Cosa è l’innovazione sociale?

Negli ultimi anni il tema dell’innovazione sociale è sempre più sotto l’attenzione del grande pubblico. Le crisi e le difficoltà incontrate dal modello consumistico ed estrattivo sono sotto gli occhi di tutti e i nuovi modelli che mettono al centro la persona e il pianeta si fanno strada dimostrando come la via del capitalismo non sia l’unica per il progresso dell’umanità.

In Italia imprese e pubbliche amministrazioni si rendono conto ogni giorno di più che rimettere al centro dell’economia le loro azioni e le relative ricadute sul territorio siano una delle chiavi per riscrivere il futuro.

Ma cosa è realmente l’innovazione sociale di cui troppo spesso si parla a sproposito?

Innanzitutto l’innovazione sociale non è un oggetto o una pratica ma un vero e proprio processo, un viaggio dove l’importante non è né il punto di partenza, né la meta né il mezzo che si utilizza.

Nell’innovazione sociale l’importante è il viaggio, cioè l’attivazione di un processo di cambiamento, l’innovazione è il processo in sé stesso. Questo è tanto vero quanto è vero il fatto che attivando processi di innovazione sociale non si è mai in grado di prevedere il risultato finale. Si parte dandosi una meta che molto probabilmente non sarà quella che si raggiungerà alla fine del viaggio.

Infatti se il processo è prefissato, preciso e perfettamente chiaro, probabilmente non stiamo parlando di vera innovazione sociale.

Un altro aspetto fondamentale che caratterizza l’innovazione sociale è la compagnia: questo processo è sempre collettivo e mai solitario, un viaggio che si effettua con gli stakeholders, con i cittadini, con i partner, con i clienti…con tutti coloro che possono contribuire ed ottenere un miglioramento.

L’innovazione sociale a volte è un processo creativo, altre volte è un processo immaginativo, ma rimane sempre un processo guidato da un’intelligenza collettiva e da fini di utilità sociale.

Per questo viaggio si può partire da un problema che si vuole risolvere (processo creativo) o ci si può dare l’obiettivo di riscrivere un equilibrio sociale senza sapere quale sarà il nuovo stato di equilibro (processo immaginativo), ma in ogni caso l’unica certezza sarà che non si avranno certezze sul risultato.

Per dirla in un altro modo l’innovazione sociale è un percorso che sfrutta il sistema di relazioni esistenti in un dato luogo ed in un dato tempo per costruire nuove interconnessioni sociali che abbiano la capacità di creare nuovo valore e nuove relazioni.

Alla fine quindi ogni processo di innovazione sociale non è altro che una sorta di laboratorio collettivo dove istituzioni, imprese, associazioni, università, centri di ricerca e cittadini cercano di scrivere insieme, e a beneficio di tutti, una nuova agenda di sviluppo coesivo. Un laboratorio dove i bisogni di un territorio vengono miscelati con le sue competenze e le relazioni per creare opportunità abilitanti il territorio stesso.

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Dalle comunità marginali all’economia della risonanza”.

L’importanza di un progetto pubblico

La pubblica amministrazione deve avere centralità nello sviluppo strategico di un territorio

Mediare i bisogni è la modalità naturale di vita di una PA

Con percorsi di innovazione sociale i bisogni possono essere il vero motore dello sviluppo

Avere competenze in tema di innovazione sociale non è semplice

Sviluppare processi di innovazione sociale proficui per il territorio può essere la strada verso al sostenibilità e la coesione sociale

Nuovi modelli economici possono nascere a livello locale trasformando il territorio e la società che lo abita.

Perché è così importante nelle Pubbliche Amministrazioni?

Negli ultimi anni si è sempre più consolidato il concetto che la dimensione urbana sia la migliore per attuare con successo processi di governance efficaci.

Se lo stato e le regioni possono avere ruoli di indirizzo e di gestione strategica, è a livello comunale che si mettono a terra le soluzioni ai problemi quotidiani dei cittadini, delle imprese e del territorio in generale.

Ma la dimensione urbana è anche una delle più difficili da governare a causa di numerose problematiche che la caratterizzano: presenza di competenze spesso non adeguate o parziali rispetto alle esigenze, risorse economiche non sempre sufficienti, attori non in grado di vedere l’insieme di un problema ma più spesso intenti a declinarlo in sfaccettature particolaristiche. In altre parole a livello locale raramente è presente una visione sistemica delle problematiche e ancor meno delle soluzioni attuabili.

Per questo motivo il ruolo delle pubbliche amministrazioni può assurgere a ruolo strategico per la gestione locale di percorsi di innovazione sociale, assumendo il ruolo di collettore delle istanze locali e globali e della loro messa in relazione. Risulta quindi essenziale che una pubblica amministrazione riesca a introdurre al suo interno competenze in grado di mettere a sistema le varie esigenze e risorse e a sviluppare processi di costruzione che migliorino in maniera coesiva le condizioni di vita di un territorio.

Come l’innovazione sociale trasforma l’economia

Come detto il modello economico e sociale che ha caratterizzato l’occidente negli ultimi due secoli sta mostrando tutti i suoi limiti. Se verso la fine del ‘900 con la caduta del comunismo sembrava che il capitalismo fosse l’unica via al progresso del pianeta, ben presto ci si è dovuti rendere conto che lo stesso capitalismo presenza elementi predatori che lo rendono inattuabile nel lungo periodo per l’intero pianeta.

Con il capitalismo consumistico una parte ricca del pianeta deve necessariamente nutrirsi delle ricchezze della parte povera perché il modello della crescita infinita in un pianeta finito non può avere altre strade se non quella predatoria.

Se si vuole costruire un futuro differente non vi sono alternative ad una pesante riforma del modello economico, riforma che rimetta in discussione il modello di sviluppo prima che il pianeta cada sotto i colpi del consumismo, dell’inquinamento, della fame e delle relative guerre. Crisi ambientali e sociali sono diffuse in tutto il pianeta e l’emergenza climatica non ci permette di guardare serenamente al futuro prossimo.

Il tema delle riforme radicali è ormai presente in tutti i settori, dalla politica alla tecnologia, dalla filosofia all’economia.

Un settore che paradossalmente sta facendo passi da gigante e che può dimostrare la strada è la finanza d’impatto. Si tratta di un approccio differente alla finanza classica e fa dell’innovazione sociale il suo fulcro dell’analisi delle sue performance basate non più esclusivamente sul profitto, ma sull’impatto che la produzione di tale profitto causa sull’ambiente e sulla popolazione.

Per la finanza d’impatto il profitto non è più l’unico fine da perseguire, ma diviene lo strumento per generare localmente impatti positivi, diviene cioè una finanza generativa di vantaggi e benefici per la società e l’ambiente. Il profitto diviene quindi strumento per generare tali benefici e non più mero fine.

Inutile dire che la finanza d’impatto è oggi solo una microscopica nicchia a livello mondiale e, nonostante la sua poderosa crescita, rimane elemento marginale rispetto ai trend economici classici del profitto ad ogni costo.

Ecco che la pubblica amministrazione può divenire elemento abilitante e accelerante promuovendo e favorendo progetti basate sull’analisi e ricerca dell’impatto più che del profitto. Ciò potrebbe ingenerare velocemente modelli di sviluppo locale e di innovazione sociale virtuosi e contagiosi.

La grande difficoltà di questo settore è che per essere oggettivamente credibile e consistente ogni operatore deve basare le sue azioni su elementi chiari ed oggettivi di misurazione delle performance, ma spesso nella pubblica amministrazione mancano le competenze non solo per attuare tali modelli ma anche solo per saperli valutare.

Come misurare il proprio impatto e perché farlo

Ci viene in aiuto il Decreto 30 luglio 2019 che propone delle linee guida per la misurazione dell’impatto sociale di una realtà. Se partiamo da tale documento, di per sé molto semplice da leggere e a volte anche troppo semplicistico, possiamo vedere che i principi di misurazione dell’impatto dovrebbero ispirarsi a concetti di intenzionalità (legame con principi strategici), rilevanza (deve contenere le informazioni a comprenderne quantitativamente l’impatto), affidabilità (le informazioni devono essere precise, veritiere ed eque), misurabilità (le attività oggetto di valutazione devono avere indicatori numerici).

Il decreto inoltre invita le realtà a dotarsi di un sistema di valutazione oggettivo che standardizzi i processi di valutazione precedentemente descritti e ne permetta l’emersione chiara del valore aggiunto e generato e permetta una comprensione diffusa dei cambiamenti sociali ed ambientali ottenuti.

Infine sarà molto importante dare evidenza del processo di partecipazione attuato ed alla sua reale rappresentatività delle esigenze di un territorio.

Non vengono rilasciate linee guida sulle modalità tecniche di attuazione, se non per grandi linee, lasciando ad ogni territorio la scelta degli opportuni metodi e strumenti sociali da attuare. Se da una parte una pubblica amministrazione avrà il potere di scegliere gli strumenti più adeguati alle proprie specificità, dall’altra parte sarà complesso per una realtà che non possiede competenze verticali districarsi nella bolgia delle proposte presenti oggi in un mercato ancora in divenire.

Ecco che molto spesso il percorso partecipativo si traduce in un semplice word caffè e nella redazione di un copioso verbale con la summa delle idee emerse e tante tante foto per fare un bel report corposo e pesante in termini di grammi, perché alla fine i grammi del report sembrano essere l’elemento di giustificazione della parcella del consulente.

Purtroppo mancano le competenze nella PA per lo sviluppo o anche solo le capacità per la comprensione degli strumenti proposti da società che fanno della partecipazione non un obiettivo sociale, ma un mero strumento di fatturazione.

Cerchiamo quindi di dare alcuni strumenti di valutazione, molto semplici ma spesso efficaci:

  1. Come valutare un consulente: un bravo consulente prima di proporre un progetto partecipato analizza a fondo il territorio ed i bisogni della committenza
  2. Come valutare un processo partecipativo: deve essere progettato ad hoc in base ai punti precedenti. Non esiste il metodo, ma una pluralità di metodi. Se vi viene proposto un metodo buono per tutte le stagione…scappate….
  3. Come valutare un risultato: Il risultato deve essere un elemento pratico, fattibile, con risultati misurabili oggettivamente e avere una delineazione progettuale ben definita. Dal percorso partecipato si esce con un progetto non con un’accozzaglia di idee sparse su di un report. Il risultato deve essere un progetto, non un elenco o la narrazione di un percorso.

Questi tre punti sono fondamentali per tracciare una linea tra chi propone veri percorsi di sviluppo dell’innovazione sociale e chi propone pacchetti al ciclostile utili solo alle tasche del proponente.

Certo sedersi al tavolo con un progettista sociale e iniziare a lavorare sulla progettazione di un percorso è faticoso, molto più semplice affidare un incarico, fare un word caffè, ottenere un report da far approvare in consiglio e poi mettere a marcire in un cassetto. Ma da quel cassetto usciranno ben poche idee operative. Da un percorso di innovazione sociale partono i progetti.

Un altro elemento che spesso spaventa il funzionario pubblico è il fatto che non è possibile controllare i risultati di un percorso di innovazione sociale e si deve essere pronti anche a strade inattese e non in linea con le proprie aspettative. È la partecipazione bellezza!!! Se non sei disposto a metterti in gioco non attivare percorsi di innovazione sociale.

Scopri come attuare un percorsi di progettazione partecipata nel tuo territorio

Abbiamo sviluppato decine e decine di percorsi di innovazione sociale per le finalità più variegate: dalla mera analisi dei bisogni di un territorio alla progettazione di una struttura, dalla identificazione dei servizi mancanti alla progettazione di questi servizi, dalla creazione di cooperative di comunità alle comunità energetiche……

La nostra esperienza e quella dei nostri partner in questi ambiti è stata pionieristica. Abbiamo iniziato a parlare di questi temi già nel 2005 quando ancora non esisteva il concetto stesso di innovazione sociale ed abbiamo continuato sviluppando modelli di partecipazione specifici per ogni tema ed ogni situazione.

Anche durante i mesi bui del covid, quando vedersi era quasi impossibile, abbiamo sviluppato modelli di partecipazione non in presenza con risultati che ci hanno sorpreso.

Solo merito nostro? No anzi, il merito è del continuo miglioramento che facciamo ad ogni appuntamento grazie alla più grande dote di ogni facilitatore: l’ascolto.

Se vuoi realizzare un percorso territoriale, se vuoi formarti, se vuoi collaborare con noi perché hai in mente un tuo percorso partecipativo ma non sai da dove iniziare non esitare a contattarci. Abbiamo tutto il know-how per lo sviluppo di progetti e percorsi a carattere ambientale e che permettano la costruzione di realtà socialmente coesive.

Innovazione sociale come nuovo impegno civico

Il senso civico è quel comportamento che tu concretamente metti in atto affinché tutti possano fare qualcosa, per cambiare la società in cui vivi.

L’impegno civico è un passaparola contagioso che si basa sulla fiducia in noi stessi e nel futuro. Impegno civico e fiducia, sono comportamenti concreti che si nutrono a vicenda. Grazie all’impegno civico si riesce a combattere la polarizzazione sociale e a rafforzare le relazioni di fiducia costruendo una società più coesa ed attiva.

Ecco l’innovazione sociale e la partecipazione si nutrono soprattutto di impegno civico. Quando attuiamo i nostri percorsi l’impegno della cittadinanza è prioritario e non si limita alla partecipazione ad una o più riunioni, diviene elemento di responsabilizzazione del percorso.

Durante un percorso cioè la richiesta o la proposta diviene automaticamente responsabilità. Chi richiede, chi propone deve anche essere disposto a fare, a portare avanti l’impegno alla realizzazione della richiesta o della proposta. Ecco perché non riteniamo il Word Caffè un percorso partecipato, ma semplicemente un metodo di brain storming. Nel Word Caffè manca l’elemento di responsabilizzazione, si lancia lì un’idea, la si delinea nei tratti generali e poi la si lascia lì sperando che qualcuno altro la porti avanti.

Nei nostri percorsi partecipati invece l’idea ha dignità se gli altri credono in essa e se un gruppo, anche piccolo, decide di farsene carico e di attuarla. Questa è partecipazione per noi: prendersi carico del miglioramento del proprio territorio e della propria società. Fin troppo facile lanciare il sasso e nascondere la mano, fin troppo facile verbalizzare un incontro e abbandonare il verbale in un cassetto.

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