Qual’è il significato di innovazione?

Per comprendere il significato di innovazione partiamo dalla solita Wikipedia che la descrive come:

“…è la dimensione applicativa di un’invenzione o di una scoperta. L’innovazione riguarda un processo o un prodotto che garantisce risultati o benefici maggiori apportando quindi un progresso sociale, anche se a volte non sempre efficaci e migliorativi rispetto a ciò che va ad innovare

Questa definizione è abbastanza calzante anche se molto schiacciata, nella sua prima parte, al mondo della tecnologia e della tecnica. Azzeccato invece il secondo passaggio dove è elemento di progresso sociale, aggiungeremmo anche personale ed ambientale come esplicitazione delle innovazioni che più ci piacciono e sono nelle nostre corde.

Ma quindi qual’è un significato pienamente condivisibile?

Ci sembra più aderente il vocabolario Treccani:

Ogni novità, mutamento, trasformazione che modifichi radicalmente o provochi comunque un efficace svecchiamento in un ordinamento politico o sociale, in un metodo di produzione, in una tecnica. L’innovazione è la dimensione applicativa di un’invenzione o di una scoperta. L’innovazione riguarda un processo o un prodotto che garantisce risultati o benefici maggiori apportando quindi un progresso sociale, anche se a volte non sempre efficaci e migliorativi rispetto a ciò che va ad innovare

Innovazione è ogni novità che produce svecchiamento in ogni settore

Un differente modo di andare al lavoro per certi versi può essere innovazione. Ed in alcuni casi disruptive innovation. Pensa ad Huber o Blablacar. Innovare non vuol dire solo cambiare tutto, introdurre nuove tecnologie o grandi mutamenti. Spesso l’innovazione è semplice, ma al tempo stesso introduce elementi di grande novità, efficienza o comunque miglioramento di un livello di vita. Se non apporta miglioramenti l’innovazione non può essere considerata tale. O almeno non lo è per noi. Per capirci la bomba nucleare è stata regresso umano.

Che differenza c’è innovazione incrementale e radicale?

L’innovazione viene in genere suddivisa in due grandi famiglie: radicale e incrementale.

La prima è un processo di crescita e di introduzione di elementi innovativi (piccoli o grandi che siano) a gradini o per salti. Si tratta di elementi innovativi che hanno necessità di studio e di progettazione lunghi e complessi e che vengono introdotti solo quando maturi e stabili. Proviamo a fare un esempio mutuandolo dal tuo sistema operativo. Se utilizzi Windows l’innovazione può essere considerata come il rilascio di una nuova versione o di un service pack che introduce nuove funzioni. Hai un rilascio a cadenze temporali lunghe tipicamente mesi o anni. Ogni pacchetto introduce importanti moli di modifiche. Pesa molto e richiede un tempo lungo per essere applicato al tuo pc. Per tutto quel periodo la tua macchina risulta inutilizzabile perché le novità sono così importanti che richiedono un importante lavoro sull’intero sistema. Se la casa madre ha una piccola patch raramente la rilascia perché utilizza un modello radicale. Accorpa tutte le patch e le rilascia insieme a importanti modifiche alla struttura del software. Ciò comporta importanti salti. In questo modello in genere il centro di ricerca e sviluppo è centralizzato o sotto uno stretto controllo verticistico. Il know-how è rigidamente controllato e detenuto all’interno della struttura ed è riferito al prodotto in sé.

La seconda è un processo per piccoli passi, ma continui. Ciò non vuol dire che non vi è studio e progettazione dietro, ma che viene effettuata per micro-comparti. Ogni singolo elemento ha un suo processo di sviluppo specifico in un modello comune. Ogni piccolo elemento di innovazione viene sviluppato, progettato, testato ed introdotto nel sistema in maniera autonoma. Hai quindi una continua crescita senza però quei grandi salti che abbiamo visto sopra. Un processo più silenzioso, ma continuo. Pensiamo sempre all’esempio dei sistemi operativi dove le soluzioni incrementali sono sicuramente rappresentate dai software Open Source e linux in particolare. Vi sono milioni di centri di sviluppo fatti spesso da singoli programmatori. Ognuno deve seguire rigidi protocolli di sviluppo, test e verifica del lavoro fatto. Quando i test sono superati la singola patch viene rilasciata producendo una piccola innovazione incrementale. Il sistema si aggiorna in pochi minuti senza quasi interrompere il lavoro. Raramente vedi salti enormi, ma noti costantemente piccoli miglioramenti continuativi. I rilasci sono settimanali, in alcuni casi addirittura giornalieri. Questo è un sistema aperto (Open Innovation), spesso decentralizzato e dove il controllo centrale è sul processo e non sul prodotto ed il know-how è spesso in gran parte pubblico e conosciuto. Il valore non è la patch in sé, ma il modello organizzativo e la rete di sviluppo (la community).

Qual’è il modello vincente di innovazione ai tempi del COVID19?

La differenza sostanziale tra i due modelli non è il prodotto, ma il processo o meglio il modello organizzativo e generativo. Se entrambe i modelli possono produrre ottima innovazione, essi presentano sostanziali differenze sia in pro che in contro. Vediamone alcune:

Elemento di innovazioneRadicaleIncrementale
Costi del processoAltiBassi
Complessità organizzativaMediaAlta
Complessità gestionaleBassaAlta
Time to marketAltoBasso
Facilità di introduzione del modello in una PMIComplessoSemplice
Facilità di introduzione in una grande impresaMedioMedio
Opportunità legate allo sfruttamento del know-howAlteMedie
Necessità di modelli di business dedicatiMedieMedie
Opportunità per PMI e professionistiBasseAlte

Come vedi dalla tabella precedente introdurre un modello incrementale è più facile per una grande impresa che per una PMI o un professionista. Il perché è presto detto. Spesso una grande impresa detiene del know-how e ha basato i suoi modelli di business su tale segreto. Rilasciare tali segreti per attivare una community richiede un cambio del modo di pensare del management. Il che non è assolutamente semplice. Al contrario per una PMI dotarsi di un centro di ricerca e sviluppo è assolutamente impensabile, spesso, quindi il modello incrementale diviene spesso l’unica soluzione. Inoltre la carenza di risorse porta le PMI ad essere naturalmente aperte alle collaborazioni e meno vincolate a segreti industriali o modelli chiusi. Attenzione nella tabella abbiamo dovuto necessariamente semplificare un tema molto vasto.

Se hai suggerimenti da darci scrivili nei commenti, saremo lieti di accoglierli o discuterne.

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Per innovare la tua impresa devi attivare un preciso processo di analisi e verifica, test ed implementazione in produzione. Non puoi semplicemente acquistare una soluzione as is. Il processo prevede passi specifici e per tutelare i tuoi investimenti non può essere una soluzione standard. Possiamo fare un primo confronto sulla tua realtà verificando il tuo livello di partenza e il tuo posizionamento sul mercato. Se vuoi confrontarti con noi in maniera gratuita non esitare ad iscriverti alla nostra Accademy dell’Innovazione.

Non tutti sono pronti per innovare, non ci rimanere male se ti diremo che non lo sei.

Come fare innovazione oggi

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1. Il Manager dell’innovazione

Chi è il manager dell’innovazione?

La figura mitologia che molti cercano e nessuno trova.

Il manager dell’innovazione è una figura nata di recente e che si sta diffondendo anche in Italia soprattutto nei settori tecnologici. Ma siamo certi che tale figura sia davvero mitologica? Che funzioni ha un manager dell’innovazione? Perché è così importante oggi?

Per iniziare diciamo cosa NON è un manager dell’innovazione.

Per prima cosa un manager dell’innovazione non è un tuttologo e non ha la bacchetta magica. Non è una persona che conosce e sa affrontare e risolvere qualunque problema. Non è un esperto di tutto ed in grado di risolvere qualunque problema.

 

Un manager dell’innovazione non è un esperto di un settore, non è una persona con competenze verticali stratosferiche, non è uno che entra in azienda e sa tutte le risposte ai tuoi problemi.

Un manager dell’innovazione sa trasformare gli spazi in luoghi

Un manager dell’innovazione è prima di tutto una persona con esperienza di azienda. Spesso molto variegata e ricca. Conosce molti settori, ha lavorato in molte realtà dai servizi alla produzione. Ha ricoperto numerosi ruoli dai più bassi ai vertici di un’azienda. Questa ampia esperienza regala al manager dell’innovazione la capacità di leggere la realtà in cui entra con attenzione e umiltà. Ascolta prima di parlare.

Un manager dell’innovazione è anche una persona con competenze complesse. Sicuramente non è il miglior progettista, non è il miglior programmatore o il miglior esperto di finanza o di organizzazione del lavoro. Ha però le esperienze e le competenze per dialogare senza grossi problemi con tutti i tuoi esperti. Perché il manager dell’innovazione non ha il compito di trovare le soluzioni al posto dei tuoi dipendenti, ha il compito di trovare le soluzioni ottimali che i tuoi dipendenti non vedono.

Il manager dell’innovazione è un facilitatore. Si tratta di una persona in grado di sviluppare ciò che già è presente in azienda, ma che richiede una organizzazione mirata. Non introduce stravolgimenti, ma sa esaltare le soluzioni e le attività già presenti in azienda, ma che per problemi interni non riescono ad esprimersi.

Il manager sa quindi trasformare gli spazi (elementi senza vita e senza identità funzionale) in luoghi (elementi fisici o temporali con identità e funzioni precise).

Cosa fa il Manager dell’innovazione?

Il manager dell’innovazione prima di tutto osserva. Si ti sembrerà strano, ma non è possibile introdurre modelli di innovazione in un’azienda senza averne prima compreso appieno le dinamiche e le peculiarità.

La seconda fase di introduzione modelli di innovazione in un’azienda prevede la redazione di un piano di sviluppo aziendale che delinei tutti gli aspetti e le modalità di intervento. In genere questa diviene una vera e propria offerta commerciale dove il manager dell’innovazione presenta il suo piano di lavoro.

Una volta inserito in struttura il manager dell’innovazione si occupa di analizzare o modelli relazionali, i modelli funzionali, il processo produttivo e perfino il layout aziendale (uffici, percorsi, spazi,….). Questa analisi permette di affrontare le disfunzioni più eclatanti, le problematiche più diffuse e macroscopiche. Giù questa prima fase comporta spesso notevoli miglioramenti aziendali.

In un secondo momento il  manager dell’innovazione inizia ad introdurre elementi realmente nuovi per l’impresa. Inizia a inserire nuove modalità relazionali, ad aggiustare i processi aziendali, ad introdurre elementi di miglioramento delle relazioni interne.

Solo in ultima analisi il manager dell’innovazione guarda fuori dall’azienda e cerca di portare l’innovazione all’esterno. Che sia semplicemente il sito internet dell’impresa o che vada a modificare sostanzialmente il parco fornitori o le nicchie di clienti a cui l’impresa si rivolge. Prima cioè consolida processi di creazione di innovazione interni e solo dopo affronta come portarli all’esterno e monetizzarli. Questo perché affrontare nuovi mercati, immettere nuovi prodotti richiede una solida base alle spalle per evitare flop o danni peggiori.

Come scegliere un Manager dell’innovazione?

Se hai compreso bene il senso del paragrafo precedente, ti sarà più semplice scegliere il manager dell’innovazione giusto per te.

Il manager dell’innovazione ideale è la persona che in prima istanza cerca di comprendere la tua realtà. Ti mette al corrente delle problematiche e non ti racconta che grazie a lui diventerai ricco. Ciò non accadrà, fattene una ragione. Ti spiegherà invece che con il suo lavoro potrai innanzitutto ottimizzare i tuoi processi e man mano introdurre elementi di innovazione sempre più importanti ed efficienti.

Una cosa importante è che un buon manager dell’innovazione deve conoscere abbastanza bene il tuo settore, ma non essere esclusivamente legato ad esso. Una competenza verticale delle tue attività e processi è molto importante, ma una figura verticale e molto esperta solo del tuo settore difficilmente sarà in grado di introdurre vera innovazione. Pensare out of the box è complesso e difficile se sei appieno dentro la box. Scegli quindi una persona competente (chi meglio di te è in grado di vederlo e valutarlo?), ma al tempo stesso che abbia esperienza diversificate in settori anche lontanissimi dal tuo. Ciò garantisce quella elasticità di pensiero essenziale per introdurre novità.

Ultimo aspetto essenziale è l’aspetto economico. Una richiesta economica in crescita è la proposta più onesta che un manager dell’innovazione potrà farti. All’inizio il suo lavoro sarà poco, ma i benefici per te potrebbero essere tanti. Un manager accorto ti consiglierà di mettere da parte i risparmi per investirli nella seconda fase, quando le ottimizzazioni saranno state applicate e si renderà necessario investire. Qui il suo lavoro sarà più importante (e quindi anche i costi), ma per te i benefici saranno meno immediati. Suggerirti di fare la formichina è sinonimo di serietà e professionalità.

2. Innovazione digitale

Qual’è il significato di innovazione digitale?

Se partiamo da uno dei punti di riferimento dell’innovazione digitale europea Agenda Digitale scopriamo come l’innovazione digitale sia:

L’Innovazione digitale deriva dall’inglese Digital Trasformation e indica una vasta gamma di cambiamenti tecnologici, organizzativi, culturali, sociali, manageriali, creativi il cui fine è quello di migliorare l’applicazione della tecnologica digitale nella società umana. Non si tratta semplicemente di utilizzare le nuove tecnologie, bensì persino di erogare dei nuovi servizi e beni volti al miglioramento della vita degli utenti che usufruiscono dei miglioramenti digitali“.

L’innovazione digitale come mero elemento di introduzione di tecnologie non sta in piedi. Capitolo chiuso.

L’innovazione digitale ha senso ed è vantaggiosa se è pensata all’interno di un processo strategico di innovazione aziendale o territoriale. Ne abbiamo parlato in un articolo tempo fa quando spiegavamo la differenza tra smart working e telelavoro e approfondivamo la differenza tra avere un progetto di innovazione digitale e subire l’onda del momento.

Come introdurre un buon processo di innovazione digitale in azienda?

Come tutti i processi di cambiamento, anche l’introduzione di un processo di innovazione tecnologica deve partire da alcune analisi ed approfondimenti fondamentali. Non si può avviare un processo di revisione aziendale o di un intero territorio senza prima una seria valutazioni di impatto.

Analisi dei bisogni di innovazione digitale

Perché riteniamo opportuno avviare un processo di innovazione digitale? La risposta: perché tutti…. non è contemplata.

Un processo di innovazione digitale può essere costoso e doloroso. C’è davvero tale bisogno? Perché si decide di attivarlo? Per rispondere a quali esigenze? E cosa accadrebbe o accade rimanendo nello status quo? Queste ed altre domande che servono ad ottenere una seria analisi dei bisogni sono essenziali. Rispondere onestamente e trovare le reali motivazioni serve ad avviare il miglior processo di innovazione digitale e non per eluderlo. Quindi primo step è fare una seria ed approfondita analisi dei bisogni.

Analisi del mercato

Cosa si muove sul mercato? Cosa esiste che soddisfa i miei bisogni in tema di innovazione digitale? Come si muovono i miei concorrenti? Come si comportano i miei clienti/utenti? L’innovazione digitale che desidero introdurre è un vezzo o risponde a reali esigenze di mercato che prima o poi mi porteranno dei danni?

Anche qui comprendere in che direzione si muovono gli altri ha il senso di darci la misura delle esigenze e dello status quo. Seguirle o andare in un’altra direzione può essere il metro della nostra capacità di innovazione. Attenzione andare in direzioni differenti dagli altri non vuol dire necessariamente essere innovativi, a volte vuol dire sempliceente andare verso il suicidio. Innovare vuol dire anche utilizzare in maniera leggermente differente e più efficiente, divertenti, meno costosa un prodotto o un servizio. Non serve reinventare sempre l’acqua calda.

Risorse disponibili e time to market

Pesare molto bene i tempi dell’introduzione di una strategia di innovazione digitale può fare la differenza tra una buona innovazione e un fallimento. Lo abbiamo capito. Un punto chiave in tutto ciò sono i costi ed i tempi per attuarla. Inutile dilungarci troppo. Un’innovazione digitale che manda sul lastrico l’azienda o che ci mette troppo tempo per essere implementata ed assorbita non ha alcun senso. Ecco perché, più che mai, in termini di innovazione digitale l’a scelta tra soluzioni radicali o incrementali dovrebbe essere ben ponderata.

In questa fase è molto importante comprendere anche la resistenza al cabiamento del personale coinvolto che spesso vive l’innovazione digitale come un peso o un rischio più che come un’opportunità. Il Manager dell’Innovazione in questa fase assume un ruolo di prioritaria importanza e può fare la differenza tra la buona riuscita di un progetto o il suo fallimento. Le skills relazionali e psicologiche assumono una veste critica. Ecco perché un buon tecnico non sempre è una buona soluzione.

Cosa vuol dire fare innovazione digitale per un libero professionista o una pmi?

Un farrore specifico dell’innovazione digitale è la necessità o l’opportunità di farlo per una PMI o un libero professionista. Se da una parte l’analisi dei bisogni può essere relativamente semplice  e veloce, tutto il resto assume un aspetto davvero importante.

Non si possono sorvolare su risorse e tempi che assumono un valore critico per una PMI o un Libero Professionista. 

Innovazione tecnologica

3. Come introdurre innovazione tecnologica?

Cosa significa innovazione tecnologica?

L’innovazione tecnologica è essenzialmente la capacità di un’impresa di introdurre o produrre soluzioni hardware o software all’avanguardia nel ciclo produttivo o in un qualunque processo aziendale. Possono ricadere nell’innovazione tecnologica la produzione o l’inserimento di macchine, l’utilizzo di dati attraverso elaborazioni come il Machine Learning (meglio noto come Intelligenza Artificiale), l’utilizzo di software con funzioni integrate nel processo produttivo (un software per guidare una macchina, per pilotare alcuni parametri della produzione o per analizzare i comportamenti di alcuni utenti ad esempio).

Quindi per innovazione tecnologica intendiamo una soluzione hardware o software che vanno a sostituire in parte o integralmente un processo produttivo prima effettuato in maniera non tecnologica o meno avanzata.

Quali elementi vincenti sono necessari per introdurre l’innovazione tecnologica in azienda?

Secondo uno studio svolto da Accenture le aziende early adopter in termini di tecnologia tendono ad avere una crescita dei ricavi più che doppia rispetto alle altre imprese dello stesso settore. Quindi introdurre innovazione tecnologica presto è un fattore competitivo molto importante.

Anche le aziende che seguono da vicino le strategie dei più veloci e pronti hanno buone performances. Ma i più veloci si posizionano nel mercato con forza e difficilmente vedono scalzate le loro leadership. Questo perché l’innovazione tecnologica introduce fattori di competizione importanti ottimizzando la produzione e riducendo i costi ed i tempi. Spesso l’innovazione tecnologica riduce altre esternalità negative comportando anche vantaggi in termini di brand (si pensi alle esternalità ambientali in quanto una nuova tecnologia spesso impatta di meno sull’ambiente).

Il più importante fattore vincente nella scelta di introdurre innovazione tecnologica in azienda è di gran lunga il valore. Introdurre una tecnologia sol perché di moda vuol dire perdere soldi e fattori competitivi. Introdurre del valore è un enorme vantaggio competitivo.

Innovazione tecnologica come valore

Un processo tecnologico deve quindi basarsi su una serie e ponderata analisi del valore che essa comporta. Come per i casi precedenti ciò non può prescindere da una profonda analisi dei bisogni e delle proposte del mercato.

Un altro fattore importantissimo nel mercato italiano è il fattore umano. Sia come fattore positivo che negativo. Per prima cosa si deve considerare il valore delle competenze artigiane del mercato italiano. Se siamo una realtà che produce valore artigiano l’innovazione tecnologica non può che essere orientata su soluzioni che esaltino le competenze umane. Non potremo sostituire un artigiano della pelletteria di alta classe con una macchina. Potremo però ottimizzare la gestione delle attività standard. Quindi in prima istanza l’innovazione tecnologica come elemento di eliminazione del lavoro poco specializzato. Inutile girarci intorno, il lavoro dovrà essere sempre più basato sulle competenze. Un’azienda seria quindi necessariamente effettuare la scelte di una profonda riqualificazione della sua base operaia o comunque delle figure maggiormente impattate. L’introduzione di tecnologia diviene quindi elemento di maggiore cultura nel personale dell’azienda. Ciò migliora in maniera sostanziale la capacità competitiva dell’impresa.

La scelta del mero licenziamento si sta dimostrando una scelta dal fiato corto depauperando le imprese del loro know-how. Una macchina ha una vita breve e sarà presto sostituita da un’altra più performante. La manualità di un artigiano si costruisce negli anni e perderla è un danno che le PMI italiane spesso non  possono permettersi.

Un altro aspetto da prendere in considerazione nelle strategie aziendali è la riduzione delle esternalità negative. Innalzare il livello tecnologico spesso vuol dire ridurre alcune esternalità che comportano costi diretti o indiretti per l’azienda. La riduzione degli infortuni, la riduzione degli impatti ambientali, la riduzione di costi spesso nascosti relativi ad ottimizzazioni secondarie sono solo alcuni esempi. Tali esternalità possono divenire anche elemento strategico della comunicazione e dell’immagine comportando posizionamenti di mercato a volte non trascurabili.

L'Accademy dell'Innovazione come risposta

Il COVID19 ha introdotto alcuni elementi di criticità nel modello sociale ed economico che abbiamo costruito nel precedente secolo da renderci impossibile proseguire come se niente fosse. Molte cose sono cambiate e cambieranno in questi mesi. Un professionista o una PMI non può permettersi un tempo o un investimento in ricerca e sviluppo importante, ma senza innovarci oggi rischiamo di chiudere in pochi mesi. Ecco perché, grazie alla nostra esperienza in centri per l’innovazione, incubatori e co-working, abbiamo pensato ad una community generativa di soluzioni. L’Accademy dell’Innovazione è esattamente questo. Una community dove possiamo crescere e sviluppare insieme soluzioni incrementali per le nostre imprese. Piccoli passi per crescere insieme. Nessun costo insormontabile, ma la ricchezza di relazioni di valore.

4.  Come introdurre innovazione di processo?

Cosa significa innovazione di processo?

L’innovazione di processo è una delle soluzioni meno prese in considerazione quando un’azienda analizza i possibili investimenti per svecchiarsi e stare al passo con il mercato. Stranamente molti imprenditori considerano con estrema superficialità le ottimizzazioni di processo ed i miglioramenti organizzativi.

In questo campo si parla spesso di innovazione di processo quando si  affrontano sia i processi produttivi che l’organizzazione aziendale. Possiamo quindi modificare il layout produttivo, il ciclo, la logistica o possiamo modificare la catena del comando, i ruoli e le funzioni, i flussi delle informazioni, le responsabilità aziendali o i modelli con cui tutto ciò avviene.

L’innovazione di processo è spesso una soluzione poco costosa e ad alto valore aggiunto

Introdurre innovazione di processo risulta spesso relativamente semplice. Pensate a quando un’impresa si certifica ISO9001 o quando introduce standard comportamentali particolari, o quando decide di eliminare un passaggio nella sua catena produttiva perché disfunzionale. Spesso tali soluzioni non richiedono investimenti particolari se non in fattore umano che può essere interno o esterno. Si tratta però, anche nel caso di consulenti esterni, di un’infusione di know-how all’interno dell’azienda e quindi comunque di un miglioramento stabile e duraturo.

Il fatto che tali processi innovativi costino poco e siano relativamente semplici da introdurre probabilmente li rendono di scarso interesse per alcuni imprenditori. Di fatto un paradosso.

Se il problema è la scelta di un consulente allora considera gli stessi consigli definiti per la scelta di un Innovation Manager, valgono anche per un consulente in innovazione di processo.

5. Quali sono i passi necessari per introdurre l’innovazione di processo in una PMI?

Spesso introdurre innovazione di processo o organizzativa in una PMI non è un processo indolore. Si tratta infatti di imprese con processi estremamente semplici e con equilibri molto delicati. Modificare qualcosa è quindi sempre molto rischioso. D’altra parte evitare di modificare i processi aziendali solo perché semplici e standardizzati nel tempo vuol dire condannare l’azienda all’obsolescenza programmata.

Anche in questo caso la mappatura dei bisogni ed i relativi passaggi sono essenziali.

Nel mio lavoro procedo con molta attenzione analizzando l’impresa in maniera approfondita e studiando nel dettaglio i modelli organizzativi ed i processi interni. In questa fase ci tornano molto utili i tanti strumenti di analisi messi a disposizione della metodologia Lean. Possiamo cioè analizzare con strumenti ormai relativamente standardizzati l’efficienza di un’azienda e trovare con relativa facilità elementi di scarsa funzionalità su cui intervenire. Ciò mi permette di introdurre novità anche in studi professionali o in clienti che sono singoli liberi professionisti.

Pensare che innovare sia un processo limitato e ad esclusivo appannaggio di medie e grandi aziende è un errore molto diffuso che dovresti evitare.

Quindi come fare innovazione? Quali sono gli elementi ricorrenti?

In tutto ciò esistono degli elementi ricorrenti? Esiste una tecnica o una modalità per introdurre soluzioni innovative in qualunque impresa? La risposta ovviamente è si e lo facciamo regolarmente. La metodologia che adottiamo e che abbiamo sviluppato è un mix di soluzioni:

  • Utilizziamo molti strumenti dal mondo Lean e Agile che ci permettono di analizzare velocemente ed in maniera efficiente la situazione di partenza
  • Questi strumenti ci permettono di attivare anche elementi di sviluppo e quindi la nascita creativa e ricorsiva di idee per innovare l’azienda
  • Sulle nuove idee costruiamo analisi quantitative che ci permettono di scegliere le priorità e di costruire dei veri e propri piani di lavoro (prioritizzazione legata al Growth Hacking)
  • Tutte le idee prioritarie vengono testate in maniera controllato, ciò che supera il test entra in produzione
  • Tutti i dati raccolti entrano in testa al ciclo e sono oggetto di analisi e verifica

Questa metodologia costruita negli anni seguendo le start-up si è dimostrata molto efficiente e di grande successo per qualunque tipologia di impresa, settore o dimensiona, è poco costosa, molto pilotabile ed efficiente.

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