Dubai COP28 – Perchè è così importante

Al 2030 mancano solo 7 anni.

Basterebbe questa asserzione per farti capire l’importanza di questa COP. Siamo ad uno dei punti di svolta, non possiamo sperare che decisioni future ci salvino dal disastro. Il momento è ora e oltre questa COP rimarranno davvero pochissime occasioni per invertire la rotta.

La COP28 quindi rappresenta uno degli ultimi appuntamenti in cui l’umanità può davvero decidere di cambiare strada.

Anche quest’anno, come negli ultimi anni, sul mio canale YouTube (a cui dovresti iscriverti) faccio un resoconto delle attività e delle decisioni prese alla COP, scelta motivata sia da una necessità di essere informato sui lavori, sia da una amara costatazione: in Italia non si riesce ad avere una informazione sana se non mediata da ignoranza, pressapochismo e molta distorsione legata ad interessi malcelati.

Serve una informazione sana e io cercherò di rilanciare le notizie dei canali che da anni seguo per informarmi. Non sono notizie di prima mano, non sono a Dubai, ma oggi non serve necessariamente esserci, basta avere i giusti canali.

Su YouTube farò dei resoconti quasi giornalieri e qui riporterò le notizie in sintesi e con magari alcuni approfondimenti che sul video non riesco a fare con link ed altre informazioni.

La transizione ecologica, soluzioni strategiche

La transizione ecologica ed energetica non è più un’esigenza normativo o etica: è l’unico modo per sopravvivere alle sfide del futuro. Che tu sia un politico, un imprenditore o semplicemente un cittadino preoccupato del suo futuro non puoi continuare come se niente fosse.

Da anni sviluppiamo approcci e modelli di business che possano apportare vantaggi dalla transizione ecologica: sviluppo territoriale, modelli di business per l’innovazione sociale ed ambientale in impresa, approcci per piccole realtà come borghi condomini quartieri.

Abbiamo imparato che la progettazione partecipata può divenire elemento di condivisione di responsabilità, una strategia vincente per cittadini, politici ed imprese.

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Percorso di avvicinamento alla COP28

Sembrerà strano, ma il percorso di avvicinamento ad una COP è sempre un elemento chiave che ci permette di capire come si svolgeranno i lavori poi nella kermesse reale.

Anche quest’anno i lavori preliminari hanno visto alti e bassi creando differenti aspettative.

30 Novembre 2023: Loss&Damage Fund

I lavori della COP28 dovevano iniziare il 30 Novembre 2023, ma con grande sorpresa già nella serata di accoglienza dei delegati durante la riunione preliminare Al Jaber, vittima di un pesante scandalo, mette ai voti un importante documento il Loss&Damage Fund.

Non stiamo parlando di un documento rivoluzionario nei suoi contenuti, ma abbiamo una vera piccola rivoluzione nel metodo. Al Jaber ha lavorato bene o semplicemente ha accelerato i tempi per cercare di mascherare lo scandalo che lo ha colpito? Lo sapremo solo alla fine dei lavori, ma sicuramente questa COP28 si presenta come un evento molto differente rispetto alle COP degli anni passati.

Il giorno di Papa Francesco e Antonio Guterres

I lavori alla COP28 iniziano con le dichiarazioni di intenti dei capi di stato. Due giornate di presentazioni e di dichiarazioni, ma anche due giorni in cui quasi 200 capi di stato possono stare fianco a finaco e dialogare.

Un’occasione che raramente si presenta e che quasi tutti prendono molto seriamente investendo quel tempo in incontri bilaterali su vari temi. Anche solo per questo motivo la COP è un appuntamento di grande importanza.

Dubai COP28: tra scandali e botte da orbi

Iniziano a delinearsi alcuni punti chiave di questa COP28.

Primo punto la presidenza: Al Jaber sta riuscendo in tutti i modi a rendere incomprensibili le sue idee e posizioni. Tra dichiarazioni negazioniste e proposte sorprendenti questa presidenza potrebbe passare alla storia come la più incomprensibile di sempre.

La guerra dei soldi tra paesi ricchi e paesi poveri pare essere giunta alla nodo gordiano. Le separazioni tra i delegati, la tensione, le difficoltà di dialogo sono evidenti e a volte quasi plateali. Riuscirà questa COP a portare i risultati che tutti ci aspettiamo?

Nucleare e fake news da Dubai COP28

L’Italia si dimostra un paese con una classe giornalistica pessima. Di questi primi giorni di COp28 in Italia è arrivato poco e spesso molto distorto rispetto alla realtà. Un esempio la scelta del nucleare che in molti programmi televisivi di casa nostra è passata come un momento chiave della COP28 e che in realtà a Dubai ha rappresentato poco più che un aperitivo gratis offerto ai giornalisti di casa nostra.

Si fa una gran fatica a trovare notizie sui giornali mai stream, mentre in quel di Dubai i delegati lavorano alacremente e sembrano cercare accordi di buona lena.

Gli accordi sottoscritti al momento sono molto importanti, anche se spesso i contenuti non sono particolarmente inmpegnativi. Ma chi mi segue lo sa e se non lo sai riguarda i video: alle COP non si chiudono quasi mai accorti di altissimo impegno perché si preferisce un accordo al ribasso ma con tanti firmatari. Un format che può piacere o meno, ma è l’unico che abbiamo al momento.

COP28, sarà phase out?

Il lavoro dei delegati fino al 12 dicembre sarà prevelentemente incentrato nel lavorare sulle bozze documentali per cercare di ottenere un accordo.
Al momento le discussioni più importanti ruotano intorno al tema della finanza ed al Global Stocktake. Per il primo tema il nodo da scioglere è sul come verranno destinati i soldi ai paesi poveri: prestiti o donazioni? Tutto ruota direttamente o indirettamente, come sempre intorno ai soldi, chi e come li deve mettere.
Per il Global Stocktake invece il tema è phase out o phase down?

COP28, come è finita?

La COP28 si è conclusa con la firma all’unanimità di un documento di cui probabilmente ne avrete sentito parlare. Ma si tratta di una vittoria o una sconfitta? Un passo avanti o un passo indietro?

Per comprendere come sia andata questa COP e cosa alla fine ci portiamo a casa, se ci portiamo a casa qualcosa dobbiamo necessariamente partire analizzando i punti chiave del lavoro fatto.

Primo punto: il documento finale e la chiave di discussione phase out – phase down
Sull’introduzione di questi termini nel documento finale c’è stata una lotta durissima e i termini sono rimasti in sospeso fino alla fine. Il documento finale non prevede nessuno nessuno dei due, come capita spesso nelle attività di mediazione.
Ma attenzione, compare per la prima volta in un atto ufficiale della COP il concetto di “transitioning away fossil fuel” cioè transizione fuori dai combustibili fossili. Vi ricordo che in nessun documento delle COP erano mai apparsi in maniera esplicita i combustibili fossili. Si le paroline “fossil fuels” non sono mai state scritte nero su bianco in un documento ufficiale proprio perché le lobbies ed i paesi del petrolio si sono sempre rifiutati di riconoscerne il ruolo diretto nell’emergenza climatica che stiamo vivendo.
La decisione presa e scritta nero su bianco prevede la riduzione delle emissioni mondiali di CO2 entro il 2030 in linea con l’obiettivo di giungere ad emissioni globali nette zero entro il 2050.
Ricordiamo che solo due anni fa alla COP26 di Glasgow si discusse sul phase out dal carbone (solo dal carbone), dibattito di cui non ci fu poi traccia nel documento finale.
Qui si parla di tutte le fonti fossili, nessuna esclusa.

Secondo punto: il peso di due parole
Possiamo affermare che l’evento sia storico? Pensate a dove si è svolta e come è stata condotta questa COP.
Si tratta di una grande vittoria considerato anche che l’accordo è stato firmato all’unanimità, compresi i paesi produttori di petrolio. Forse la parola “storico” è esagerata, ma sicuramente il valore di questo accordo non è secondario.

Terzo punto: il prezzo pagato ai lobbisti del fossile
Ovviamente questa decisione deve pagare dei dazi.
Il più importante problema è che quanto qui approvato non contiene ancora numeri concreti e di valore come ci sarebbe piaciuto. Molti degli accordi rimandano i numeri e i soldi alla COP29 che si terrà in Azerbaijan. La decisione stessa di realizzare in un paese appena uscito dalla guerra evidenzia che il multilateralismo alla fine ha caratterizzato questa COP.

Quarto punto: nasce un nuovo linguaggio?
Il linguaggio. Ne abbiamo già parlato, ma ovvorre sottolinearlo: alla COP29 sono nati nuovi linguaggi e si sono imposti nuovi frame mentali. Si sono fatti avanti concetti molto importanti che potrebbero, se colti ed adottati, cambiare realmente il comportamento delle masse. Ma questo è un tema che merita da parte mia una ulteriore riflessione perché alquanto complesso e quindi rimando l’approfondimento ad un altro appuntamento specifico.

Lo ripeto ancora una volta: quando al tavolo si siedono 198 paesi è impossibile definire il confine tra successo ed insuccesso, tra bianco e nero.
Il modello funziona, in maniera poco efficiente, in maniera estremamente lenta, ma il modello funziona ed al momento non è disponibile un modello alternativo che ne corregga le storture.

Riflessioni finali

Se volessimo individuare l’elemento caratterizzante questa COP a mio avviso dovremmo puntare sul rinato multilateralismo come elemento di ricerca di un accordo.
Grazie ad esso questa COP e le COP in generale come strumento, recuperano credibilità dopo un avvio molto problematico e che ci ha fatto temere per il peggio. E non è cosa da poco.

Oggi i paesi devono lavorare per presentare, il prossimo anno, alla COP29 i loro piani per il transitioning away, e ciò non è poco.
Sta a noi ora vigilare perché ogni governo faccia la sua parte e porti obiettivi sempre più alti. Parigi è salva, la COP è salva, possiamo ancora fermare le emergenze climatiche, ma al 2030 mancano solo 7 anni ed i nostri governi hanno bisogno di noi.

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