Cosa è Bitcoin

Bitcoin viene definita la più importante criptovaluta al mondo, ma cosa è Bitcoin realmente? Come funziona Bitcoin? A che serve? È davvero una tecnologia pericolosa o rischiosa?

In questo articolo proveremo a spiegare un po’ i principali aspetti tecnici e a capire se e come può essere un pericolo o un’opportunità per la nostra società ed il pianeta. Non parleremo degli aspetti finanziari legati ad essa, se stai cercando informazioni in merito questo non è il posto giusto.

Ma andiamo per gradi e cerchiamo di comprenderne gli aspetti principali in maniera non tecnica. Questo articolo è orientato ad un pubblico che vuole capire le mille sfaccettature di questa “moneta” e comprenderne le peculiarità non sapendo nulla. Non è rivolto a tecnici o ad esperti e mira a semplificare al massimo i concetti chiave. Vorremmo stimolare la curiosità di chi non conosce la tecnologia e ci si avvicina perché ha letto un articolo da qualche parte.

Se conosci già Bitcoin e cerchi informazioni approfondite e di dettaglio ti consigliamo di rivolgerti altrove, non è lo scopo del nostro progetto comunicativo, l’orange pilling parte anche dalla semplicità e dalla curiosità di base.

Infine, ribadiamo, questo articolo non è rivolto a chi vuole fare investimenti. Non ti invitiamo e non suggeriamo alcun investimento. Siamo interessati alla tecnologia che a nostro avviso presenta risvolti molto interessanti, a prescindere dal valore e dalle opportunità/rischi di investimenti, a prescindere dal fatto stesso che Bitcoin possa essere utilizzata come moneta. Quindi, ancora una volta, se vuoi investire rivolgiti altrove.

Partiamo dalla storia.

Il primo Bitcoin viene coniato nel 2009 da un anonimo programmatore (o da un gruppo di programmatori, non si conosce in realtà nulla sulla sua identità) che appare sulla scena con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto.

Satoshi Nakamoto in realtà annuncia che sta lavorando ad un protocollo per lo scambio di monete virtuali “peer-to-peer” già l’anno precedente, in seguito sarà il promotore dello sviluppo del protocollo per poi sparire nel nulla nel 2011 lasciando Bitcoin ed il suo sviluppo nelle mani della sua comunità e dell’umanità, avendolo rilasciato con licenza completamente Open Source.

Bitcoin è di fatto il frutto ed il simbolo di quel poco che si sa di lui.

Nessuno sa chi sia Satoshi Nakamoto perché Bitcoin non deve avere un padre influente o ricattabile, il protocollo deve essere di tutti e “tutti” devono poterne decidere le sorti. Questo garantisce che solo la community può decidere lo sviluppo delle regole che Satoshi Nakamoto ha scritto nel protocollo, impedendo qualunque tipo di ingerenza da parte di chiunque.

Al momento Bitcoin risulta inattaccabile e incorruttibile grazie alle sue peculiarità, che affronteremo solo marginalmente. Inoltre risulta il sistema informatico più efficiente mai creato avendo garantito praticamente il 100% di uptime dalla sua nascita. Bitcoin cioè non si è mai spento e ha sempre perfettamente funzionato in oltre un decennio di vita.

Ma proviamo prima a capire realmente di cosa si tratta, entrando più nel dettaglio.

Bitcoin è un protocollo peer-to-peer

Prima che una moneta virtuale, Bitocin è un protocollo per la notarizzazione delle informazioni. Cioè è un insieme di regole scritte in un codice informatico disponibile online e che gestisce scambio di queste informazioni tra utenti. Chiunque abbia le capacità tecniche può leggere questo codice, contribuire alla sua modifica (entro certi limiti di validazione della qualità dello stesso), scaricarlo, copiarlo, utilizzarlo nella maniera che meglio crede e sempre e comunque gratis.

Il software di gestione del protocollo si chiama Bitcoin Core e rappresenta di fatto la messa in funzione del protocollo sotto forma di programma eseguibile sui computer. Bitcoin Core è cioè un software che mette in atto le regole del protocollo, gratuito e liberamente installabile su qualunque pc.

Il software gira su delle macchine definite nodi che offrono i servizi del protocollo Bitcoin alla rete degli utenti.

I nodi possono essere di due tipi: miner e full node. I nodi di mining sono le zecche, per semplificare, della rete; essi stampano le nuove monete. I full node sono “server” della rete di Bitcoin che offrono servizi a tutti, in particolare l’opportunità di leggere le informazioni scritte nella block chain in quanto ognuno di essi detiene in locale l’intera blockchain e la mette a disposizione della rete (ecco perché peer-to-peer).

Esistono poi i wallet, si tratta di software che contengono le informazioni di un utente, permettendogli di effettuare qualunque operazione con i suoi Bitcoin (conservare, inviare o ricevere).

Infine esistono gli exchange, delle piattaforme che permettono l’acquisto, la vendita e lo scambio di Bitcoin in maniera più o meno centralizzata.

Facendo un paragone un po’ semplicistico con il mondo delle valute tradizionali possiamo dire che:

  • Le leggi ed i regolamenti corrispondono al protocollo Bitcoin
  • La zecca di stato corrisponde ai miners
  • Le banche mettono a disposizione servizi come i full node ed i wallet (home banking, sportelli)
  • Gli sportelli delle banche, le casseforti, il materasso, i nostri portafogli corrispondono per certi versi ai wallet
  • I broker finanziari e le banche corrispondono agli exchange

Già da subito puoi vedere una sostanziale differenza tra il mondo tradizionale e Bitcoin: se per la finanza classica in genere parliamo di un sistema centralizzato, dove cioè un’entità centrale (stato, banche, broker) offre o impone dei servizi e delle regole, per Bitcoin parliamo di un sistema che può essere completamente decentralizzato, cioè gestito esclusivamente dagli utenti.

La differenza sostanziale risiede nella libertà di scelta. Puoi usare un sistema identico a quello tradizionale semplice da usare ma che richiede fiducia in un ente terzo oppure detenere tu tutto il sapere, gli strumenti e le informazioni per agire senza aggiungere troppe difficoltà al sistema.

Se decidi di affidarti alla parte decentralizzata di Bitcoin potrai appoggiarti ad una rete di decine di migliaia di computer in tutto il mondo che offrono gli stessi servizi, installarti da solo una zecca o una banca o addirittura partecipare a scrivere le regole (essere tu stesso parte dello stato se vogliamo mantenere il paragone), sarai tu a decidere fin dove spingerti nella catena del valore.

Per questi motivi Bitcoin si definisce un protocollo peer-to-peer: nell’intenzione di Satoshi Nakamoto ogni utente deve poter avere la libertà di gestire i suoi averi senza doversi fidare di terzi e fare tutte le operazioni che normalmente facciamo con la valuta tradizionale (FIAT) in totale autonomia, ma non solo: utilizzando i servizi della rete può esso stesso diventare parte della rete contribuendo a migliorarne i servizi.

Non a caso Bitcoin nasce dopo la grande crisi del 2008, quando grandi enti centrali, fino ad allora ritenuti fidati, fallirono riversando i loro debiti sulla popolazione. Fu una grande crisi economica, ma anche una grande crisi di fiducia.

Bitcoin mira a superare il pericolo di doversi fidare di un soggetto malevolo o pericoloso, spostando il rischio direttamente sull’utente finale.

Se custodisci con cura le password (più corretto le chiavi, ne parliamo dopo) del tuo wallet nessuno potrà mai toglierti i tuoi Bitcoin. Allo stesso modo, se perdi le tue chiavi nessuno potrà mai aiutarti a recuperare i tuoi Bitcoin. Tutto è nelle tue mani. Non a caso il mantra tra i botcoiner è: “Not your keys, not your coins“. Senza le tue chiavi non hai i tuoi soldi. A grandi opportunità, grandi responsabilità.

Come funziona il protocollo Bitcoin

Quanto detto prima contiene un errore concettuale molto importante: i wallet NON contengono i Bitcoin, ma le chiavi per accedervi.

Tutti i Bitcoin non esistono nelle tasche, fisiche o virtuali, dei legittimi proprietari, ma esistono in un grandissimo database che contiene le informazioni di tutte le transazioni mai fatte. Questo registro è pubblico e liberamente accessibile ed è definito blockchain. Quindi nessuno ha i Bitcoin in tasca, mai.

I wallet custodiscono le firme digitali del suo possessore, definite tecnicamente “chiavi crittografiche”. Esse hanno una parte pubblica ed una privata. La chiave pubblica per certi versi potrebbe corrispondere all’IBAN del mondo FIAT, si tratta quindi dell’indirizzo a cui si possono inviare BTC.

La chiave privata invece è la parte corrispondente che serve per firmare ed autenticare una transazione, deve essere custodita gelosamente perché possedendo essa si posseggono di fatto tutti i bitcoin associati alle chiavi pubblica corrispondenti.

Per come è strutturato l’algoritmo di crittografia, possedendo le chiavi private puoi generare un numero indefinito di chiavi pubbliche, da una chiave pubblica è impossibile generare una chiave privata.

Tradotto: se hai le password puoi generare infiniti iban, se hai un iban non potrai mai generare una password. Gli iban non sono inoltre correlabili tra di loro.

In pratica se tu volessi inviarmi un BTC dovresti chiedermi la mia chiave pubblica e dovresti autorizzare l’invio dei tuoi Bitcoin “firmando” la transazione con la tua chiave privata (come il codice generato per autorizzare un bonifico).

Sulla blockchain accade che le monete che prima erano associate alla tua chiave pubblica, ora vengono associate ad un’altra cambiando di fatto di proprietà.

Una volta che una transazione è stata effettuata, essa deve essere convalidata e accettata da tutti i nodi della rete (corretta verifica delle chiavi). Ciò evita le truffe e i furti. Questa operazione viene scritta in un nuovo blocco della catena.

Una chiave pubblica è un codice alfanumerico più o meno del tipo bc1clsiiow84hjtesk38y8uthc845tuvhgurtgy758484ryr (chiave inventata e non reale o utilizzabile), mentre una chiave privata è costituita da una serie di parole (12 o 24) create casualmente dall’utente o dal wallet (ho semplificato molto per rendere l’argomento facilmente comprensibile, ci sono alcuni errori concettuali voluti che se approfondirai l’argomento comprenderai da solo).

Ogni utente può avere un numero infinito di chiavi pubbliche e private e quindi un numero infinito di “Iban” e di “conti correnti” su di uno stesso wallet, ma può possedere anche infiniti wallet. In questo il mondo Bitcoin è molto differente dal corrispondente a cui siamo abituati. Allo stesso modo non c’è correlazione diretta tra un indirizzo e un utente e quindi la rete è virtualmente anonima, i tuoi dati non sono scritti nella blockchain.

In realtà quella di BTC è una rete pseudonima perché la blockchain (la catena che conserva tutte le transazioni dalla prima all’ultima ed è costantemente aggiornata) è in chiaro. Con potenti software di chain analysis (cioè che analizzano migliaia di transazioni sulla blockchain) è possibile nel tempo risalire teoricamente a qualunque utente se il protocollo non viene utilizzato con attenzione.

In realtà Bitcoin ha un serio problema di privacy, esattamente il contrario di quello che si pensa e per questo richiede attenzione nel suo utilizzo. Molti problemi saranno risolti in futuro, ma al momento ci sono ed è importante conoscerli.

Per questo motivo di fatto BTC è la valuta meno conveniente da utilizzare per una truffa perché ogni transazione rimane scritta in chiaro sulla blockchain per sempre, se fai un errore divieni rintracciabile da chiunque ne abbia le competenze o le risorse per pagare una analisi approfondita della catena.

I wallet (ma anche un normale browser) possono accedere all’intera blockchain per analizzarne il contenuto e gestire le transazioni. In pratica un wallet controlla sulla blockchain i tuoi averi, quando spendi un bitcoin si occupa di firmare la transazione ed inviarla alla rete per la validazione, ti fa effettuare tutte queste operazioni in maniera semplice e veloce.

I miner invece si occupano di estrarre nuovi Bitcoin e di validare le singole transazioni. Quindi la verifica della qualità di una chiave pubblica o privata avviene a livello di rete.

Infine ci sono i full node. Si tratta di “server” che hanno residente tutta la blockchain e la mettono a disposizione della rete per permetterne l’uso (spesso anche se molti sono anonimi e non visibili in rete).

Un progetto realmente distribuito

Abbiamo visto come Bitcoin per funzionare non necessita di entità centralizzate, ma di una rete distribuita di computer connessi alla rete.

Un’altra particolarità che differenzia questa rete, anche da altre cryptovalute, è che il costo di accesso a questa rete è estremamente basso. Per installare un nodo Bitcoin è sufficiente un minipc o un vecchio pc con 4-8Gb di Ram, un hard disk di un terabyte, oltre che una connessione ad internet.

Di fatto con poche decine o centinaia di euro chiunque può partecipare alla rete di “sportelli” che mantengono attiva la blockchain e contribuire alla sua decentralizzazione. Investendo alcune migliaia di euro e con un delle competenze tecniche in più si può acquistare un miner e guadagnare dall’attività di mining associandosi ad esempio ad una pool di miner o installando una vera server farm (decine o centinaia di migliaia di euro e più).

C’è da dire che fare mining è energeticamente costoso, quindi non sempre alla portata di tutti in termini di convenienza economica. Il mining è in gran parte è attività professionale. Se sei interessato non prendere alla leggera un investimento in questo campo ed approfondisci molto bene costi e benefici.

Avere un proprio nodo invece costa davvero poco, ma a che serve?

La prima attività importante che fa un nodo è possedere l’intera blockchain e quindi contribuire alla decentralizzazione della rete rendendola più forte, resiliente e sempre meno attaccabile.

C’è però un aspetto importante di convenienza privata ed è in termini di privacy. Con la giusta configurazione si possono collegare i wallet al proprio nodo e quindi, quando si effettuano delle transazioni o delle verifiche dei propri stati patrimoniali, accedere alla rete tramite esso. Di fatto ci si “nasconde” dietro ad esso guadagnando molto in termini di privacy.

Ma un cosiddetto full node Bitcoin non è solo questo. A fianco a Bitcoin Core ed alla blockchain si possono installare software di vario genere come ad esempio BTCPayServer. Di fatto si può creare un vero sistema di pagamento privato da utilizzare per la propria azienda e correlare ad esso numerosi servizi.

Molte di queste soluzioni possono essere in maniera gratuita, sono quasi sempre open source o hanno costi affrontabilissimi se confrontati con i corrispettivi FIAT. Di fatto un’azienda con alcune centinaia di euro può implementare facilmente un sistema completo di pagamento di sua proprietà senza poi dipendere da nessuno altro per i costi di gestione.

Visto il crescente interesse questi servizi, e le relative richieste, sono in costante crescita. Online sono sempre più le offerte di servizi corporate in cloud che offrono pacchetti pronti, assistenza e supporto chiavi in mano. Si tratta di servizi che possono rappresentare un’ottima opportunità per una idea di startup.

Come funziona Bitcoin, aspetti da comprendere bene

Soprattutto a causa della bull run precedente, cioè della crescita importante di prezzo, e del tanto tempo che il periodo di smart working legato al covid ci ha “regalato” moltissime persone si sono avvicinate a questo mondo. Persone che non hanno ben compreso cosa sia questa tecnologia, attirati da facili guadagni. Il risultato ovviamente è stato in gran parte di delusioni e perdite economiche.

Per capire Bitcoin si deve fare un passaggio importante e comprendere alcuni concetti non presenti nel mondo tradizionale.

Anonimato, privacy, modalità di scambio e conservazione delle monete, volatilità hanno alla base dei concetti spesso difficili da capire se non si entra nella comprensione del protocollo e di ciò che Satoshi Nakamoto ha voluto costruire con Bitcoin.

Iniziare ad utilizzare questa moneta virtuale prevede un viaggio di formazione spesso non banale per scrollarsi di dosso molti concetti radicati nella nostra testa. Non a caso la community utilizza molto esempi presi dal film Matrix o dal romanzo “Alice nel paese delle meraviglie”.

Entrare nel mondo Bitcoin viene spesso definito “Orang Pilling”, il prendere cioè la pillola come Neo in Matrix (arancione è il colore ufficiale di Bitcoin) o “entrare nella tana del bianconiglio” dove Alice scopre il paese delle meraviglie. Tutti esempi che sottintendono la scoperta di un nuovo mondo, di un viaggio verso un nuovo modo di vedere le cose.

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Dalle comunità marginali all’economia della risonanza”.

L’importanza della privacy in Bitcoin

Abbiamo capito come Bitcoin non sia anonimo e come sia del tutto fallace associare questa moneta virtuale alla delinquenza ed al malaffare.

Credo e spero sia chiaro che utilizzare Bitcoin per delinquere espone in realtà la persona a forti rischi in quanto la blockchain rimane pubblica ed analizzabile a vita.

Esistono ovviamente strumenti per provare a mascherare le proprie tracce e non tutti i malviventi che utilizzano Bitcoin verranno arrestati, dipende come sempre da come ci si comporta perché, virtualmente, un ottimo livello di privacy è raggiungibile. Ma a noi ciò non interessase se non per capire come riuscire a non correre rischi per troppa leggerezza.

Quando ti parlo di rischi intendo gli stessi rischi che correresti passeggiando per strada con stampato dietro la schiena il tuo saldo in banca. Lo faresti? E perché?

Innanzitutto dobbiamo ben comprendere l’importanza di proteggere le nostre chiavi private. Senza quelle non avremo accesso ai nostri averi. Esse devono essere custodite gelosamente.

Secondo aspetto molto importante è cercare di non riutilizzare mai un indirizzo, questo perché ciò potrebbe permettere ad un attaccante di associarlo ad altre informazioni che ci riguardano e pian piano risalire alla nostra identità (quindi scoprire  tutti i nostri averi o il nostro indirizzo fisico).

Infine è importante utilizzare sempre il sistema di protezione che siamo in grado di conoscere e controllare. Inutile mettere in piedi un sistema tecnologico avanzatissimo, se poi non sappiamo nel dettaglio come farlo funzionare. In tal caso esso ci esporrà a rischi maggiori. Fare cose semplici e ben conosciute è il modo migliore per non rischiare mai nulla in nessun campo.

Ultimo ma non ultimo, studiare. Avere un livello adeguato di privacy sotto Bitcoin è importante perché è l’unico modo che abbiamo per proteggere i nostri averi (non centrano nulla le tasse o l’essere sconosciuti al fisco, sto parlando di altro).

Studiare per sapere come crescere in competenze è alla base di un percorso che può essere molto lungo perché non stiamo parlando di semplici monete, ma di una tecnologia informatica molto complessa che conserva e rende pubbliche informazioni per sempre.

Un passo alla volta può essere la strada per fare un viaggio di comprensione di una tecnologia che in futuro sarà associata a molto di più di una “semplice” criptovaluta.

Volatilità o un nuovo concetto di valore

Molte persone si avvicinano a Bitcoin attratte dalla sua price action e dal mito di facili guadagni. Questa è ovviamente una menzogna ed un approccio sbagliato. Ricordo ancora una volta: stiamo parlando di una tecnologia non di una semplice moneta e come tale va approcciata.

Parlando di tecnologia e non solo di speculazioni, dobbiamo invertire il concetto di valore. Non ha senso parlare di quanti euro o dollari vale un BTC, ma ha senso parlare di cosa ci puoi fare con questa tecnologia.

Se riesci a capire il concetto allora non ti chiederai quanto vale un BTC, ma quali problemi risolve.

C’è chi considera BTC una moneta anti ciclica. In parte può essere vero in quanto, fino ad oggi, si è comportato in maniera quasi opposta al dollaro. Quando il dollaro è forte BTC è debole e viceversa. Ma stiamo parlando di una tecnologia di nicchia e utilizzata spesso a fini speculativi. Ciò vuol dire che quando il dollaro è forte la speculazione si sposta su di esso, quando il dollaro è debole cerca altri strumenti su cui giocare.

Non a caso viene utilizzata da alcune realtà della finanza come hedging contro la volatilità del dollaro o del mercato azionario.

C’è chi considera BTC una riserva di valore perché, avendo un numero finito di  monete, il suo valore nel lungo periodo è destinato a crescere (scarsità digitale). Ciò potrebbe essere vero se il suo utilizzo crescesse, quindi di nuovo non conta il valore ma cosa ci si può fare.

C’è poi chi, e ad oggi sono una sparuta minoranza, considera BTC una soluzione ad alcuni problemi.

Il problema della finanza per le persone unbanked è uno di questi. Con un banale cellulare, anche non connesso ad internet, puoi scambiare denaro in pochi minuti con chiunque al mondo. L’adozione di BTC in Africa ne è un esempio: paesi ed intere popolazioni che non possono accedere ai servizi bancari, riescono ad avere opportunità uniche praticamente gratis.

Ma non solo soluzioni per il terzo mondo. Agli antipodi c’è il tema delle CBDC, delle monete virtuali centralizzate. Si tratta di una strada che molti stati stanno cercando di percorrere. Monete che vivono e sono gestite in maniera totalmente centralizzata e che eliminano ogni grado di libertà per l’utilizzatore.

Abbiamo già visto l’idea di CBDC a scadenza, monete cioè che devono essere necessariamente spese entro una determinata data altrimenti si vaporizzano. Zero possibilità di risparmio, zero opportunità di riscatto sociale. Anche qui il modello decentralizzato potrebbe contribuire a mettere a freno quello che sembra essere uno scenario da 1984.

Esiste poi il concetto di notarizzazione della blockchain e di tutti i servizi che si potranno scrivere grazie ad essa. Una tecnologia che non ha ancora dimostrato tutte le sue potenzialità.

Ancora, c’è il tema della decentralizzazione. La nascita di servizi finanziari decentralizzati e nelle mani dei cittadini mette in crisi (spesso migliorandoli) i centri di potere come li abbiamo conosciuti in questo secolo. Un modello nuovo e totalmente alternativo a quello che conosciamo oggi che potrà sicuramente migliorare anche il sistema centralizzato.

Se per molti quindi il valore di BTC è nella valuta in sé e nel suo valore rispetto alle monete FIAT, per me invece in questo concetto e visione risiedono i suoi rischi. Credo che sia la tecnologia e l’approccio la vera innovazione.

Il tema dei consumi energetici

Se stiamo parlando di una tecnologia che sposta totalmente i centri di potere finanziario verso la periferia allora stiamo parlando di qualcosa di cambia completamente le regole del gioco, un modello socio economico differente. Ne abbiamo parlato, non a caso, quando abbiamo approfondito il modello di comunità energetica. C’era da attendersi una lotta senza quartiere da parte dei centri di potere a tutti questi modelli. Lotta senza quartiere è puntualmente arrivata.

La prima battaglia fatta contro Bitcoin è stata quella legata al rischio, all’uso che ne farebbero le mafie di tutto il mondo, l’associazione con la malavita. Ma poi si è capito che non era vero a causa del modello pseudonimo che non tutela sotto questo aspetto.

La seconda battaglia è stata quella legata al rischio finanziario ed alla sua volatilità. Tutelare i consumatori da investimenti pericolosi è stato il mantra di molte banche, e lo è tutt’ora. Ma anche qui il re è nudo perché proprio questi grandi istituti finanziari stanno cercando di fare enormi riserve in BTC.

È arrivato poi il momento della difesa della moneta tradizionale, ma anche qui sono emersi i grandi acquisti che stanno facendo molti soggetti istituzionali e l’dea di introdurre crypto valute di stato, che rischiano di essere un vero incubo.

Oggi la frontiera della lotta a BTC è il consumo energetico e quanto sia davvero sostenibile il modello economico. Ancora una volta vediamo che si tratta di una bufala. I dati dei miner sono in gran parte ufficiali e le industrie sono velocemente migrate verso l’utilizzo di fonti rinnovabili. Oggi l’industria BTC utilizza per più del 60% energia verde, è il settore industriale che meglio performa al mondo.

L’ultimo è un attacco frontale che mira al divieto ed al blocco. Da una parte il legislatore o l’organo centrale consiglia alle banche di bloccare i bonifici dei cittadini verso l’acquisto di crypto, dall’altra si cerca di bloccare o vietare il mining o altre attività correlate.

Questo attacco arriva tardi, quando i buoi sono scappati e non è possibile fermare il vento con le mani. L’esempio è dato dalla Cina dove il ban totale di BTC e del mining non ha impedito oggi di avere il 20% della capacità di calcolo di tutta la rete Bitcoin residente ancora in Cina appunto.

Apri la tua comunità energetica partendo dal basso

Abbiamo sviluppato decine e decine di percorsi di innovazione sociale per le finalità più variegate: dalla mera analisi dei bisogni di un territorio alla progettazione di una struttura, dalla identificazione dei servizi mancanti alla progettazione di questi servizi, dalla creazione di cooperative di comunità alle comunità energetiche……

La nostra esperienza e quella dei nostri partner in questi ambiti è stata pionieristica. Abbiamo iniziato a parlare di questi temi già nel 2005 quando ancora non esisteva il concetto stesso di innovazione sociale ed abbiamo continuato sviluppando modelli di partecipazione specifici per ogni tema ed ogni situazione.

Se vuoi realizzare un percorso territoriale, se vuoi formarti, se vuoi collaborare con noi perché hai in mente un tuo percorso partecipativo ma non sai da dove iniziare non esitare a contattarci. 

Le 1000 sfaccettature di Bitcoin

Ci avviamo alla conclusione di questo lunghissimo articolo portando alcuni esempi di soluzioni che si stanno dimostrando efficaci grazie a Bitcoin. Un modo per far comprendere come questa tecnologia stia aprendo opportunità di business per molti e per molte imprese.

Proviamo a vedere solo alcuni esempi. Tra i tanti, abbiamo scelto quelli più famosi ed eclatanti e quelli che si avvicinano di più alle nostre sensibilità che approfondire e verificare facilmente. Grazie ad un motore di ricerca potrai sicuramente scoprire come il mondo stia cambiando anche grazie a questa tecnologia e la decentralizzazione dei centri di potere sarà un percorso importante nei prossimi anni.

Scambi istantanei di denaro, a costo nullo, in tutto il mondo, senza banca

Quando abbiamo parlato di come funziona lo scambio di Bitcoin, hai capito che ogni operazione deve essere inserita in un blocco della blockchain. I blocchi però hanno dimensioni definite e quindi non ci può stare tutto, inoltre un blocco viene creato in media ogni 10 minuti. Tutto ciò limita le operazioni e non permette di raggiungere le performance di un sistema come quello delle carte di credito, necessario per un’adozione di massa.

Questo per anni è stato uno dei limiti maggiori di Bitcoin, almeno come strumento di scambio di valore.

Un altro limite molto importante è rappresentato dal fatto che il suo protocollo non permette di inserire nuove funzionalità velocemente. Inserire una novità su Bitcoin Core richiede anni, il processo di approvazione è molto lungo e complesso ed ha lo scopo di verificare al massimo la qualità del codice che viene approvato.

Anche questo modello non è compatibile con la velocità e complessità di sviluppo che le tecnologie moderne richiedono.

Ecco che nel tempo sono nati i Layer, veri e propri livelli paralleli, che permettono di sfruttare il sistema di registrazione eterno e distribuito della blockchain solo per pochissime operazione, ma realizzano le loro attività ad un livello superiore.

Uno dei più famosi ed efficienti è Lightning Network, un layer di Bitcoin estremamente funzionale.

Immagina un layer come una dimensione parallela e separata, dove esiste un altro mondo che però ha alcuni punti di contatto con il vecchio mondo.

Per passare alla nuova dimensione devi scrivere una operazione nella blockchain (banalmente devi scrivere che stai andando via con x Bitcoin). Una volta arrivato in questa nuova dimensione tutto è libero dai vecchi vincoli, hai nuove regole e nuove opportunità. Nel nuovo mondo non interagisci più con la blockchain e quindi non hai i suoi limiti.

Di fatto su un layer nuovo si possono utilizzare linguaggi di programmazione più evoluti e costruire software allo stato dell’arte. Se pensi ad internet come esempio, devi vedere Bitcoin come il protocollo http. Esso è la base rigida e quasi immutabile. Tutta internet si appoggia su questo protocollo.

Sul protocollo di base puoi costruire poi il web e su di esso tutti i siti e i servizi che la rete ti permette. Http è quasi fermo nel suo sviluppo da anni perché deve essere solido. Il web si sviluppa molto più velocemente perché deve seguire le esigenze tecnologiche delle persone e delle imprese. Sul protocollo http girano siti, social e servizi di ogni tipo.

Lightining è il web. Su lightining una transazione costa pochi centesimi ed avviene istantaneamente. Ti basta avere un’app spesso gratuita. Lightining è oggi uno degli spazi di sviluppo più importanti per il mondo delle startup e su di esso stanno nascendo progetti di grandissimo valore. Inoltre stanno nascendo altri layer che potenziano le funzionalità di tutto l’ecosistema.

Il bello di lightining è anche la bidirezionalità, se e quando vuoi puoi ritornare nella dimensione originaria cioè “on chain”: è sufficiente registrare in blockchain lo stato finale dei tuoi saldi con un’altra transazione. Di fatto scrivi nella blockchain “sono tornato con x Bitcoin”.

Ti bastano due operazioni, una di entrata ed una di uscita, in mezzo un mondo nuovo di sviluppo e di opportunità.

Pensa solo a cosa ciò possa voler dire per interi continenti unbanked o per i commercianti che si lamentano dei costi di un pos o di un conto in banca.

Le imprese energetiche e il mining

E se Bitcoin diventasse una riserva di energia? Una sorta di batteria finanziaria? Follia o genialità?

In Texas la considerano una genialità e hanno trasformato questa idea in opportunità. In questo stato cioè non solo sono ben accetti i miner di Bitcoin, ma vengono addirittura invitati ad installarsi con specifici incentivi.

Il modello di business che è nato è in realtà molto semplice.

Quando la rete elettrica è in crisi, ad esempio durante un uragano perché la rete viene compromessa o in estate perché i condizionatori vengono spinti al massimo, i miners modulano le loro farms riducendone i consumi e mettendo a disposizione della rete l’energia che serve.

Le mining farms sono ideali a questo scopo perché possono modulare moltissimo i loro consumi energetici.

I miners offrono quindi un servizio, mettono a disposizione i loro impianti di produzione energetica rinnovabile spegnendo i computer e per questo servizio ottengono un ristoro alle perdite economiche. In cambio lo stato ottiene energia elettrica quando ne ha più bisogno, rinnovabile e prodotta da investimenti privati.

Ma non solo, i miners per connettersi alla rete contribuiscono alla sua modernizzazione creando o contribuendo a creare reti più moderne e distribuite, che quindi facilitano ulteriormente la diffusione delle fonti rinnovabili.

Questo modello è così efficiente che viene copiato in molte parti del mondo e su di esso stanno nascendo imprese che sfruttano nuove soluzioni energetiche fino ad oggi ignorate o abbandonate.

Ecco allora che nascono startup che utilizzano il gas flaring per minare Bitcoin. Si tratta di sfiati di gas metano a perdere che vengono incendiati per ridurne l’inquinamento. Questi gas vengono captati e bruciati in maniera controllata per produrre energia elettrica a servizio dei miners. Ciò comporta una riduzione netta delle emissioni di CO2.

Un altro esempio è la rimessa in esercizio di dighe (o altri impianti) abbandonate perché non più convenienti, ma che grazie al mining divengono nuovamente vantaggiose.

In Italia stiamo assistendo ad esempio alla messa in funzione di piccole dighe abbandonate perché scarsamente produttive. Oggi questi impianti, abbinati al mining, divengono non solo produttivi, ma garantiscono riserve di acqua molto importanti, aumentano la distribuzione della rete, ricostruiscono reti abbandonate, contribuiscono alla generazione distribuita e green.

I nuovi modelli di business sono tantissimi ed è impossibile citarli tutti, questi sono solo alcuni che ci sono piaciuti particolarmente.

Verso il Bitcoin Standard: l’adozione di massa e di stato

Quando si parla di Bitcoin Standard si intende un nuovo modello finanziario che prevede BTC come moneta principale e che sia distribuito ed adottato dalle masse della popolazione. Il modello nasce dall’omonimo libro di Saifedean Ammous.

I tentativi di andare in questa direzione ci sono in alcuni stati e sono partiti dall’alto, come nel Venezuela, o dal basso come in Costarica o altri paesi africani che hanno adottato sistemi simili.

Non a caso tale adozione viene sperimentata in paesi dove una grande fetta della popolazione non ha accesso a servizi bancari. Ma l’accesso a queste tecnologie va ben oltre l’utilizzo della mera valuta, prevede un approccio mentale e tecnologico differente.

Nascono così modelli di imprese basati su questa tecnologia oltre a servizi e soluzioni specifiche. Il percorso non sarà veloce e breve, ma sarà inesorabile perché, almeno fino ad oggi, la tecnologia ha dimostrato una maturità ed una solidità impressionanti.

Nei paesi dove le banche non coprono tutta la popolazione Bitcoin rappresenta un’alternativa molto conveniente ed importante, soprattutto perché garantisce autonomia da divise estere che costringono ad importare inflazione.

Come fu per il protocollo di internet, pian piano la tecnologia si sta affermando perché risolve dei problemi reali e mette in mano a tutti noi soluzioni che ci permettono di fare cose fino ad oggi mai viste.

Ad oggi il maggiore freno verso il Bitcoin Standard è forse la sua volatilità. Si pensa che acquistare e detenere Bitcoin sia pericoloso e apra al rischio di grandi perdite.

Se da una parte ciò può essere vero se si ragiona in dollari o euro, dall’altro lato ciò è falso se si ragiona sul fatto che in Bitcoin l’inflazione non esiste e man mano che la tecnologia sarà diffusa le sue fluttuazioni di valore diminuiranno.

Oggi il mercato è preda di grandi speculatori che spesso fanno oscillare il prezzo in maniera molto importante per guadagnare. Questa speculazione è spesso legata al loro bisogno di accaparrare Bitcoin o fare grandi capitali sulla pelle dei piccoli investitori che, ad ogni crollo si spaventano e scappano incamerando perdite economiche.

Un grande fondo internazionale è tranquillamente in grado di acquistare Bitcoin fuori dal mercato, scommettere sul crollo della moneta, immetterli nel mercato e quindi facendone crollare il prezzo e guadagnando dallo short effettuato. Solo per farti uno dei tanti esempi speculativi a cui Bitcoin oggi è soggetto.

Ma più persone utilizzeranno quotidianamente questa tecnologia, più questa possibilità si ridurrà ed il potere speculativo diventerà insignificante.

Conclusioni

Bene siamo giunti alla fine di questa veloce disamina su una tecnologia di grande interesse e valore. Se ti ho incuriosito, ti consiglio di studiare questa tecnologia e di valutarne le opportunità. Non mi interessa la moneta in sé, se desideri investire devi farlo ragionando e informandoti altrove.

Mi interessa invece farti capire come ci sia, in questa tecnologia, una serie di opportunità che possono farti venire idee per un progetto di startup o per un percorso di sviluppo della tua impresa.

Come si dice nel pianeta Bitcoin: “Do Your Own Research”, informati e “Don Trust Verify”.

Lo scopo di questo articolo era farti scoprire una opportunità per il futuro e valutare se questa opportunità può essere di tuo interesse. Se pensi lo possa essere, studia!!!

Investimenti e speculazioni sono un’altra cosa e non sono oggetto di questo articolo. Richiedono supporti specialistici e competenze specifiche, qui non abbiamo parlato di ciò. Con Bitcoin, come qualunque tecnologia, non si diventa ricchi in una notte, lascia perdete chi te lo dice.

Bene spero di averti accompagnato al fatidico: pillola blu o pillola arancione?

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