Elisabetta Zavoli

Bantar Gebang, una montagna di rifiuti indifferenziati

Una puntata di #PleaseOnStage che ruota intorno al viaggio fatto da Elisabtta Zavoli nel mondo dei rifiuti indifferenziati.

In realtà non abbiamo parlato di gestione dei rifiuti, o almeno non direttamente, ma di quello che sta causando un modello di sviluppo malato in paesi come l’Indonesia. Città come Jakarta accumulano milioni di tonnellate di rifiuti indifferenziati ogni giorno.

Rifiuti indifferenziati che nel tempo divengono immense colline intorno alle quali e sulle quali si sviluppa e vive una comunità di persone marginalizzate che si sostiene grazie all’economia che questi rifiuti indifferenziati creano: la raccolta e separazione di materie prime diviene il lavoro di migliaia di persone, i nuovi minatori dell’era del consumismo.

Elisabetta Zavoli ha raccontato con il suo servizio fotografico di grande successo (foto di copertina di questo articolo) la vita della levatrice di Bantar Gebang, una donna che aiuta la vita a nascere in un’infermo di sostanze chimiche e rifiuti indifferenziati.

Perché esiste questa montagna di rifiuti indifferenziati?

La gestione dei rifiuti indifferenziati è un grande problema nelle nostre società industrializzate, ma diventa quasi ingestibile in territori dove la cultura, l’industria e le leggi non riescono a gestire al meglio la produzione di rifiuti e il ciclo di vita delle materie prime.

Esistono paesi dove  il porta a porta o la raccolta differenziata dei rifiuti sono un’utopia. In Italia passiamo da territori con raccolta differenziata spinta dove ben oltre il 70% dei rifiuti è correttamente gestito e smistato in catene di recupero a territori dove meno del 10% dei rifiuti è differenziato all’origine.

A Batar Gebang i minatori della discarica riescono a separare a posteriori quasi il 20% dei rifiuti, un lavoro davvero prezioso. L’assurdità risiede nel fatto che nel nostro paese esistono aree dove quel 20% è pura utopia.

Queste situazioni sono purtroppo “normali” in continenti dove la cultura della sostenibilità non è presente e soprattutto esistono aree metropolitane che sono passate dalla povertà ad un benessere minimo che garantisce l’accesso al consumismo. La raccolta e selezione dei rifiuti indifferenziati diviene un modo per avere un sostentamento economico per una massa di poveri che vive ai margini della società.

La levatrice in discarica

Far nascere la vita in un luogo di morte

Vivere la normalità attorno ad una discarica

I rifiuti differenziati come elemento di sussistenza

Il reportage di Elisabetta Zavoli

Elisabetta Zavoli ha trascorso 6 anni in Indonesia costruendo relazioni e contatti molto forti e ha dedicato l’ultimo anno a sviluppare questo reportage sul popolo dei trash pickers. Lo si percepisce dall’emozione che traspare mentre racconta la sua storia.

Un anno a fianco dei “minatori” scoprendone l’umanità, gli stili di vita, la voglia di trasformare una quotidianità intorno ai rifiuti indifferenziati in una vita normale.

Sono visti ed identificati come “topi di fogna”, rappresentano la fascia più bassa nella scala sociale indonesiana, dei veri e propri paria. Ma sono persone che riescono, in una condizione difficilissima, ad avere speranze di futuro e a donare gioia ai bambini che nascono.

La storia della Levatrice di Bantar Gebang è commovente e lascia senza fiato per la sua umanità.

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Oggi dobbiamo attivare ed attivarci per immaginare un futuro migliore ed essere più resilienti. Le due cose possono andare a braccetto e aiutarci a crescere anche economicamente.

Non aspettare oltre, contattaci e costruiamo insieme modelli di business più sostenibili.

Bantar Gebang ti fa ripensare profondamente al modello economico che abbiamo costruito.

Elisabetta Zavoli

Foto-giornalista

Le nostre responsabilità

Rifiuti indifferenziati: perché non possiamo tirarci fuori

Non possiamo guardare il reportage di Elisabetta Zavoli e rimanere inerti. Non possiamo immaginare la vita di quelle persone senza modificare la nostra.

Agire oggi per limitare la produzione di rifiuti e avviare al ciclo dei rifiuti differenziati ciò che proprio non possiamo evitare di buttare è l’unico modo per combattere situazioni e storie come quelle raccontate da Elisabetta Zavoli.

È vero il nostro comportamento non potrà influire sulla vita dei trash pickers dell’Indonesia e da noi in Europa non esistono, almeno in grande scala, situazioni del genere. Ma non per questo possiamo dirci esenti da responsabilità per un modello economico che abbiamo inventato e sviluppato noi e che loro hanno solo copiato.

Quando poi vediamo che intere regioni del nostro paese hanno percentuali di produzione di rifiuti indifferenziati di oltre l’80%, allora le nostre responsabilità sono grandi anzi enormi, perché gravate anche dalla cultura e dalla conoscenza e macchiate dall’irresponsabilità e dal menefreghismo.

Quali soluzioni ai rifiuti indifferenziati

La possibilità di evitare la produzione di rifiuti indifferenziati ha innanzitutto una base culturale legata alle nostre abitudini di acquisto.

È essenziale ripensare al nostro ruolo di consumatori, eliminando o riducendo il più possibile la produzione di rifiuti e di rifiuti indifferenziati in particolare.

Le soluzioni sono apparentemente banali, ma finché non praticate in massa rimangono elementi di innovazione comportamentale.

Preferire negozi che ci mettono a disposizione soluzioni di packaging differenziabile è il primo passo da fare. La possibilità di portarsi sacchetti resistenti da casa è un elemento chiave per iniziare.

Scegliamo prodotti sfusi, prodotti con packaging monomateriale. Cerchiamo di evitare i poliaccoppiati spesso ingestibili nel ciclo virtuoso dei rifiuti.

Evitiamo di acquistare prodotti in confezioni singole e dove possibile scegliamo le confezioni famiglia o quelle con un unico imballaggio.

Preferiamo il vetro alla plastica, preferiamo la plastica destinata ad usi lunghi al monouso. Cerchiamo di inventarci una vita alternativa per i prodotti monouso inevitabilmente necessari.

Ad esempio le bottiglie del latte tagliate divengono un ottimo vaso per seminare piantine da orto sul balcone. Ma basta cercare online per trovare migliaia di idee per riutilizzare in maniera creativa materiali nati per essere usa e getta.

Evitiamo l’usa e getta tutte le volte che possiamo.

Cosa possiamo fare per differenziare i rifiuti

Per prima cosa dovremmo capire cosa nel nostro territorio si può differenziare, come e dove. Quindi predisporci una situazione in casa che ci faciliti la separazione delle frazioni.

Inizialmente ci sembrerà una cosa impossibile e scomoda, poi con il tempo le abitudini si consolidano e diventa tutto più facile. Inutile iniziare immediatamente volendo fare il 100% della differenziata. È impossibile e causa frustrazioni.

Partiamo con la carta e la plastica che sono sicuramente gli elementi più abbondanti e più semplici da gestire.

Passiamo poi al vetro, alle lattine, all’acciaio, all’alluminio.

Mettiamo in disparte i rifiuti tecnologici e le batterie e consegniamoli periodicamente nelle apposite ecoaree.

Preferiamo elementi durevoli (batterie ricaricabili ad esempio) ad elementi a vita breve.

Poi passiamo all’umido, sicuramente il più difficile da gestire.

Avere una compostiera domestica può essere una soluzione importante per chi ha un orto o un giardino. Ricordiamoci di tenere sempre ben areata la frazione organica alternando parti più dure (rametti di potature, le parti resistenti della verdura e della frutta, foglie coriacee) a parti morbide (scarti alimentari cotti in particolare). In estate ricordiamoci di bagnarla frequentemente.

Mantenendo la compostiera ben areata eviteremo cattivi odori e dopo un po’ di mesi avremo un terriccio molto ricco per le nostre piante.

Nella scelta dell’abbigliamento, delle suppellettili, dei regali preferiamo elementi di origine naturale o prodotti da materie prime seconde, combatteremo anche qui la produzione di rifiuti indifferenziati e sostenendo il mercato del riciclaggio.

Questi sono solo alcuni spunti immediati e semplici, ma possiamo davvero fare molto e soprattutto dobbiamo fare la nostra parte.

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