati nell’anonimato sotto rete Tor. Tra l’altro recenti studi parrebbero dimostrare come il governo cinese abbia vietato l’utilizzo e la detenzione di bitcoin ai cittadini ma si sia appropriato di una grande fetta di monete e di server per il mining. Dati non totalmente dimostrabili, ma molto plausibili dall’analisi del traffico di rete.

Quando comprendi l’importanza della sovranità monetaria…

Non è un caso se, come dicevamo, la scoperta di Bitcoin viene raccontata dagli appassionati come un viaggio alla “scoperta di quanto è profonda la tana del Bianconiglio”, parafrasando una battuta dal film Matrix.

Bitcoin è una tecnologia complessa che apre tante porte. La timechain è uno strumento di notarizzazione assoluta con il 100% di uptime, testata da oltre 15 anni, distribuita a livello mondiale, facilmente accessibile a chiunque e facilmente utilizzabile da chiunque. Non esiste al momento un sistema di notarizzazione così efficiente e potente.

Il mining è uno strumento di diffusione e abilitazione delle rinnovabili potentissimo, tanto più potente quanto più un luogo è isolato e difficile da cablare con sistemi tradizionali. Ma è anche uno strumento di incredibile potenza nel bilanciamento delle reti. La transizione energetica passerà an che da qui.

Bitcoin è una moneta incensurabile, non confiscabile ed assume un valore altissimo in termini di libertà personali in paesi dove le libertà sono una chimera. Famosa è orami la storia di Roya Mahboob o di tantissimi altri imprenditori che grazie a Bitcoin hanno potuto creare un futuro per loro e i loro territori.

Ma il mondo di Bitcoin è in realtà un mondo in continua evoluzione con soluzioni innovative, casi d’uso e di adozione che nascono ogni giorno. Una tecnologia in continua crescita e sviluppo che oggi sta solo e semplicemente emettendo i suoi primi vaggiti.

Il viaggio è lungo, non senza pericoli e rischi, ma il viaggio non è una bull run in cui ragazzini viziati di qualunque età pensano di “farsi la lambo” senza uno straccio di fatica. Bitcoin è comprensione di opportunità, è un viaggio che inizia dalla scoperta del suo valore come valuta, non finisce a questa scoperta.

Se quindi desideri avvicinarti a questo mondo, dimentica le quotazioni di bitcoin, comprendine la tecnologia e le implicazioni e poi fai le tue scelte. 

Buon viaggio nella tana del Bianconiglio.

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