sara cirone

Imprese e sostenibilità, la strada del futuro

In questa puntata di Please On Stage ci siamo confrontati con Sara Cirone sulle relazioni che legano imprese e territorio e sui nuovi modelli di sostenibilità che caratterizzano la società moderna.

Abbiamo chiesto alla nostra ospite Sara Cirone, imprenditrice ed ex dirigente di importanti aziende dell’Emilia-Romagna, come mai una persona come lei, che nell’immaginario comune potrebbe essere considerata “una donna all’apice della sua carriera“, abbia deciso di rimettere in discussione tutto e ripartire da zero.

Non sono mancate le sorprese.

Le motivazioni sono ascrivibili, nel caso di Sara Cirone, alle scelte personali ed ai suoi valori, ma non si fermano qui. L’importanza di restituire alla società parte di quanto il territorio le ha dato è un’altra importante spinta; un po’ atipica in Italia essendo un’abitudine ad esempio negli States dove il Give Back è una prassi consolidata.

Sara Cirone ci spiega che spesso bravura e competenze non bastano. Per avere fortuna ci vogliono anche le giuste condizioni al contorno. In questo vuole agire con il suo progetto. Costruire le condizioni al contorno perché si possano creare nuovi modelli di sostenibilità condivisi da imprese e territorio.

Infine vi è un’altra motivazione molto forte: la convenienza economica. Sara Cirone ci spiega come oggi fare attività imprenditoriali in ambito sostenibilità ambientale e sociale sia conveniente. Ancora difficile e duro per via di una carenza culturale, ma con prospettive rosee per il futuro del settore.

Oggi molte imprese dovrebbero comprendere che sviluppare modelli di sostenibilità è conveniente e proficuo per i conti aziendali e non è mero elemento di narrazione.

Lavorare sulla sostenibilità oggi è ancora difficile a causa di una mentalità spesso arretrata del nostro comparto imprenditoriale, ma le opportunità ci sono e sono in continua crescita.

Anche se la situazione migliora e la sensibilità è crescente, siamo ancora un paese arretrato sui temi della sostenibilità e nella capacità organizzativa che dovrebbe rendere imprese e territorio un elemento sinergico di sviluppo

Per comprendere l’importanza di questa fase dobbiamo ricordare la “rivoluzione organizzativa” che ha portato in Italia la qualità totale degli anni ’80. Sembrava impossibile che le PMI italiane potessero adottare un modello organizzativo che aveva molto della cultura giapponese.

Pensare che le imprese italiane e le PMI potessero adottare strumenti che all’epoca sembravano maniacali, fu un passaggio difficile. Eppure oggi nessuna impresa pensa che adeguarsi ai Sistemi Qualità sia impossibile o non conveniente.

Perché non dovrebbe accadere lo stesso per i modelli di sostenibilità che coinvolgano imprese e territorio?

Evolvere verso modelli sostenibili di produzione e organizzazione del lavoro è complesso sia per condizioni interne che esterne alle imprese.

In moltissime aziende italiane è in atto un difficile ricambio generazionale. Allo stesso tempo il Covid ha messo a dura prova la tenuta del tessuto imprenditoriale italiano.

Infine ci siamo trovati in una difficile situazione internazionale segnata da crisi e problematiche estese e prolungate in molti mercati che rappresentano il naturale sbocco per il Made in Italy. Tutte condizioni che stanno rendendo questo periodo particolarmente difficile.

Ecco perché sarebbe importante comprendere come, proprio in questa fase, un passaggio radicale a modelli di sostenibilità nella produzione potrebbe rappresentare una svolta strategica in grado di rimettere in pista, in maniera sinergica, imprese e territorio in cui operano.

Pensando a risorse come il Green New Deal e i fondi Covid possiamo guardare al futuro con più tranquillità, ma dobbiamo fare quei passi necessari per essere un sistema più moderno.

Dalla rendicontazione ai modelli di sostenibilità

Sempre più le imprese dovrebbero comprendere l’importanza di aprirsi al territorio in cui sono insediate.

Troppo spesso le imprese hanno inglobato il territorio solo nelle strategie di stakeholder engagemnet. Un territorio utile  a fare da cassa di risonanza per i propri progetti e poco più.

Si deve invece comprendere che il territorio è elemento costitutivo della vita e della struttura stessa di un’impresa.

Solo così il territorio e la rigenerazione territoriale diventano elemento di spinta per le imprese e le imprese per il territorio. Solo così può nascere uno sviluppo sinergico che rende entrambe i soggetti vincitori e resilienti davanti alle difficoltà.

In questo percorso può esserci un grande vantaggio: spesso le pubbliche amministrazioni sono più pronte di quanto si pensi.

Grazie a una mole di dati già disponibili e ad un approccio relazionale costante con le comunità, le pubbliche amministrazioni sono spesso pronte e interessate al coinvolgimento su progetti di questo genere.

Percorsi di rendicontazione ambientale o sociale o progetti di compliance all’Agenda 2030 possono divenire quindi un elemento di grande vantaggio competitivo per imprese e territorio. Elemento di competizione innescato dalle pubbliche amministrazioni.

Ancora una volta è l’Emilia-Romagna con il comune di Sasso Marconi a fare da apripista, sviluppando un report di impatto che quest’anno sarà alla sua seconda edizione. Processo seguito direttamente da Sara Cirone.

Da parte loro però anche le PA hanno un difetto: mancando di capacità nella costruzione di una partecipazione che sia realmente proficua e con finalità progettuali.

Sembra paradossale, ma proprio nel processo di coinvolgimento strategico dei cittadini le pubbliche amministrazioni presentano una forte debolezza e difficoltà. Raramente sono in grado di avviare progettualità e modelli tipici di un’organizzazione di impresa e la collaborazione potrebbe chiudere il cerchio con elementi di contaminazione vincente.

Obiettivi del millennio e pianificazione strategica

L’approccio all’agenda ONU è oggi visto come elemento di estrema difficoltà e quindi scarsa diffusione nel mondo delle imprese. Proprio come lo fu la Total Quality negli anni ’80.

C’è la percezione, come segnala anche Sara Cirone, che l’elemento che più ostacoli la diffusione dell’Agenda per il Millennio sia la mancanza di cultura della pianificazione strategica e non, come si pensa erroneamente, di attenzione ai temi della sostenibilità.

Manca nel nostro paese, e nelle PMI in particolare, la cultura della pianificazione strategica, cioè della capacità di comprendere che le imprese italiane devono pianificare le loro attività nel medio e lungo periodo.

Le PMI fanno ancora fatica a costruire un piano strategico di sviluppo aziendale all’interno del quale poi inserire gli obiettivi di sostenibilità.

Inserire elementi di sostenibilità diviene un passaggio quasi naturale quando si è in presenza di capacità di pianificazione strategica. Spesso il supporto di professionisti del settore è necessario, non ci nascondiamo dietro un dito, ma tali fase diviene un elemento naturale di vita dell’azienda.

L’Agenda 2030 è un supporto al miglioramento e non una lista di regole cogenti.

Ogni impresa dovrebbe scegliere quanto l’Agenda 2030 è affine al proprio core business e applicarla in maniera quasi naturale, seguendo la propria indole e la propria struttura culturale.

Inserire strumenti di sostenibilità nelle imprese prevede processi ormai consolidati: misurare, valutare, agire  e poi migliorare. Un processo standard di qualunque sistema organizzativo, ma che spesso viene visto erroneamente come elemento cogente e non come percorso di compliance.

La società benefit come esempio di modelli di sostenibilità

Le società Benefit sono uno strumento giuridico che riconosce un nuovo modello di impresa.

Una società Benefit è una realtà che si costituisce o che modifica il suo ordinamento inserendo nello statuto elementi di “beneficio comune”. Si tratta di scegliere come e su cosa l’impresa decide di impattare positivamente mentre attua il proprio business.

Un modo corretto per creare una Benefit dovrebbe essere quello di individuare le azioni che naturalmente si effettuano per il bene del territorio, rendicontarle e raccontarle.

Ottenere del beneficio comune dal proprio core business è l’elemento chiave per una società benefit di successo.

Ovviamente le azioni della parte Benefit dovranno essere rendicontate, inserite nel bilancio e nei documenti ufficiali dell’azienda. Si tratta di strumenti a valenza quantitativa e qualitativa (spesso narrativa). Ciò permette di collegare il core business al territorio e allo sviluppo dell’ambiente in cui si vive e si opera.

Please on Stage - Innovatori a confronto

Please on stage è un evento aperto, un percorso di dialoghi con innovatori. Ospitiamo ogni martedì alle 18.00 un innovatore e parliamo di quello che è per lui l’innovazione, di come ha sviluppato il suo percorso e di come poter diffondere i concetti dell’innovazione aperta.

Ci poniamo domande e cerchiamo di comprendere le lezioni che ognuno di noi nel suo lavoro ogni giorno apprende. Un modo per imparare in maniera condivisa.

Se conosci un innovatore, se sei un innovatore, se vuoi scoprire come lavorano gli innovatori seguici. Ogni martedì alle 18.00.

Impresa e territorio

Produrre modelli di business funzionali all’epoca in cui si vive

Attuare tali modelli guardando oltre i confini aziendali

Costruire sinergie tra imprese e territorio

Sviluppare le imprese progettando un beneficio comune anche per il territorio diviene quindi elemento di sviluppo e di innovazione.

In questo la costruzione di progetti culturali, di azione diretta, di coinvolgimento degli stakeholders, della promozione della cultura divengono benefici comuni a vantaggio di tutti gli attori.

Questo modello rende imprese e territorio più resilienti, più innovative e facilitano la ripartenza dopo una fase difficile.

L’innovazione aperta diviene quindi elemento di sviluppo e di crescita coordinata.

Ogni giorno possiamo fare la nostra piccola azione ed è lì che dobbiamo impegnare le nostre risorse pensando ad un nuovo modo di essere comunità

Sara Cirone

Imprenditrice

Far entrare il territorio nelle imprese e viceversa

Sviluppare le imprese progettando un beneficio comune anche per il territorio diviene quindi elemento di sviluppo e di innovazione.

In questo la costruzione di progetti culturali, di azione diretta, di coinvolgimento degli stakeholders, della promozione della cultura e così via divengono benefici comuni a vantaggio di tutti gli attori.

Questo modello rende territori e società più resilienti alle crisi, sono più innovative e ripartono molto meglio dopo una fase difficile.

L’innovazione aperta diviene quindi elemento di sviluppo e di crescita coordinata ed in questo il progetto di Hub del Territorio promosso da Sara Cirone promette di dare un apporto interessante al dibattito in atto.

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