Matteo Bettoli

La grammatica del fare impresa in un mondo che deve imparare a cooperare

Un tema interessante (come fare impresa e come cooperazione e sviluppo possano essere un elementi utili per il futuro del nostro paese) quello trattato con Matteo Bettoli nella puntata del 23 giugno di Please On Stage.

Matteo Bettoli è responsabile promozione e progettazione per Confcooperative Nazionale, esperto di innovazione cooperativa e del fare impresa sviluppando all’interno dell’associazione progetti sull’innovazione e lo sviluppo di imprese, con il focus sulle imprese cooperative. 

In questi anni, all’interno di Confcooperative, Matteo Bettoli ha seguito gli aspetti peculiari della promozione di cooperative e di progetti imprenditoriali. Un’attività particolarmente complessa ed oggi di notevole importanza per supportare il rilancio del tessuto imprenditoriale italiano.

La cooperazione dovrebbe, secondo Matteo Bettoli, essere un vero e proprio paradigma da declinare come sinonimo di collaborazione, elemento caratteristico non solo nel mondo cooperativo ma peculiare del “come fare impresa“.

In questa fase storica, anche ma non solo a causa del Covid, si nota però una tendenza alla chiusura, alla creazione di muri, all’isolazionismo. I muri che diminuiscono i flussi relazionali e gli scambi portando ai problemi risposte elementari non virtuose. Dovremmo tendere più ad aprire canali relazionali e a cercare di affrontare la complessità senza paura.

L’antidoto all’emergenza è la fiducia, per aumentare la fiducia si deve accrescere la trasparenza e le relazioni non alzare muri e spandere paura. La solitudine crea danni, la collaborazione crea solidarietà.

La cooperazione quindi come elemento caratterizzante il come fare impresa, un modello che con le sue peculiarità offre naturalmente strumenti per all’apertura. Cooperazione e sviluppo come elementi ed esempi di un modello di valore che può ispirare anche i decisori politici.

Il movimento cooperativa internazionale in questi mesi sta dando esempi di particolare forza e resilienza offrendo modelli di condivisione del potere. Il modello cooperativo infatti è un modello orizzontale che facilita la partecipazione dei lavoratori. Ciò comporta maggiori vantaggi in termini di resilienza.

Per coprire l’ultimo miglio (tendenza importante in fase covid) è un elemento che grazie alla compartecipazione dei lavoratori è più facile da comprendere ed inplementare.

Ultimo aspetto di questa fase è la formazione. C’è un grande bisogno di nuove competenze. Ma il mercato sta espellendo tante persone tra cui anche profili professionali di alto livello. Queste figure spesso hanno la possibilità di scegliere le soluzioni maggiormente attrattive. Ed un’azienda con una gestione orizzontale del potere è fortemente attrattiva.

Aprire le imprese è difficile e costa fatica. Non è semplice, ma applicare modelli aperti anche al territorio si può garantire la rispondenza dell’offerta di un’impresa ai bisogni del territorio. Ciò in un’impresa aperta e cooperativa permette di costruire velocemente soluzioni adeguate alle richieste del mercato.

Cooperare in Italia ai tempi del Covid, esempi di cooperazione e sviluppo

In questi mesi abbiamo assistito alla nascita di tanti nuovi modi di fare impresa. Matteo Bettoli ci ha portato una serie di esempi di come fare impresa possa essere un elemento solidaristico importate.

Quando cooperare e sviluppo diventano un modo per fare impresa resiliente ed innovativo. Come al solito cooperare in Italia vuol dire spesso essere anche frontiera dell’innovazione sociale.

Come fare impresa solidale, alcuni esempi

Un esempio di come si possa fare impresa con fantasia e innovare nei momenti di difficoltà è la cooperativa MedIblei di Palazzolo Acreide. Una cooperativa di comunità che gestisce traiettorie di turismo esperienziale grazie ad un team multidisciplinare.

In questa fase hanno preso atto dell’impossibilità di fare la tradizionale processione per le vie del paese. Una processione localmente molto famosa e piccolo attrattore turistico importante per la comunità locale.

Da questo problema per loro molto importante, trattandosi di un importante attrattore turistico, hanno immaginato un nuovo modo di fruizione dell’evento. Hanno creato un itinerario (nel rispetto delle regole di distanziamento) che permette a piccoli gruppi di vivere l’evento.

Queste “visite” sono state integrate tecnologicamente con la realtà aumentata. Come fare impresa collaborativa: i servizi sono stati presi da un’altra realtà del territorio. Due realtà che sinergicamente offrono un nuovo prodotto a valore aggiunto.

Ciò ha arricchito l’esperienza turistica di informazioni ed al tempo stesso permette la fruizione, in piccoli gruppi, ad un pubblico molto più ampio.

Si crea attrattività oltre alla mera partecipazione al singolo evento limitato nel tempo e nello spazio. Cooperazione e sviluppo risolvono un problema e creano un prodotto stabile e destagionalizzato. Un esempio virtuoso di come fare impresa e coniugare cooperazione e sviluppo in piena crisi mondiale.

La risposta all’emergenza come elemento per riposizionarsi in modo stabile sul mercato e non solo un elemento aleatorio per cavalcare l’onda.

Un altro esempio di risposta all’emergenza portatoci da Matteo Bettoli come elemento per riposizionarsi sul mercato è dato dalla cooperativa Filo e Fibra di Siena.

In pochi giorni hanno riconvertito parte della loro produzione classica in prodotti quali le mascherine, hanno inoltre contribuito ad affrontare l’emergenza distribuendo parte della loro produzione gratuitamente sul territorio. Un esempio in cui fare impresa e solidarietà diviene elemento di consolidamento del legame tra impresa e territorio.

Un esempio ulteriore di collaborazione, diventato famoso in tutto il mondo, è quello della collaborazione tra una cooperativa e un fablab. Tutti hanno ben in mente le famose maschere da snorkeling hackerate per diventare maschere ad ossigeno da utilizzare in piena emergenza covid. Un esempio di come fare impresa con la condivisione delle informazioni portato avanti dalla cooperativa sociale Spazio Giovani e dal FabLab Make In Progress.

In questa fase molte cooperative agricole hanno riadattato i loro modelli di impresa per arrivare alla consegna nel così detto ultimo miglio.

La Cooperativa sociale Piccolo Principe di Pordenone ad esempio ha iniziato a produrre kit di prodotti di prima necessità aggiungendo, ai prodotti della terra, anche prodotti sanitari.

Hanno così triplicato il numero di prodotti venduti, ma questo successo avuto in fase di emergenza è servito a consolidare un servizio che probabilmente in futuro sarà un punto saldo del modello di business della cooperativa.

Ancora una volta cooperazione e sviluppo a braccetto.

Anche in Cascina Biblioteca hanno deciso di creare dei kit multiprodotto. Ciò ha portato a quintuplicare la quantità di ordini. Il vantaggio competitivo maggiore però è stata la possibilità di completare la loro catena del valore accrescendo tutti gli indicatori economici.

Anche qui l’emergenza è stata elemento di consolidamento di un modo di fare impresa già esistente. Fidelizzando i clienti e allargando la base di clienti in fase di emergenza queste realtà hanno ottenuto il vantaggio competitivo di allargare anche l’offerta di prodotti e servizi e consolidare le relazioni fiduciali con il loro territorio.

La creazione di marketplace in questa fase ha avuto un grande sviluppo, sempre a causa dell’emergenza. La Cooperativa sociale di comunità Betania è andata oltre. Reinvestendo il 2% del venduto in progetti sociali locali, elemento peraltro tipico del DNA cooperativo, ha portato valore al territorio costruendo relazioni sempre più forti e consolidate.

Ancora un esempio. Durante l’epidemia è nata una nuova emergenza abitativa legata agli aspetti emergenziali. La cooperativa La Cordata ha sviluppato un progetto di accoglienza per le persone in difficoltà a casua di famigliari colpiti dal Covid.

Si è attuato un modello di servizio di accoglienza essenziale per garantire la qualità della vita a chi ha avuto il virus in famiglia senza possibilità di isolamento. Un elemento di particolare importanza e rilevanza sociale.

Cooperazione e sviluppo sociale intorno alla solidarietà

L’elemento solidaristico del come fare impresa si è dimostrato un elemento caratterizzante l’innovazione sociale. È però una delle grandi opportunità per sviluppare il futuro secondo Matteo Bettoli.
Per fare ciò servono delle leadership collettive.

La partecipazione e l’attivismo sui grandi temi sta dimostrando che ci sia necessità di canalizzare la voglia di partecipazione e di supportare le grandi scelte del proprio territorio.

A livello imprenditoriale la solidarietà praticata rafforza la fiducia tra le persone e quindi rende le imprese molto più forti e solide. Ma lo fa anche verso il mercato consolidando il legame con i clienti. Elementi sempre ricercati dal marketing.

Creare valore per le imprese o creare valore con le imprese per Matteo Bettoli

Non può esistere una ricetta del come fare impresa, ma Matteo Bettoli ci ha lasciato alcune riflessioni molto interessanti.

Chi pratica la solidarietà dentro e fuori l’azienda spinge tutti ad una maggiore motivazione.

Avere valori alti praticati e comunicati, permette di trattenere e motivare le persone in azienda, crea legami fiduciali tra l’impresa, il territorio ed il mercato. Gli investimenti in solidarietà sono investimenti che ripagano in maniera visibile e fortissima le imprese.

Un esempio è un progetto Indiano di cooperazione e sviluppo. Un modello per fare impresa solidaristica, cultura ed affrontare i bisogni primari di una comunità.

In alcuni territori il mondo cooperativo ha creato delle community kitchen dove vengono distribuiti generi alimentari per affrontare le criticità del momento.

In questi luoghi dove le comunità locali sono soggetti attivi vengono distribuiti e consumati generi di primo conforto. Questa solidarietà assume però un ruolo fondamentale per consolidare i saperi della comunità in quanto vengono fornite informazione di base per la difesa dal contagio.

 

Please on Stage - Innovatori a confronto

Please on stage è un evento aperto, un percorso di dialoghi con innovatori. Ospitiamo ogni martedì alle 18.00 un innovatore e parliamo di quello che è per lui l’innovazione, di come ha sviluppato il suo percorso e di come poter diffondere i concetti dell’innovazione aperta.

Ci poniamo domande e cerchiamo di comprendere le lezioni che ognuno di noi nel suo lavoro ogni giorno apprende. Un modo per imparare in maniera condivisa.

Se conosci un innovatore, se sei un innovatore, se vuoi scoprire come lavorano gli innovatori seguici. Ogni martedì alle 18.00.

Promozione cooperativa

Matteo Bettoli

Creare valore per le cooperative

Fare impresa come elemento di condivisione dei saperi e delle opportunità

Oggi il problema più difficile da scardinare è quella della condivisione delle informazioni. Fare impresa vuol spesso dire nascondere le informazioni ed il know-how.

Le imprese classiche tendono a non condividere le informazioni sia lungo la catena del comando che in maniera trasversale nel mercato.

La condivisione di problemi critici permette spesso di affrontare la realtà in maniera molto più efficiente.

 

Troppo spesso tendiamo a sovrastimare il valore della riservatezza delle informazioni

Matteo Bettoli

Promozione cooperativa, Confcooperativa

Ci sono tantissimi esempi di Open Innovation ed è ormai chiaro che diffondere le informazioni sui processi di innovazione permette di rendere questo know how più ricco. Lo abbiamo visto in alcuni esempi qui.

L’approccio classico pensa che la divulgazione del know-how porti alla perdita di concorrenzialità, molto spesso invece si dimostra che aprendo si riesce a risolvere problematiche critiche in maniera più efficace.

Oggi tendiamo a sovrastimare il valore della riservatezza delle informazioni.

La condivisione (obiettivi, strategie, competenze, opportunità) permette di sfruttare idee ed intuizioni differenti dal canonico approccio tecnico, aprendo al pensiero laterale.

Se si crea un rapporto di fiducia, la condivisione crea responsabilizzazione da parte di chi viene messo a parte del know-how condiviso. Un modo per avviare un percorso verso l’intelligenza e la governance collettiva.

Far entrare il territorio nelle imprese e viceversa

Oggi molte aree dell'agricoltura sono legate ad una modello di mero conferimento. Un modo di fare impresa molto limitato e con obiettivi slegati da aspetti culturali e di attenzione al territorio o al cliente. Questo modello allontana paradossalmente l'agricoltore dalla terra perché orienta l'attenzione dell'imprenditore esclusivamente al conferimento.

Un'agricoltura più sana e vicina al mercato ha questo modello di business come concorrente. Si trova di fronte ad una lotta impari sia dal punto di vista della capacità economica che culturale.

Un imprenditore attento alla terra ed al mercato, applicando la vendita diretta riesce a vivere meglio le esigenze del cliente. Quando queste mutano in cerca di autenticità (come accade ormai da anni) esso riesce a leggerle meglio. Ma un singolo imprenditore ha costi enormi rispetto al modello di conferimento.

Per "sconfiggere" o meglio per iniziare a cambiare questo modello, creando nuove opportunità per tutti, la strada maestra dovrebbe essere quella di iniziare a contaminare il modello predominante dimostrando la bontà delle alternative più sostenibili ed etiche. Ma per farlo si deve imparare a parlare anche il linguaggio del modello classico che è un linguaggio prettamente economico.

Nel momento in cui si riesce a creare interesse e costruire relazioni dimostrando l'efficacia di modelli alternativi attraverso i risultati, allora si può tentare di modificare lo status quo, si è cioè acquisita la credibilità necessaria. Dove il sistema è troppo bloccato da permettere la nascita di modelli apparentemente spuri, il sistema si condanna all'estinzione perché uccide ogni opportunità di innovazione.

L'innovazione ambientale e sociale deve quindi necessariamente passare dalla cura del territorio, delle relazioni, dal costruire percorsi di apertura e di fiducia sviluppando obiettivi comuni. Ma deve avere sempre in primo piano anche fatturato e marginalità che rappresentano la base su cui un'impresa sana può vivere e prosperare ed un elemento di collegamento con il "mondo fuori".

Cercare opportunità come metodo di impresa

Dovremmo imparare ad utilizzare alcuni strumenti per leggere le evoluzioni del mondo alla ricerca delle migliori opportunità. Luca Riccadonna consiglia di dedicare due momenti della giornata di ognuno a questa attività. Questo è molto importante quando si sviluppa un progetto, ma lo è ancor di più in un periodo così difficile da comprendere ed interpretare.

Il primo dovrebbe essere un momento di analisi. Studiare cosa accade nel mondo e comprendere come gli eventi potrebbero influenzare il nostro progetto. Costruire una mappa che possa aiutarci a trovare la strada ed identificare così le nostre piccole opportunità di resilienza. Dotarsi cioè di una mappa che ci aiuti a comprendere come i cambiamenti sociali, economici, culturali, tecnologici possano influire sulla nostra vita.

Ma non fermasi qui. Dopo aver aggiornato la mappa si dovrebbero rileggere gli aggiornamenti fatti nei mesi precedenti. Una sorta di analisi critica del percorso fatto. Ciò ci permette di comprendere la velocità temporale dei cambiamenti e la nostra velocità relativa, la chiave per adattarci.

Il secondo momento dovrebbe essere dedicato all'ascolto: leggere, osservare le esperienze di altri, studiare, guardarsi intorno. Non necessariamente temi o argomenti legati al proprio settore tecnico, ma ampliare il più possibile gli orizzonti per arricchire la faretra di frecce a corredo del nostro arco. Ogni freccia è un'opportunità, ogni competenza un arco diverso da utilizzare alla bisogna.

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