L’inadeguatezza dell’essere umano di fronte al marketing

Quando si parla di Oil e Gas ci si sposta subito su temi di pancia. Temi di grande sensibilità e su cui nessuno apparentemente potrebbe non essere d’accordo. Temi quali:

  • Non possiamo mettere in crisi un comparto che occupa migliaia di persone
  • Non possiamo cambiare tutto domani
  • Ci vuole tempo per una seria transizione
  • Oggi non abbiamo alternative
  • Se non estraiamo noi lo faranno altri rivendendoci ciò che è nostro
  • ….

E così via. Slogan semplici da comprendere. Semplici da diffondere. Difficili da controbattere perché ciò richiede competenza, conoscenza, numeri, soluzioni complesse da comprendere e mettere in campo. Semplice, molto più semplice utilizzare slogan che fanno presa su un utente “ignorante”. Illudere cittadini e lavoratori. Costruire consenso sul presente. Slogan che non propongono soluzioni reali e concrete.

Con questo articolo vorrei seminare qualche spunto di riflessione. Non dare certo soluzioni, ma indicare dei problemi. Dare qualche piccolo strumento per riflettere senza cadere nella trappola del Risiko dell’Oil e Gas.

consumi metano in italia, Picco del petrolio

Consumo interno lordo di energia

Da questo grafico si vedono molte informazioni utili. Iniziamo dalla linea Blu: il consumo lordo rallenta dall’inizio della crisi e non riprende più. Il contraccolpo maggiore al crollo lo subisce il termoelettrico da fossile. Le rinnovabili totali invece vanno in controtendenza crescendo in maniera importante e sostenendo il mercato, nonostante non vi siano già più gli incentivi. Le FER chiudono in leggera crescita. Tradotto per i non tecnici: le motivazioni della crisi sono esogene e non legate al mercato italiano.

Quindi l’Oil e Gas è un settore in crisi strutturale

Perché questo ricatto?

Usare il ricatto dei posti di lavoro e della paura di vivere al buio ed al freddo è molto efficace, soprattutto relativamente al settore dell’Oil e Gas. Lavora su sentimenti ancestrali e su paure ben consolidate. È facile fare comunicazione spicciola utilizzando queste leve. La grande massa ti capisce subito. Comprende immediatamente e ti segue. È una tentazione davvero forte in cui cadono molti politici, i giornalisti, gli opinion maker. Poi vi è un’altra fetta di pensieri. Quella del finto ambientalismo. Quella che parla di inquinamento, di morte per tumori, di stragi di ogni genere. Stessa strategia. Stesso ricatto. Stesso strumento: la paura.

Lavorare invece sulla consapevolezza ha due enormi svantaggi: perdi le redini del gioco perché dall’altra parte ragionano e pensano con la loro testa; devi studiare per essere competente, dire cose sensate in maniera comprensibile. Problemi enormi per chi vuole pilotare il consenso invece che costruirlo.

Vediamo subito di sgombrare il campo dal primo alibi.  L’Index Hays, che dal 2010 ha monitorato l’andamento delle ricerche lavorative per il comparto petrolifero, nel primo trimestre del 2015 è sceso dall’1,16 al 0,95, con un calo del 28% dal dicembre 2014 e di ben il 42% in un anno. Dopo questo crollo non è stato più pubblicato.

Gli esperti di Hays spiegano che «Ora [2015] che l’effetto della recessione si è pienamente attuato, le società operative e di servizio stanno implementando strategie e misure di cost-saving in tutte le macro aree geografiche del comparto, per assicurarsi profitti». (cfr.). “Cost-saving per assicurarsi i profitti” non ha bisogno di traduzioni vero? Non abbiamo trovato informazioni più aggiornate sull’indice relativamente agli anni successivi. Le pagine restituiscono Errore 404 (eliminate).

Proviamo a fare una riflessione. Prima del referendum del 2016 (vinto dai pro Oil e Gas) il comparto romagnolo parlava di rischio perdita di 5000 posti di lavoro. Oggi, con il decreto 1000 proroghe, le stesse fonti parlano di un rischio per 3000 lavoratori. Ci fermiamo a sottolineare un dato che non è indicatore diretto, ma potrebbe dare notevoli spunti di riflessione. Non abbiamo trovato dati oggettivi purtroppo.

tasso occpuazionele per comparto energetico

Ultimo approfondimento sui posti di lavoro. Nel grafico qui sopra vedete l’intensità di lavoro per comparto energetico espressa in TWh/anno, cioè quante persone vengono impiegate da un settore per produrre un TWh di energia elettrica. La riconversione energetica, se fosse fatta immediatamente, all’improvviso e totalmente (cosa impossibile per vari motivi che spiegheremo dopo) avrebbe solo benefici lavorativi come vedete. Quindi il tema della perdita di lavoro non solo è mal posto, ma è semplicemente un ricatto infondato (cfr. grafico GreenReport).

Non esistono alternative all’Oil e Gas

Prima di parlare di alternative cerchiamo di comprendere qualche altro aspetto. Sai a quanto ammonta il contributo del gas metano negli approvvigionamenti italiani? Meno del 10%. Ed il grandissimo serbatoio della lucania e tutte le risorse petrolifere italiane? A meno del 6%. Stiamo quindi parlando di un totale del 15% teorico massimo. Certo un contributo non trascurabile, ma non certo una cosa fondamentale, visto che il resto degli idrocarburi arriva dall’estero. Sai a quanto ammonta la produzione da fotovoltaico? A quasi il 25%. Devo aggiungere altro? Guarda come la capacità estrattiva italiana si evolve nel tempo. Il grafico è chiarissimo e dimostra la crisi strutturale del settore Oil e Gas.

produzione metano italia

Come vedi il trend è di nuovo indipendente dal mercato interno e segna un inesorabile declino (cfr). Possiamo sostituire facilmente questo 15% con fonti rinnovabili (produzione interna) ottenendo un vantaggio in termini di mercato del lavoro enorme.

Si ma perché dobbiamo comprare il petrolio ed il metano se possiamo produrcelo?

Ecco il nodo. Vero che se hai una fonte, dismetterla e dal domani acquistare è miope. Ma investire in una fonte che sta finendo non è altrettanto miope? In realtà si dovrebbe parlare di sostegno al mercato e non di approvvigionamento nel breve e brevissimo tempo. Il dibattito di questi giorni [inizio 2020 n.d.r.] non è legato al dismettere quello che abbiamo, ma ad investire in ricerca di nuove eventuali risorse.

Questo è un altro trucchetto in cui molto spesso ci fanno cadere i fautori dell’investimento in Oil e Gas. L’assunto sarebbe: oggi non ci sono alternative, non ha senso regalare ad altri il nostro metano. Estraiamo, poi quando le altre fonti saranno pronte ne parleremo… Apparentemente non fa una piega. Se non fosse che così ci condanniamo a dipendere costantemente dagli altri. Ad inseguire gli altri. A non sviluppare nostre soluzioni per essere indipendenti.

Vediamo un altro grafico con le serie storiche di consumi di metano negli ultimi 40 anni.

consumi metano in italia

Cosa ci dice questo grafico? Ci fa vedere come i consumi interni di metano siano calati di oltre il 50% in 10 anni. Il trend massimo si è avuto nel 1994, poi un continuo, inesorabile, costante calo. Stiamo parlando dei consumi attenzione, dato che può riferirsi con le dovute cautele all’intero settore Oil e Gas. E il trend è iniziato ben prima della crisi. Perché? Le risposte non sono univoche, ma sicuramente l’efficienza ha portato ad un contributo fondamentale. Tutti gli incentivi dati alle imprese ed ai cittadini per abbattere i consumi, in un paese che viaggia essenzialmente a metano, hanno avuto un effetto dirompente. Ecco dove si annida, probabilmente, una delle più forti motivazioni dell’attuale crisi del settore. E, secondo me, non è certo un male visto da questa prospettiva.

Veniamo al tema delle alternative all’Oil e Gas

Nel dibattito si punta spesso sul fatto che le rinnovabili, essendo discontinue, non permettono di sostenere le richieste dei consumi. In pratica una centrale a turbogas la puoi accendere e spegnere quando vuoi. Un fotovoltaico produce in maniera incontrollata, solo quando c’è il sole. Vero. Verissimo.

Ma di nuovo, se il sistema è regolato in gran parte dagli approvvigionamenti esteri di cosa stiamo parlando? Potremmo semplicemente utilizzare gli approvvigionamenti esistenti come elemento di compensazione, dismettere gli investimenti in ricerca di nuovi idrocarburi spostandoli i fondi sulla ricerca in tema di smart grid, storage, carbon sequestration, produzione da rinnovabili e così via. Ciò produrrebbe ordini di grandezza di posti di lavoro in più non in meno e sposterebbe il know-how e la produzione di energia sempre più in casa nostra svincolandoci dall’estero. Man mano che miglioriamo la nostra rete tecnologica potremo dismettere gli approvvigionamenti. In un ciclo molto virtuoso che vedrebbe il comparto dell’Oil e Gas come motore ed attore della conversione.

estrazione metano, piattaforma oil e gas

Basta, il futuro delle imprese dell’Oil e Gas è a rischio!

Il futuro di queste imprese è fortemente a rischio. È oggettivo, innegabile. Ma come abbiamo visto, non è certo a rischio per problemi interni. Il futuro dell’Oils&Gas è a rischio per una naturale riconversione a livello mondiale della produzione e dei consumi. Non ci sono alternative.

Non abbiamo ancora parlato del EU Green Deal che darà a breve un’ulteriore mazzata al settore. L’Europa punta a diventare carbon neutral al più tardi entro il 2050. Come pensa di raggiungere questo obiettivo? Attraverso un piano di investimenti incredibile. Almeno 1000 miliardi di euro saranno spostati nel bilancio da settori non sostenibili a settori sostenibili. Una cifra simile dovrebbe essere investita dalla Banca Europea di Investimenti.

A tali strumenti sarà affiancato un sistema di penalizzazioni per chi non rispetta tali vincoli. Avrete notato come le case automobilistiche abbiamo accelerato nell’ultimo anno sulla mobilità elettrica. Secondo voi per quale motivo?

Ve lo spiego meglio per punti. Nei prossimi 10 anni l’Europa:

  • Sposterà 100 miliardi l’anno del proprio bilancio su investimenti sostenibili
  • Investirà con la BEI cifre simili
  • Penalizzerà in maniera crescente settori non sostenibili, le imprese e gli stati non sostenibili

Se vogliamo tradurlo in termini economici il settore dell’Oil e Gas è uno Stranded Asset. Un settore industriale che nei prossimi anni potrebbe portare secondo molti analisti a perdite certe. Un settore del quale qualunque imprenditore vorrebbe disfarsi nel più breve tempo possibile.

Eppure….in Italia i politici lo sostengono e spingono affinché sia salvato così com’è. Ogni anno l’Italia investe in questo settore poco più di 18 miliardi di euro in incentivi. Incentivi che paghiamo noi in bolletta. Incentivi che servono per tenere bassi i costi di produzione. Altrimenti il gas ed il petrolio italiano sarebbero fuori mercato. Per incentivi alle rinnovabili lo stato italiano investe ordini di grandezza inferiori, sia chiaro.

Ecco quindi la prima soluzione. Ri-orientare oggi, immediatamente la ricerca. Non verso nuove prospezioni, ma verso soluzioni sostenibili. Riassumiano, per chi non lo conoscesse, il percorso industriale che porta all’estrazione di gas:

  1. Ricerca di nuove risorse di metano
  2. Autorizzazione di nuove prospezioni
  3. Prospezione e verifica
  4. Autorizzazione per la costruzione di nuove piattaforme
  5. Costruzione delle piattaforme estrattive
  6. Autorizzazione delle strutture di trasporto
  7. Costruzione delle strutture di trasporto

Quanto ci si mette? Che mondo avremo a quel punto? Sicuri che non stiamo cercando di avviare una ricerca che sarà semplicemente in un prodotto invendibile tra dieci anni e in più anche iper-tassato? Ma a quel punto come si ripagheranno gli investimenti queste imprese?

Volete la controprova? Nel mondo della finanza sta accadendo che:

  • Il 59% dei consulenti finanziari, il 57% dei fund buyer professionali e il 56% degli investitori istituzionali ritiene che gli investimenti ESG (Environmental, Social and Governance) renderanno più delle medie del loro mercato di riferimento
  • Tali valori crescono al 70% per i consulenti italiani
  • Il 55% degli investitori finanziari nel 2019 ha pianificato un’allocazione di risorse verso ESG
  • L’81% degli investitori richiede un riallineamento tra valori personali (etici) e valori dell’impresa su cui investe
  • Il 66% degli investitori ritiene l’ESG un investimento che sarà standard nei prossimi anni

Chiaro? La finanza sta spostando i capitali in maniera sostanziale verso aziende a “valore etico” (cfr). Quella finanza che sostiene economicamente le società quotate e quindi si allontana dall’Oil e Gas togliendo a queste aziende risorse importantissime.

Se non bastasse, il calo dei consumi sta rendendo impossibile acquistare altro metano, perché ne utilizziamo meno, abbiamo i depositi pieni, non riusciamo a gestire il surplus.

Perché crediamo che molti imprenditori siano inadeguati

Quando un imprenditore dirige un’impresa dovrebbe sempre avere sotto il naso i numeri di rendimento dell’impresa ed i trend del mercato:

  • In che direzione sta andando l’azienda?
  • In che direzione vanno i tuoi clienti?
  • Quanto scostamento c’è tra questi due trend?
  • Come ridurre costantemente questo scostamento?
  • Come anticipare i trend di mercato con ricerca ed innovazione?

Ora visto quanto sopra. Tu i tuoi soldi li investiresti in un’azienda di estrazione petrolifera? Seriamente!

Guarda ad esempio i dividendi staccati da ENI negli ultimi anni. Nel 2015 c’è stato un ricalcolo a causa del crollo del prezzo del petrolio che poi si è mantenuto sostanzialmente stabile. L’azienda invece giustificherebbe una crescita dei dividendi con un imminente quotazione del Brent intorno ai 90 dollari al barile. Questa crescita ad oggi non è visibile.

Come si fa a mantenere una marginalità buona per garantire dividendi, se non migliorano i prezzi di vendita e non crescono i volumi di vendita del tuo prodotto? Citiamo ancora una volta gli esperti di Hays:  «…le società operative e di servizio stanno implementando strategie e misure di cost-saving“. Amen!

A breve [entro la primavera 2020 n.d.r.] ci sarà la nomina del nuovo CdA ENI. Si accettano scommesse su cosa accadrà in quel frangente.

Perché la politica italiana non è adeguatamente strutturata

Fare Politica vuol dire occuparsi della cosa pubblica. Pensare al futuro del paese. Vuol dire essere una persona che cerca di anticipare i tempi e di vedere un futuro migliore per il proprio paese. Non vuol certo dire seguire la massa con i sondaggi e cercare di assecondarla per il proprio bene personale. Vuol dire essere punta di diamante della società. Soprattutto vuol dire pensare e pianificare la propria azione con un orizzonte temporale di almeno 10 anni. Ma se si vota ogni 3 mesi il tutto diviene impossibile. Ci vorrebbero statisti, abbiamo sondaggisti….

sondaggi politici

In ciò abbiamo esempi interessanti da seguire…all’estero. Paesi che prendono strade precise leggendo i numeri.

I paesi scandinavi abbandonano il petrolio. Lo estraggono ancora, per gli altri. Per loro invece puntano altrove. Perché? Finché non ci saranno le multe puntano tutto sulla riconversione usando i soldi della vendita petrolio. Quando ci saranno le multe, il loro mercato interno sarà in gran parte fuori dal petrolio. Potranno chiudere i loro rubinetti. Potranno incassare i soldi pagati dalle multe di altri paesi meno virtuosi. Aumenteranno così il gap tecnologico con gli altri.

Altri paesi europei fanno lo stesso. Investono in riconversioni in maniera poderosa (rispetto a noi). Si attrezzano per prendere il treno dei finanziamenti europei. Incentivano la mobilità sostenibile. Incentivano il consumo elettrico. Incentivano la ricerca in rinnovabili. Ma soprattutto incentivano la ricerca in batterie, stoccaggio energetico, riconversione intelligente delle reti di distribuzione della corrente elettrica. Perché se vuoi una produzione rinnovabile devi avere un sistema di trasporto e stoccaggio efficiente per quando il sole ed il vento non ci sono….e ciò non si fa in due giorni.

Si dovrebbe pianificare una strategia con un orizzonte di almeno 10 anni, ma proprio su questo fronte la politica italiana è scarsamente attrezzata e sguarnita.

Le soluzioni ci sarebbero

Volendo avviare una transizione energetica oggi le soluzioni ci sarebbero. Il punto è che, nel nostro paese, si continua ad investire in altre direzioni, sperperando le poche risorse disponibili. Se grandi aziende come ENI, che sono davvero un patrimonio tecnologico per il nostro paese, continuano ad investire o chiedere il sostegno per piani di perforazione futuri, non avremo altre possibilità. La coperta è corta. Bisogna dirlo con serietà.

Se a livello locale i comuni iniziassero a chiedere una presenza delle grandi aziende italiane al fianco delle università e della ricerca, se iniziassero a vincolare gli investimenti sui territori alla carbon neutrality, se iniziassero a chiedere supporto per lo sviluppo di piattaforme di distribuzione energetica da FER, se iniziassero a pensare di incentivare i servici che spingono verso la carbon neutrality, l’economia circolare, la riduzione della cementificazione, la rigenerazione territoriale, la formazione…. le cose a livello locale potrebbero prendere una piega differente.

Attenzione, stiamo parlando di servizi altamente tecnologici e labour intensive, non parliamo di decrescita e pauperismo!!!

Se a livello nazionale si iniziasse a dire chiaramente in che direzione vuole andare questo paese, invece che dilazionare costantemente il futuro in continue deroghe. Se si facesse un piano di spostamento meditato degli incentivi dalla produzione di carburanti derivati da petrolio alla produzione energetica sostenibile. Se si spingesse verso un ammodernamento delle reti di distribuzione. Si si creasse una rete di servizi tecnologici a supporto di smart working, competenze, riconversione agronomica, tutela del territorio, sviluppo del patrimonio culturale e del turismo…. Se uno solo di questi punti venisse affrontato, avremmo probabilmente tanti di quei posti di lavoro da far impallidire qualunque economia europea. E potremmo sfruttare una parte di quei 100 miliardi l’anno che arriveranno a breve.

Per riassumere quindi investire ed incentivare alcune scelte avvantaggerebbe non solo le imprese dell’Oil e Gas, ma creerebbe così tanti posti di lavoro che non ci sarebbero più problemi. Alcuni esempi concreti? Proviamo senza pensare di essere esaustivi, alcune idee fattibili in poco tempo:

  • Costruzione di parchi medio eolici intorno alle aree di estrazione con inserimento di aree di allevamento e sviluppo turistico (alcune autorizzazioni potrebbero essere operative velocemente al largo della romagna ad esempio)
  • Avvio di una seria rete di distribuzione di stazioni di ricarica moderne per auto elettriche in autostrada (alta potenza) e nelle aree turistiche (bassa potenza). Fattibile immediatamente. Attirerebbe turismo e creerebbe i presupposti per la transizione già in atto
  • Costruzione di aree di ricerca e sviluppo dedicate in vari territori con supporto a startup del settore energetico, con particolare focalizzazione sulle materie sostitutive la plastica ed in generale l’economia circolare, lo storage intelligente, le smart grid per la micro distribuzione gratuita, la generazione di energia da nuove fonti rinnovabili
  • Reintroduzione degli incentivi al risparmio energetico e introduzione di incentivi al riuso dei materiali in edilizia. Servirebbe un progetto nuovo, rivisitando i punti di forza dei precedenti incentivi e potenziando con elementi di maggiore incisività
  • Introduzione di incentivi seri per le imprese che utilizzano lo smart working, l’innovazione tecnologica e l’introduzione di servizi che abbattano l’intensità di energia, la rigenerazione di aree private di imprese per la creazione di servizi di pubblica utilità rivolti a dipendenti e cittadini, potenziamento del welfare aziendale

In tutte queste aree si potrebbero agganciare investimenti europei, BEI e sviluppare competenze sfruttando il grande Know-How delle imprese italiane dell’Oil e Gas che potrebbero avvicinare le loro concorrenti. Ciò richiede l’ideazione di progetti veri e di grande respiro. Progetti condivisi con i territori e le parti sociali. Non servono piccolissimi esempi sperimentali buttati in giro per l’Italia e senza alcuna speranza reale di sviluppo industriale. Green washing dispendioso ed inutile, visto che il mercato è maturo e non ci casca più.

La vera soluzione siamo noi

Tutti i se del paragrafo precedente hanno però un unico grande se. Se non facciamo la nostra parte, tutto è inutile. Si perché come al solito è molto comodo dare responsabilità e colpe agli altri. I primi a non avere alibi siamo io e te, ogni giorno in ogni azione che facciamo. Dalle scelte di acquisto alle posizioni educative verso i nostri figli, agli investimenti, al modo di votare, al modo di pensare…..

Quando fai una scelta condizioni tutta la filiera nel tuo piccolo. Ecco perché sto mettendo in discussione un po’ tutte le mie scelte. Non credo che possiamo più permetterci di essere una cosa e predicarne un’altra. In tutto. E questo piccolo spazio che mi è concesso sarà uno dei luoghi dove darò voce a tutto questo.

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