Luca Riccadonna

Come trasformare la passione in lavoro secondo Luca Riccadonna

Abbiamo incontrato un esperto di opportunità per i giovani: Luca Riccadona. Un agricoltore e imprenditore molto attivo e versatile, presidente dei giovani cooperatori trentini e vicepresidente dell’Ecomuseo della Judicaria oltre che essere un animatore territoriale che promuove la valle in cui vive.

In tutti questi ruoli cerca di lavorare su se stesso e non solo per pulire le menti dai pregiudizi valutativi. Luca Riccadonna cerca cioè di comprendere l’interesse dei clienti ripulendo le sue idee da un errore molto comune: ciò che piace a noi deve necessariamente piacere agli altri.

Un elemento che è fondamentale quando si avvia un progetto di impresa, basti pensare che questa incapacità di “scremare i preconcetti“, come dice Luca Riccadonna, è la prima causa di fallimento di una start up.

Per Luca Riccadonna la chiave del successo è “prendersi il tempo per comprendere realmente gli interessi dei clienti” e costruire intorno ad essi la progettualità di un’impresa.

Un giovane imprenditore deve riuscire anche a non avere ostacoli all’innovazione e non può attendere che il mondo cambi, deve essere pro-attivo e costruirsi le sue opportunità.

Ogni giovane imprenditore deve prima di tutto porsi nel ruolo di promotore della propria idea. Cercare di costruire una corretta narrazione che possa essere compresa da chi oggi ha la governance. La prima cosa è cercare di evitare le chiusure aprioristiche di chi dovrebbe aprire le opportunità.

Per allenare questa dote serve capacità di ascolto e credibilità. Luca Riccadonna ci porta un esempio molto semplice di questo concetto con lo “svoltolar banchete“, cioè a smontare le panchine dopo una festa di paese. Mettersi a disposizione di una comunità e farne parte vuol dire lavorare prima per la comunità e poi pretendere supporto.

Se arrivi in una nuova comunità puoi partecipare e godere della festa, ma sarai visto come un turista qualunque. Se invece entri nella comunità ed inizi subito a “svoltolar banchete” diventerai uno della comunità perché prima di chiedere hai dato.

Cooperazione di comunità come opportunità per i giovani

L’innovazione di processo è oggi forse la strada più importante per sviluppare e dare gambe all’innovazione

La creazione di opportunità per un territorio a questo punto diviene elemento succedaneo alla creazione di relazioni e fiducia.

In questo la cooperazione può rappresentare non solo un mero elemento ancillare alle altre forme di impresa. Il modello cooperativo permette intrinsecamente di sviluppare modelli di innovazione sociale rendendo automaticamente gli altri modelli un banale esempio di applicazione.

La cooperazione di comunità è forse la declinazione più importante dell’innovazione sociale. Un modello che deve però rendere chiaro chi è il cooperatore e in che modo ognuno può riuscire ad esprimere una proposta di miglioramento divenendo socio imprenditore.

Creazione di opportunità attraverso modelli relazionali

La cooperazione di comunità è un modello che riesce a dare gambe organizzative ed imprenditoriali alla voglia di lavorare insieme, un modello di creazione di opportunità per un territorio estremamente semplice ed efficace perché si basa sulle relazioni, una delle principali ricchezze dei piccoli territori.

Il modello di cooperazione di comunità infatti cerca di strutturare le modalità relazionali tra le persone ed indirizzarle ad un’attività imprenditoriale che possa creare arricchimento ed opportunità per il territorio partendo dal basso e non dall’alto.

La cooperazione umana nasce e si sviluppa soprattutto attorno ai potenziali inespressi, ma per scoprirli ed esaltarli bisogna allargare la mente e avere esperienze. Bisogna insomma uscire dalla mentalità del proprio territorio e guardarlo da fuori. Ecco perché l’opportunità di viaggiare e scoprire altre realtà per i giovani è un fattore essenziale per il successo.

In altre parole viaggiare e arricchire il proprio bagaglio di esperienze e competenze permette di comprendere il potenziale inespresso del proprio territorio e trasformarlo in opportunità. Guardarlo cioè con gli occhi del potenziale cliente. Una sorta di “evoluzione sana del campanilismo” come la definisce Luca Riccadonna.

Questo meccanismo potrebbe trasformare semplici passioni ed emozioni legate ala vita quotidiana in progetti di promozione turistica, imprenditoriali, culturali e generativi di opportunità per i giovani.

La cooperazione di comunità nasce con la finalità di tutelare un territorio cercando di arricchirlo e tutelarlo. Arricchire un territorio vuol dire preservare ed offrire questa ricchezza (il territorio stesso appunto) al turismo, all’agricoltura, all’ambiente, alla salute…..

La cooperazione di comunità deve però imparare a scogliere un nodo fondamentale: comprendere ed interpretare il significato di bene collettivo e gestire le naturali sovrapposizioni tra esigenze del pubblico e del privato divenendo terzo. È importante che i cooperatori si rendano conto che la cooperazione di comunità deve offrire servizi più vicini/concorrenziali al pubblico che al privato.

Dove ciò accade il ruolo del pubblico ritorna ad essere quello costituzionale di pianificatore, decisore degli orientamenti di un territorio e non di gestore. In questo modo l’ente pubblico diviene finalmente soggetto abilitante l’attività di impresa e creatore di opportunità. Cosa molto rara nel nostro Paese.

Il post Covid, una grande opportunità per la cooperazione di comunità

Questa fase è estremamente liquida e difficile, ma in questa fase stiamo accelerando tutti i cambiamenti. Ciò che accadrà non è dato sapersi, ma sicuramente da questa massa che oggi appare liquida ed informe appariranno grandi opportunità.

Viviamo una degenerazione strutturale dei modelli industriali consolidati. Oggi queste realtà imprenditoriali appaiono come monolitiche e sembrano assorbire l’impatto, ma non potranno resistere: non sono resilienti, non sono dinamici, non sono abituati ad adattarsi. Hanno sempre atteso che fosse il contesto ad adattarsi a loro ed oggi cambiare gli è impossibile.

Viviamo un’accelerazione comunicativa, una flessibilità di modelli, una complessità di opportunità e di strade in continuo cambiamento ed adattamento. Probabilmente vedremo il crollo di interi settori industriali e commerciali e chi è legato a questi sistemi difficilmente sopravviverà. Ma questi crolli apriranno enormi opportunità per chi li saprà anticipare e cogliere.

La grande specializzazione in natura porta spesso all’estinzione. Se un essere vivente si specializza per nutrirsi di un solo elemento naturale e questo elemento viene meno, l’organismo specializzato non ha più nutrimento e muore. Questo è quello che rischia di accadere nei prossimi anni per molti settori industriali. Sta venendo meno il loro tradizionale nutrimento.

Please on Stage - Innovatori a confronto

Please on stage è un evento aperto, un percorso di dialoghi con innovatori. Ospitiamo ogni martedì alle 18.00 un innovatore e parliamo di quello che è per lui l’innovazione, di come ha sviluppato il suo percorso e di come poter diffondere i concetti dell’innovazione aperta.

Ci poniamo domande e cerchiamo di comprendere le lezioni che ognuno di noi nel suo lavoro ogni giorno apprende. Un modo per imparare in maniera condivisa.

Se conosci un innovatore, se sei un innovatore, se vuoi scoprire come lavorano gli innovatori seguici. Ogni martedì alle 18.00.

Cooperazione di comunità

Il rispetto del territorio e delle persone è la base della cultura dell’accoglienza

Prendersi cura del paesaggio umano

Osservare per scoprire le opportunità

Spesso le opportunità nascono dall’osservazione delle dinamiche e delle condizioni tipiche di un territorio o di un mercato e dal cercare di individuare in esse elementi innovativi o soluzioni alternative ad un problema. Questa è ad esempio l’esperienza della cooperativa di comunità Fuoco di cui Luca Riccadonna e co-founder.

Ma ciò non basta, si devono poi cercare i punti di aggancio tra innovazione e mercato. Un’opportunità di innovazione è comprendere le esigenze del cliente, territorializzarle e contestualizzarle nel tempo e nel luogo. Sfruttare quindi le peculiarità di un luogo e proporle come elemento di arricchimento del proprio prodotto o servizio.

Nelle piccole realtà le relazioni possono essere un forte elemento di blocco o un grande elemento di opportunità e sviluppo. La differenza sta nella capacità di lettura dell’imprenditore.

Luca Riccadonna

Presidente, Giovani cooperatori trentini

Far entrare il territorio nelle imprese e viceversa

Oggi molte aree dell’agricoltura sono legate ad una modello di mero conferimento. Un modo di fare impresa molto limitato e con obiettivi slegati da aspetti culturali e di attenzione al territorio o al cliente. Questo modello allontana paradossalmente l’agricoltore dalla terra perché orienta l’attenzione dell’imprenditore esclusivamente al conferimento.

Un’agricoltura più sana e vicina al mercato ha questo modello di business come concorrente. Si trova di fronte ad una lotta impari sia dal punto di vista della capacità economica che culturale.

Un imprenditore attento alla terra ed al mercato, applicando la vendita diretta riesce a vivere meglio le esigenze del cliente. Quando queste mutano in cerca di autenticità (come accade ormai da anni) esso riesce a leggerle meglio. Ma un singolo imprenditore ha costi enormi rispetto al modello di conferimento.

Per “sconfiggere” o meglio per iniziare a cambiare questo modello, creando nuove opportunità per tutti, la strada maestra dovrebbe essere quella di iniziare a contaminare il modello predominante dimostrando la bontà delle alternative più sostenibili ed etiche. Ma per farlo si deve imparare a parlare anche il linguaggio del modello classico che è un linguaggio prettamente economico.

Nel momento in cui si riesce a creare interesse e costruire relazioni dimostrando l’efficacia di modelli alternativi attraverso i risultati, allora si può tentare di modificare lo status quo, si è cioè acquisita la credibilità necessaria. Dove il sistema è troppo bloccato da permettere la nascita di modelli apparentemente spuri, il sistema si condanna all’estinzione perché uccide ogni opportunità di innovazione.

L’innovazione ambientale e sociale deve quindi necessariamente passare dalla cura del territorio, delle relazioni, dal costruire percorsi di apertura e di fiducia sviluppando obiettivi comuni. Ma deve avere sempre in primo piano anche fatturato e marginalità che rappresentano la base su cui un’impresa sana può vivere e prosperare ed un elemento di collegamento con il “mondo fuori”.

Cercare opportunità come metodo di impresa

Dovremmo imparare ad utilizzare alcuni strumenti per leggere le evoluzioni del mondo alla ricerca delle migliori opportunità. Luca Riccadonna consiglia di dedicare due momenti della giornata di ognuno a questa attività. Questo è molto importante quando si sviluppa un progetto, ma lo è ancor di più in un periodo così difficile da comprendere ed interpretare.

Il primo dovrebbe essere un momento di analisi. Studiare cosa accade nel mondo e comprendere come gli eventi potrebbero influenzare il nostro progetto. Costruire una mappa che possa aiutarci a trovare la strada ed identificare così le nostre piccole opportunità di resilienza. Dotarsi cioè di una mappa che ci aiuti a comprendere come i cambiamenti sociali, economici, culturali, tecnologici possano influire sulla nostra vita.

Ma non fermasi qui. Dopo aver aggiornato la mappa si dovrebbero rileggere gli aggiornamenti fatti nei mesi precedenti. Una sorta di analisi critica del percorso fatto. Ciò ci permette di comprendere la velocità temporale dei cambiamenti e la nostra velocità relativa, la chiave per adattarci.

Il secondo momento dovrebbe essere dedicato all’ascolto: leggere, osservare le esperienze di altri, studiare, guardarsi intorno. Non necessariamente temi o argomenti legati al proprio settore tecnico, ma ampliare il più possibile gli orizzonti per arricchire la faretra di frecce a corredo del nostro arco. Ogni freccia è un’opportunità, ogni competenza un arco diverso da utilizzare alla bisogna.

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