Pio Canu

Paura dei rifiuti? Ne parliamo con Pio Canu

Pio Canu è un ambientalista, scrittore e politico. Promotore e sostenitore convinto dell’economia circolare. Antiproibizionista, socialista liberale, progressista, radicale e riformista.

Autore del libro “La cultura del rifiuto“.

Una persona che ha saputo fare della competenza e dell’attenzione al futuro uno strumento di lavoro e di approfondimento.

Da sempre impegnato a tutto tondo sui temi della sostenibilità.

Abbiamo affrontato con lui molti dei temi e delle problematiche ancora esistenti intorno alla gestione dei rifiuti e al mondo economico, ambientale e illegale che ruota attorno ai rifiuti, ma ci siamo spinti anche a parlare di futuro, politica e cultura della sostenibilità.

Perché paura dei rifiuti e cultura della sostenibilità?

Pio Canu inizia a scrivere il suo libro perché si rende conto che molti dei problemi legati oggi al ciclo dei rifiuti sono in relatà problemi di conoscenza e di cultura della sostenibilità. Senza una buona conoscenza non vi è consapevolezza. Senza consapevolezza non vi è azione responsabile.

In generale la conoscenza legata alla sostenibilità in Italia è molto scarsa e manca una buona informazione e comunicazione. Le comunità territoriali del sud Italia e non solo, non sono in grado di agire perché non hanno quella base culturale che le rende consapevoli.

Serve affrontare una “crisi di percezione” cioè la capacità di assumersi delle responsabilità. Oggi la responsabilità non è legata a chi attua le azioni, ma scaricata su oggetti od eventi che divengono soggetti delle nostre azioni. La plastica finisce in mare, i fiumi sono assassini e così via.

Questa cultura della sostenibilità, se diffusa, può rendere responsabili delle proprie scelte ed una persona responsabile scelte proattive (ad esempio scegliere prodotti che minimizza la quantità di rifiuti). Se si è in grado di comprendere il ciclo di vita di un oggetto e le ricadute su di noi, si potrà effettuare una scelta consapevole in fase di acquisto.

Con una buona cultura della sostenibilità possiamo, ad esempio, comprendere come molte problematiche legate ai rifiuti ed alla sostenibilità in genere sono in realtà “crisi di percezione“.

Pio Canu ci porta l’esempio della Terra dei Fuochi, area nota al mondo ormai per essere ad alta densità di incendi di discariche e depositi di rifiuti. Se guardiamo i numeri reali possiamo comprendiamo la realtà e distinguerla dalla percezione: dal 2016 a 2018 ci sono stati 261 incendi di aree di stoccaggio dei rifiuti, di questi 124 sono stati al nord Italia, 43 nel centro e 62 al sud Italia.

Risulta evidente, come dice Pio Canu, che la vera Terra dei Fuochi è l’intero territorio nazionale e la gestione emergenziale dei rifiuti si ha in tutta Italia.

Le ecomafie guadagnano da molti elementi di carenza del sistema dei rifiuti. Per prima cosa sfruttano il turismo dei rifiuti, come lo definisce Pio Canu, con trasporti tra regioni alla ricerca di un centro di stoccaggio o trattamento. Incendiano gli impianti per creare l’emergenza dove non c’è. Ed il ciclo ricomincia.

La situazione dei rifiuti in Italia

L’Italia non è divisa in due solo per la gestione dei rifiuti da parte delle ecomafie e per gli incendi. Il problema principale è legato alla carenza degli impianti, che a voler leggere bene è di fatto la causa del problema delle ecomafie.

In un complesivo di 5884 impianti per la gestione dei rifiuti solidi urbania 4102 sono al nord Italia, 1500 al centro e 777. Il centro ed il sud Italia semplicemente non hanno la capacità fisica di gestire quel 1,3 kg di rifiuti prodotti a persona.

Ciò è nutrimento e ricchezza per le ecomafie, proprio perché in assenza di impianti necessariamente la gestione è emergenziale.

La gestione emergenziale dei rifiuti è naturalmente in deroga alla normativa o a parte di essa. Questa è la vera causa del problema della gestione dei rifiuti in Italia ed in particolare al sud Italia.

La mancanza di impianti di valorizzazione delle frazioni “ricche” dei rifiuti, come la frazione organica e la frazione secca riutilizzabile e separabile, è grave sotto due aspetti: da una parte perché si crea un problema con la gestione emergenziale e dall’altra si perdono elementi di produzione economica e di ricchezza consumando risorse.

La questione del recupero delle frazioni di materie prime seconde è enorme e il problema è culturale e di carenza di capacità di pianificazione.

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Essere sostenibili oggi non basta.

Abbiamo due grandi imperativi ed obblighi.

Uno verso le nostre imprese ed uno verso la società:

1. Essere sostenibili non basta, dobbiamo comunicarlo correttamente e seriamente

2. Essere sostenibili guardandoci allo speccho non basta, dobbiamo impegnarci per il futuro del pianeta

Attuare i due punti precedenti seriamente e con metodo vuol dire ottenere risultati a vantaggio delle nostre imprese (fatturato, marginalità, immagine, resilienza alle crisi....) e a vantaggio del nostro pianeta.

Non aspettare oltre, inizia oggi un tuo percorso scientifico, documentato, comunicato correttamente e implementa modelli di business più sostenibili.

Le colpe della politica

È innegabile che una delle cause principali della mala gestione dei rifiuti è da imputare alla politica. Anni di mal governo e mala gestione hanno creato diffidenza e paura da parte delle comunità. Diffidenza che scatena comitati e movimenti, perché il malaffare è stato connaturato nella politica.

Anni di malagestione hanno causato nei cittadini reazioni di diffidenza forti quando non violente. Per evitare queste problematiche, lo sviluppo di progetti culturali e di progettazione partecipata sono l’unica soluzione. Per evitare ciò bisogna smettere di calare i progetti dall’alto, le comunità devono condividere tutti i passaggi di una programmazione territoriale.

Al sud la gestione dei rifiuti deve ancora essere supportata da azioni con un ruolo informativo e didattico. Manca ancora una forte cultura della gestione dei rifiuti e c’è un grande bisogno di credibilità da parte della classe politica che deve rendere sempre più trasparente la progettazione e la gestione degli impianti.

La creazione di cultura diviene elemento di anticipazione e creaione della capacità sociale di comprendere ed accettare un impianto, perché permette ai cittadini di comprenderne le finalità e di capirne l’importanza. La paura fine a se stessa, accompagnata dalla cultura crea invece la paura positiva, cioè quell’attezione al controllo civico ed al supporto dei progetti di qualità.

Gestione sostenibile dei rifiuti

Il ciclo dei rifiuti mette a nudo i problemi di questo Paese.

Il sud Italia ha bisogno di impianti, ma la realizzazione degli impianti è possibile solo se crescerà la credibilità dei nostri politici.

Esiste un problema culturale enorme da affrontate ed il coinvolgimento dei cittadini è fondamentale.

Il futuro può essere solo sostenibile, per concretizzarlo abbiamo un’occasione unica.

Il futuro come scelta ineluttabile

Il futuro o è sostenibile o non è. Questo è un elemento ineluttabile. Si deve lavorare profondamente sulla creazone di competenze.

Il Covid19 ha portato a convergere tutte le crisi che in questi anni erano più o meno latenti. Quindi per poter affrontare un problema enorme e del quale forse ancora non ci rendiamo conto, deve essere pianificata una trasizione oggi.

C’è bisogno di un nuovo patto sociale per creare un progetto di Paese condiviso. Serve un grande investimento in ricerca e sviluppo e anche un grande investimento in comprensione dell’importanza del ruolo della scuola.

Serve un grande piano per l’uscita dall’energia basata sulle fonti fossili oggi, i tempi per realizzare un impianto ed una rete sono lunghi e complessi.

Serve una grande revisione normativa che vada in direzione di una seria ed importante semplificaizone.

Ma più di tutto serve la capacità di mettere a terra le idee, di realizzarle e di concretizzarle.

Raccontaci le tue esperienze

Le soluzioni e gli esempi per sviluppare percorsi di sostenibilità ambientale e sociale in Italia sono tanti quante sono le aziende probabilmente. Ognuno di noi può trovare idee e soluzioni innovative per lavorare in maniera intelligente. Raccontaci le tue esperienze, le tue semplici e piccole azioni, i grandi progetti che segui. Aiuta gli altri a fare di più. I suggerimenti interessanti saranno pubblicati citando l'autore o, se di interesse potranno essere pubblicati come articoli. Se vuoi rimanere aggiornato registrati sotto, riceverai un'email con le novità del sito solo sui temi di tuo interesse. Niente spam.

Rivedere i ruoli e le competenze

Un grande problema nel nostro paese è la mancanza di condivisione dell’interesse nazionale. Siamo un paese fondato sullo scaricabarile. La riforma del Titolo V è stato un elemento di forte accelerazione di questa gestione a macchia di leopardo del paese.

Mancano infatti una visione nazionale ed una strategia nazionale. Ciò comporta che dove le regioni erano più pronte e più attrezzate hanno corso, dove invece erano meno attrezzate sono rimaste indietro supportando indirettamente le economia sommerse.

Una normativa organica, aggiornata, snella e attenta alle aziende è necessaria e urgente per creare uno sviluppo sano ed esteso, non solo nel campo dei rifiuti.

Ma tutto ciò non può non avvenire senza una seria riflessione sui ruoli e le competenze che i vari organi decisionali di questo paese devono sviluppare.

In questo il mercato dei rifiuti è paradigmatico. Si creano leggi e organi di controllo, si vietano alcuni comportamenti con obblighi per le aziende, ma non si creano le condizioni affinché queste condizioni siano favorevoli per le imprese.

L’Europa deve essere elemento essenziale 

Per fortuna oggi l’Europa ci chiede finalmente una progettualità di lungo periodo e di ampio respiro basata su ambiente e tecnologia. L’Italia deve costruire una rete di competenze che possa immaginare una risposta progettuale adeguata.

In ambito rifiuti abbiamo quindi una necessità sempre più urgente di costruire gli impianti di gestione e trattamento, ma ciò è anche vero in tantissimi altri campi come la logistica, la banda larga, la sanità, la scuola…..

Serve creare una comunità consapevole e competente che possa fare azioni virtuose.

Infine tutta l’economia deve virare verso una scelta circolare, a minimo impatto per poi cercare l’impatto positivo.

Dobbiamo oggi cercare di essere lungimiranti, ma pratici e veloci. Abbiamo necessità di intervenire oggi, non tra 10 anni. L’Europa ci offre una grande opportunità, dobbiamo però cambiare passo e paradigma per poter agganciare il futuro.

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